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Ma cosa si nasconde davvero dietro gli spari e i fumi provocati dal fuoco del pistolero Dieguito Della Valle al petto dell'amministratore delegato dell'Rcs Rotolone Scott(ex)?
Lo sceriffo di via Solferino piazzato lì da El Gringo pallido Yaky Elkan senza alcuna competenza specifica nel campo dell'editoria, ma con il solo intento di sottomettere il Corrierone alle volontà dell'ex impero sabaudo e guadagnarsi così qualche altro bonus milionario a spese dell'azienda a rischio default.
Alla vigilia delle prossime scadenze societarie (10 marzo consiglio per l'approvazione del bilancio in rosso e, fine aprile se non prima, Provolone Provasoli lascerà la presidenza per paura di essere chiamato da Della Valle in una causa di risarcimento danni) l'impressione, dicevamo, è che lo "scarparo" di Casetta d'Ete non sia tanto a caccia dello scalpo di Pietro Scott Jovane da sventolare trionfante in qualche trasmissione televisiva amica.
Il sospetto è che l'azionista (malmostoso) dell'ex Rizzoli (9%) intenda impedire soprattutto che il prossimo cambio di direzione al "Corriere della Sera" non avvenga, a sua insaputa, all'ombra della Mole e senza il consenso preventivo delle minoranze. A Della Valle e a Urbano Cairo alla pattuglia minoritaria si è aggregato anche Carlo Pesenti che con l'Italcementi controlla il 3,8%.
A fine aprile, infatti, si chiude il quinto anno della seconda direzione di Flebuccio de Bortoli e l'intenzione del nipote dell'Avvocato è di sostituirlo con l'attuale responsabile de "la Stampa", Mario Calabresi.
Sarebbe quasi un'operazione di routine (o tutto in famiglia) nell'Italia delle parti correlate e delle facce di bronzo.
Sommando la sua doppia esperienza direttoriale in via Solferino, Flebuccio ha battuto ogni record di permanenza, 9 anni. Anche se può vantare un altro primato assai meno onorevole: aver portato il giornale a galleggiare sopra le 200 mila copie in edicola. E a cedere il primato a "la Repubblica" di Ezio Mauro.
Del resto già ai tempi del patriarcato di Gianni Agnelli c'era stato lo scambio di poltrone Torino-Milano con il passaggio di Paolino Mieli dal quotidiano piemontese alla stanza di Albertini.
Lo stesso Flebuccio ha confessato poi a "il Foglio" che si sente a fine carriera. E che, comunque, avrebbe meritato un parterre di Poteri marci più compatto e solido come a "la Repubblica" di Carlo De Benedetti.
Ma, ahimè, come i poveri cani neppure i ricchi direttori si possono scegliere il proprio padrone.
Dunque, anche per effetto del cambio della guardia a palazzo Chigi con l'uscita di Letta e l'arrivo di Superbone Renzi (vicino a casa viola Della Valle), l'operazione Calabresi si annuncia meno facile del previsto non soltanto per il fuoco trasversale dello "scarparo", che dà dell'incompetente (o peggio) a Rotolone Scott(ex) e ne invoca, Urbi e Orbi, la cacciata.
Cose mai viste, insomma, nel "saloon" di via Solferino dove gli unici che fanno finta di non sentire il sibilo delle pallottole sono i giornalisti-pianisti che continuano a suonare allegri i loro pezzi (o marchette) sotto la bacchetta "magica" di Flebuccio de Bortoli e del suo impresario di fiducia Rotolone Scott(ex).
Un direttore d'orchestra che nel mutare dell'aria politica romana cambia spartito senza avvertire cantanti e orchestrali. E nemmeno i lettori più affezionati.
Dall'agenda poli sinfonica dei numeri alti degli accademici Giavazzi-Alesina, si passa così allo scherzetto variabile con brio interpretato in prima pagina dall'ex consulente malese, Alan Friedman, a sua volta pilotato dalla buca del suggeritore dal solito Paolino Mieli. E anche sopra ai due grandi tenori delle regole costituzionali, Giovanni Sartori e Michele Ainis, cala all'improvviso il sipario sui loro editoriali per aprirsi una finestrella di lato alla prima pagina. E l'unico ad applaudire la nuova regia pop-debortoliana forse è il neo premier Matteo Renzi che arrivato a palazzo Chigi a bordo dell'Italicum si è già perso nei verdi boschi romani la priorità della le elettorale.
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