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FINE PNRR MAI – UFFICIALMENTE IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA È FINITO IL 31 AGOSTO, TERMINE TASSATIVO FISSATO BRUXELLES PER CHIUDERE I CANTIERI. IN REALTÀ CI SONO ANCORA 24 MILIARDI DI EURO DI FONDI STANZIATI CHE, A CAUSA DEI RITARDI E DELLE LENTEZZE BUROCRATICHE, PALAZZO CHIGI È RIUSCITO A SPOSTARE SU ALTRI PROGETTI E CHE VANNO MESSI A TERRA NEI PROSSIMI DUE ANNI – UN’ULTIMA BOCCATA D’OSSIGENO PER I CONTI PUBBLICI, SEMPRE SE I MINISTERI RIUSCIRANNO A GESTIRE E TENERE SOTTO CONTROLLO I PROGETTI E LE RELATIVE SPESE (IL PASTICCIO DEL DEFICIT AL 3,1% È EMBLEMATICO...)

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Estratto dell’articolo di Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

imprese edili e fondi pnrr

Per chi abita nel Sannio ed è costretto a prendere il treno della linea malandata che l'attraversa, i fondi del Pnrr ci sono ancora. Nell'immaginario collettivo il Piano nazionale di ripresa e resilienza è finito il 31 agosto, termine tassativo fissato dalle regole europee per chiudere i cantieri.

 

La faccenda è invece più articolata di così. Consci della cronica e atavica lentezza della pubblica amministrazione nello spendere quei fondi, al dipartimento dedicato di Palazzo Chigi, sotto l'occhio vigile del commissario Raffaele Fitto, hanno nel frattempo messo da parte 24 miliardi da spendere per altri due anni. Lo aveva già fatto la Spagna - che come noi è il maggior beneficiario europeo del piano - in extremis l'abbiamo imitata.

 

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PNRR

Il documento visionato dalla Stampa elenca per capitoli che ne sarà di fondi che valgono quanto una grossa manovra di bilancio: «sostegno alle imprese e alle filiere produttive» (8,4 miliardi di euro), altri 4,8 miliardi di euro andranno a «contratti di filiera e per i parchi agricolari», 4,3 per «comunità energetiche e sviluppo del biometano», 3,4 miliardi finanzieranno investimenti nelle reti idriche, 1,9 turismo, housing universitario, imprenditoria femminile, farmacie rurali e contrasto alla povertà educativa, e ancora 1,2 miliardi andranno a «trasformazione digitale e connettività». [...]

 

giorgia meloni tommaso foti - foto lapresse

Un esempio per capire come funziona il meccanismo di differimento delle spese: i nuovi studentati universitari. Il governo aveva preso l'impegno a raddoppiare l'attuale disponibilità, circa sessantamila posti in cinque anni, un obiettivo al limite dell'impossibile. Ne ha realizzati la metà, altri trentamila arriveranno con due bandi per 1,2 miliardi, metà dei quali affidati a Casa depositi e prestiti.

 

Se c'è qualcosa che racconta bene le difficoltà delle strutture ministeriali ad avere un quadro preciso della spesa pubblica, è il Pnrr. Benché ci sia stato lo stop formale ai cantieri, non sappiamo con certezza quanto abbiamo speso e per cosa. L'ultima relazione della Corte dei Conti - risale a fine maggio - diceva che dei 194 miliardi assegnati all'Italia ne erano stati effettivamente spesi 113.

 

I NUMERI DEL PNRR

Se aprite il sito di OpenPnrr - un lodevole osservatorio indipendente sul piano - scoprirete che l'asticella è poco sopra a 118 miliardi, il 61 per cento delle risorse a disposizione. La realtà è meno sconfortante di così: il ritardo nella rilevazione è dovuta alla lentezza con cui le amministrazioni - essenzialmente Comuni - riportano sulla piattaforma dedicata Regis quanto speso. Secondo le stime più attendibili ciò accade fra i tre e i quattro mesi dalla chiusura di un cantiere.

 

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CHIAGNI E FOTI - MEME BY EMILIANO CARLI

Se non si trattasse di fondi vincolati a un gigantesco piano negoziato con gli uffici della Commissione europea, Giorgia Meloni potrebbe risolvere così la grana della mancata uscita dalla procedura di infrazione europea per un decimale. La scarsa rapidità con cui il governo sta dando pubblicità a quel che è stato del Pnrr dimostra quanto è difficile tenere a bada il mostro della spesa.

 

Rispondendo in aula alle interrogazioni, ieri il ministro Giancarlo Giorgetti lo ha detto con una certa nonchalance: «Il sistema di rilevazioni non è sempre compatibile con le esigenze di compilazione dei conti».

 

lavori finanziati con i fondi del pnrr

La premier ha puntato il dito contro la prudenza dell'Istituto di statistica nello calcolare la crescita del Pil (il risultato ex post è sempre più alto) e ciò avrebbe fatto saltare la previsione di un deficit 2025 al di sotto del tre per cento in rapporto alla ricchezza prodotta. E però Giorgetti ha ammesso anche dell'altro.

 

Fra i dati a disposizione del ministero trasmessi all'Istat sono spuntati due miliardi di spese di cui non vi era traccia: 1,3 miliardi per i cosiddetti partenariati pubblico-privato, altri settecento milioni di investimenti di Anas e Ferrovie. [...]

TOMMASO FOTI GIORGIA MELONI