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TRUMP CHE ABBAIA NON MORDE (SPERIAMO) – SECONDO L’ANALISI DI JP MORGAN, “LE NOTIZIE SUI DAZI SEMBRANO PIÙ UN ABBAIO CHE UN MORSO E I MERCATI SONO DIVENTATI INSENSIBILI ALLA RAFFICA DI ANNUNCI” – LA BANCA D’AFFARI AMERICANA STIMA CHE, ALLA FINE DELLA TRATTATIVA TRA USA E UE, “LE ALIQUOTE TARIFFARIE EFFETTIVE SCENDERANNO TRA IL 10% E IL 15%” – CONFINDUSTRIA AVVERTE: “IN CASO DI DAZI AL 30%, STIMIAMO FINO A 38 MILIARDI DI EURO IN MENO DI EXPORT ITALIANO VERSO GLI STATI UNITI, SU 65 MILIARDI DI ESPORTAZIONI ATTUALI...”
DAZI, JP MORGAN: MINACCE NON DURERANNO, ALIQUOTE SCENDERANNO TRA 10% E 15%
(GEA) - "Le notizie sui dazi sembrano più un abbaio che un morso e i mercati sono diventati insensibili alla raffica di annunci. Sebbene gli aggiornamenti suggeriscano un'aliquota effettiva tra il 15% e il 20%, continuiamo a credere che alcune minacce non dureranno. Il nostro scenario di base rimane che le aliquote tariffarie effettive scenderanno tra il 10% e il 15%.
Prevediamo un modesto freno alla crescita, ma gli investitori ritengono che l'amministrazione sia determinata a raggiungere accordi.
Dopotutto, questa potrebbe essere la fase finale dei negoziati". Lo segnala Jp Morgan in una delle sue analisi più recenti, sebbene il Ceo Jamie Dimon, nel presentare i dati trimestrali (-17%) avesse confermato che "permangono rischi significativi".
CONFINDUSTRIA: 'CON DAZI AL 30% ITALIA PERDE 38 MILIARDI EXPORT'
donald trump e giorgia meloni vertice bilaterale improvvisato al g7 di kananaskis 3
(ANSA) - "L'impatto dei dazi americani potrebbe essere importante: se l'aliquota salisse al 30%, stimiamo fino a 38 miliardi di euro in meno di export verso gli Stati Uniti, su 65 miliardi di esportazioni attuali". Lo ha affermato Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria, presentando i primi dati sull'impatto potenziale delle tariffe Usa a margine della presentazione dell'indagine sugli investimenti delle imprese dell'Emilia-Romagna stilata da Confindustria.
"La svalutazione del dollaro del 13% da inizio anno rende il gap ancora più ampio - spiega - In pratica, con i dazi al 10% per molte imprese italiane vendere in America risulterebbe il 23% più costoso rispetto al 2023, che corrisponde a circa 20 miliardi di perdita verso gli Stati Uniti di export complessivo".
EMANUELE ORSINI – ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA – FOTO LAPRESSE
Se poi i dazi dovessero aumentare "l'impatto sarebbe anche maggiore", avverte. Secondo Fontana, le regioni più colpite sarebbero quelle con il più alto valore aggiunto manifatturiero: Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. "Il 99% dell'export colpito sarebbe rappresentato da beni manifatturieri. L'industria meccanica in particolare è esposta".
"Molti imprenditori - aggiunge - avevano programmato ampliamenti produttivi per soddisfare la domanda Usa. Ora stanno congelando gli investimenti. A rischio c'è anche l'indotto occupazionale".
Questa situazione "fa aumentare molto l'incertezza - conclude - : abbiamo tutti gli indicatori di incertezza che sono superiori a quelli del periodo del lockdown" e anche per le famiglie "sta aumentando la propensione al risparmio", conclude Fontana.
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