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Maurizio Maggi per L'Espresso
Ora c'è pure lo spettro del falso in bilancio nella lunga battaglia sugli affari dell'Automobile Club di Brescia (AcB). Già commissariato in passato, con tanto di arresti clamorosi (finì ai domiciliari anche Giuseppe Lucchini, il figlio del re del tondino, Luigi), l'ente scatena appetiti soprattutto perché gestisce la corsa storica Mille Miglia.
Nell'ultimo tassello della battaglia giudiziaria che contrappone gli esponenti della lista che ha perso nel 2009 le elezioni per governare l'AcB e l'attuale leadership incarnata da Aldo Bonomi, vicepresidente della Confindustria, la Mille Miglia ha un ruolo importante. Prima e dopo le votazioni, le prime a vedere due liste contrapposte, il capo degli sconfitti, il commercialista Giulio Ramponi, ha denunciato alla magistratura i presunti brogli elettorali (tessere regalate, firme false per la presentazione della lista) della lista "Rinnovo nella tradizione" di Bonomi.
In attesa che la magistratura si pronunci, lo scorso 2 febbraio al tribunale di Brescia è arrivato l'esposto-denuncia di un socio, S.B., che ritiene falso il bilancio dell'AcB, approvato il 28 aprile 2011: questo perché non poteva contenere i saldi corretti dei conti della controllata AC Brescia Service Srl, che è stato approvato contemporaneamente a quello dell'ente controllante il 28 aprile, negli stessi minuti, alla presenza del medesimo segretario Angelo Centola e dei consiglieri Bonomi, Gnutti e Gaburri.
Tutti e tre evidentemente muniti del dono dell'ubiquità . Nell'esposto c'è spazio per la discussa vicenda della cessione dello sfruttamento del marchio Mille Miglia alla Chopard, per il settore orologi. Secondo Ramponi, l'accordo (i cui termini non sono mai stati resi ufficialmente noti) ha creato un grosso danno economico all'AcB e favorito l'azienda elvetica.
Negli ultimi cinque anni, da quando è gestita dal consorzio di imprese ligure e romane guidato da Alessandro Casali, la Mille Miglia è diventata un evento sempre più internazionale, con un giro d'affari di 6-7 milioni di euro, e manifestazioni in giro per il mondo, dalla California agli Emirati arabi. Il contratto con l'attuale gestore, che sgancia all'ente 1,2 milioni di euro, scade con l'edizione 2012. L'AcB è intenzionato a far tornare la gestione in casa, in nome della brescianità . Ma se lo farà senza affidarsi a pubbliche gare, la guerra in tribunale s'arricchirà di un altro pesante capitolo.
Eleonora Daniele e Aldo Bonomi aci brescia
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Alessandro Casali
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