LA NUOVA LEGGE ELETTORALE PROPOSTA DA MELONI HA UN COMPLICE SEGRETO: ELLY SCHLEIN - OLTRE…
Francesco Spini per "la Stampa"
Il pressing della Banca d'Italia costringe la Popolare di Milano a forzare i tempi di riforma della governance: un progetto in cui si separi «la gestione manageriale dal controllo azionario» dovrà essere approvato entro la fine di settembre per approdare, a ruota, al vaglio dell'assemblea. Il cda della Bpm riconfigura le priorità , tanto da far passare in secondo piano anche l'aumento di capitale.
Questo anche su indicazione di Banca d'Italia che, prima di veder partire la ricapitalizzazione, vuole più chiarezza sugli assetti futuri della banca. L'aumento, così, sarà realizzato «entro la fine del 2011», ma «contestualmente all'attuazione della nuova governance». Nel contempo il presidente Massimo Ponzellini punta a far uscire allo scoperto Matteo Arpe: pur senza nominare l'ex ad di Capitalia pronto a investire 200 milioni in occasione del prossimo aumento, si definiscono «prive di fondamento» le notizie su un suo arrivo nell'azionariato.
La nuova strategia della Bpm viene articolata in un comunicato che Ponzellini presenta al cda come un aut-aut. Raccontano infatti che nel corso della riunione di ieri, a un certo punto, si sia alzato in piedi, battendo i pugni sul tavolo: «O da qui esce un nostro impegno sulla riforma - avrebbe detto, secondo quanto viene riportato da più parti - o si va tutti a casa, io per primo», arrivando a minacciare le dimissioni. Perché, avrebbe aggiunto il presidente, «alla Banca d'Italia sono stanchi di leggere di questa banca sui giornali senza che succeda nulla. O ci muoviamo o prenderanno provvedimenti», lasciando intendere come lo spettro del commissariamento non sia poi così remoto.
Nel comunicato, nei fatti concordato con Palazzo Koch, si assicura il «mantenimento della natura cooperativa dell'istituto» e si prospetta «l'attuazione di una governance che separi chiaramente la gestione manageriale dal controllo azionario». A dimostrazione di quanto le idee siano ancora generiche, se nella bozza letta in consiglio era espressamente indicata la preferenza per il sistema dualistico, quest'ultimo scompare nella stesura definitiva a seguito della contrarietà della minoranza e le perplessità di un consigliere di area FisacCgil. Si va però verso questa soluzione, sostenuta dallo stesso Ponzellini.
Nei prossimi giorni consulenti tecnici elaboreranno le proposte per il duale, senza però escludere altre soluzioni. Il vicepresidente Mario Artali ipotizza ad esempio una doppia assemblea, una con voto capitario e una per i soci di capitale: «Entrambe potrebbero eleggere un certo numero di amministratori», dice. Sempre entro fine settembre (il cda si riunirà il 27) si procederà anche alla fusione tra le controllate CrAlessadria e Legnano.
In banca, intanto, si vuole smorzare la girandola delle voci attorno a un aumento che si annuncia complicato e i cui termini dovrebbero essere decisi a fine mese. L'arrivo di «nuovi manager/azionisti», come Arpe, o «possibili cordate di investitori istituzionali» sono notizie «prive di fondamento» che oggi, da chi governa la banca, suonano come uno scomodo fiato sul collo di chi deve lottare contro il tempo.
MASSIMO PONZELLINI
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