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TRUMP CON L’IRAN STA FACENDO LA FIGURA DEL FESSO/2 – VOLEVA ISOLARE LA CINA E NEUTRALIZZARE IL VANTAGGIO STRATEGICO DI PECHINO SULLE RISORSE, HA FATTO IL CONTRARIO: LO CHOC ENERGETICO SEGUITO AL BLOCCO DI HORMUZ, UNITO ALLE POLITICHE SUICIDE DELL’EUROPA SUL GREEN, HA FATTO ESPLODERE LA DOMANDA INTERNAZIONALE DI TECNOLOGIO VERDI. E QUINDI FA RICCO XI JINPING, A CUI ABBIAMO REGALATO IL MONOPOLIO DELL’INDUSTRIA FOTOVOLTAICA (PRODUCE L’86% DEI PANNELLI FINITI…), IL CUI EXPORT È RADDOPPIATO IN UN MESE DI GUERRA...

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Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

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Uno degli obiettivi della guerra all’Iran attribuiti a Donald Trump era un aggiramento della Cina sul piano delle risorse. In gennaio il presidente degli Stati Uniti, con la cattura di Nicolás Maduro, aveva preso il controllo del petrolio venezuelano interrompendo le forniture alla superpotenza rivale. Il cambio di regime a Teheran doveva moltiplicare quell’effetto, in teoria. Invece inizia a profilarsi un’inversione delle parti: lo choc energetico seguito al blocco di Hormuz sta facendo esplodere la domanda internazionale — Italia inclusa — di tecnologie verdi prodotte in Cina.

 

La lotta al cambio climatico non è tornata in cima alla lista degli obiettivi di gran parte dei governi del pianeta. Ai primissimi posti è salita invece la corsa all’autonomia strategica, con la riduzione delle dipendenze da petrolio e gas importati.

fotovoltaico in cina 8

 

Così i dati sull’export di pannelli solari cinesi nel resto del mondo in marzo, primo mese della guerra fra Stati Uniti e Iran, segnano un raddoppio nelle vendite di moduli finiti: da una capacità di 16 gigawatt a una di 31 (secondo il centro studi Ember, che si basa sui dati doganali cinesi).

 

Se poi si guarda anche alle componenti dei pannelli, come celle e wafer, la Cina in marzo ha venduto al resto del mondo l’equivalente della potenza installata del fotovoltaico della Spagna: 68 gigawatt, un livello del 50% superiore a qualunque precedente storico.

La Repubblica popolare non è leader nell’industria fotovoltaica: ne è la padrona praticamente incontrastata.

 

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Secondo il Center for Strategic and International Studies, controlla ben oltre i nove decimi della produzione di wafer di silicio e di celle fotovoltaiche del pianeta, mentre la sua quota nei pannelli finiti è a circa l’86%. Per qualunque Paese rafforzare la produzione di energia da fonti rinnovabili significa comprare, in buona parte, dalla Cina.

 

Lo fa, molto più di prima, anche l’Italia. Fra febbraio e marzo l’acquisto di pannelli dalla Cina è più che raddoppiato — ai massimi storici — da una capacità di 0,28 gigawatt a 61 gigawatt. Le imprese hanno accelerato moltissimo anche l’import di wafer di silicio, da una capacità praticamente a zero in febbraio a 0,21 gigawatt a marzo: l’obiettivo è assemblare i moduli in Italia da parti «made in China».

 

pannelli solari cina

L’Italia, peraltro, aveva chiuso il 2025 con un discutibile primato europeo: il Paese europeo dove proprio la quota del gas nella produzione di elettricità è più alta, malgrado il suo costo più elevato e il rischio di choc geopolitici.

 

Lo stesso impatto di Hormuz si nota sulle auto. Nell’Unione europea a marzo la quota di vendite di nuovi modelli elettrici — altro settore in cui dominano i produttori cinesi — sfiora per la prima volta il sorpasso sulle auto a benzina. In Germania (24% delle nuove registrazioni) e in Francia (28%) quel sorpasso è già realtà; a livello europeo, sempre in marzo, l’aumento delle vendite di modelli elettrici è di circa il 50% superiore a un anno prima. L’Italia segna l’impennata più forte, ma da livelli molto sotto alle medie e su spinta di incentivi pubblici ad hoc.

 

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Negli anni ’70, i due choc petroliferi accelerarono una transizione industriale a favore di produttori come l’Italia: i consumatori si spostarono dalle grandi berline a utilitarie a basso consumo come quelle della Fiat. Oggi lo choc legato a Hormuz premia quasi solo la Cina. […]

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