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Carlotta Scozzari per Dagospia
Il peso - come peraltro in lingua italiana il nome stesso implica - va a fondo sui mercati valutari e il governo argentino diventa meno rigido sugli acquisti di dollari. Dopo che ieri la moneta nazionale ha fatto registrare il record negativo giornaliero degli ultimi 12 anni, perdendo oltre il 15% e superando la soglia psicologica degli 8 peso per un dollaro, il paese sudamericano ha deciso di allentare i controlli sui movimenti di capitale che erano stati imposti nel 2011. In particolare, la valuta argentina ieri aveva toccato un minimo giornaliero di 8,34 per un dollaro, per poi chiudere a quota 8,01.
Così, il capo di Gabinetto di Cristina Kirchner, Jorge Capitanich, ha fatto sapere che alla popolazione argentina, dalla prossima settimana, sarà concesso, per la prima volta negli ultimi tre anni, di comprare dollari in modo da accumulare risparmi. E per agevolare questo tipo di transazioni le tasse sulle stesse sono state abbassate dal 35 al 20 per cento. Capitanich ha spiegato che tale decisione "è stata presa perché il Governo ritiene che il prezzo del dollaro abbia raggiunto un livello accettabile a 8 pesos per 1 dollaro per i nostri obiettivi di politica economica".
Secondo molti osservatori, il governo della presidentessa Kirchner, appena riapparsa in pubblico dopo una lunga assenza dalle scene, starebbe solo ostentando una certa sicurezza, come per convincere il mondo di avere la situazione sotto controllo. Ma qualcuno teme che non sia così. E che l'inflazione galoppante possa innescare nuove svalutazioni, in un circolo vizioso che potrebbe rivelarsi sempre più pericoloso per Buenos Aires.
CRISTINA FERNANDEZ DE KIRCHNER DA PAPA BERGOGLIO A SAN PIETRO
Cristina Fernandez de Kirchner
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