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Walter Galbiati per "la Repubblica"
I furbetti del telefonino. Con una minima ricarica di qualche centesimo di euro erano in grado di tenere in vita alcune schede sim e gonfiare il numero di clienti attivi di Telecom Italia Mobile, in modo da apparire sempre i leader di mercato. Ora ne dovranno rendere conto in un processo che inizierà l'8 ottobre a Milano.
I protagonisti del colossale raggiro sarebbero nientemeno che l'ex amministratore delegato di Telecom Italia, Riccardo Ruggiero, l'ex direttore operativo di Tim, Massimo Castelli, e l'ex responsabile marketing Luca Luciani, diventato famoso per la sua gaffe su Napoleone, vittorioso a Waterloo. Tutti sono imputati per ostacolo alle autorità di vigilanza. Perché tra loro avrebbero organizzato un artificio tecnico-contabile per «incrementare fittiziamente il volume della clientela tramite una procedura consistita nel mantenere attive schede sim di immediata e prossima scadenza» (in realtà da disattivare in virtù della decorrenza dei tredici mesi dall'ultima ricarica di ciascuna di esse).
L'operazione sarebbe avvenuta «a mezzo di un accreditamento fittizio su ciascuna sim della somma di un centesimo». I tre sono sospettati di avere comunicato «questi dati dolosamente alterati all'Autorità per le comunicazioni (Agcom) al fine di modificare la customer base e conseguentemente la market share di Telecom Italia spa».
Nel dettaglio si tratterebbe di 5,3 milioni di schede. Non poco se si pensa che a fine 2011 il gruppo aveva oltre 32 milioni di linee nella telefonia mobile. Il rinvio a giudizio è stato firmato dal giudice per l'udienza preliminare, Fabrizio D'Arcangelo, su richiesta del procuratore aggiunto Alfredo Robledo.
I difensori avevano chiesto al giudice di trasferire il procedimento a Roma, dove ha sede l'Agcom e dove, a loro avviso, si sarebbe concretizzato il reato. Tuttavia D'Arcangelo ha dato ragione all'accusa, secondo la quale la prima azione delittuosa è avvenuta a Milano, perché qui è stato organizzato il raggiro utile a ostacolare la vigilanza di Agcom.
Nel procedimento era coinvolta anche la società Telecom Italia, accusata in qualità di persona giuridica di violazione del decreto legislativo 231 del 2001 sulla responsabilità degli enti per i reati commessi dai propri dipendenti. Il gruppo ha proposto di patteggiare una pena pecuniaria e il gup ha stabilito in 600 mila euro il dovuto. Ora Telecom sarà parte civile contro gli altri imputati rinviati a giudizio, per rivalersi dei danni subiti.
Secondo l'avvocato Luca Santa Maria, legale di Telecom Italia, accogliendo il patteggiamento il gup ha riconosciuto che la società «ha adottato tutti i rimedi necessari per prevenire il ripetersi degli episodi». Dopo gli altri manager, anche Luca Luciani, che nel frattempo era diventato amministratore delegato di Tim Brasil, ora ha lasciato il gruppo. E proprio ieri l'ad di Telecom Italia, Marco Patuano, ha confermato a margine di un convegno che a breve verrà nominato il sostituto di Luciani. Come a breve, ovvero entro la fine dell'anno verrà venduta TiMedia, la società del gruppo cui fa capo la televisione La7.
Riccardo Ruggiero e Luca Luciani
IL PROCURATORE AGGIUNTO DI MILANO ALFREDO ROBLEDO
Marco Patuano - Telecom Italia
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