
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
URSULA PASSA ALLE MANIERE FORTI PER RIBATTERE A TRUMP – COME RISPOSTA AI DAZI, VON DER LEYEN METTE NEL MIRINO LE BIG TECH, LE BANCHE E I SERVIZI FINANZIARI AMERICANI. UN MODO PER FARE MALE AL TYCOON, DOPO LA RISPOSTA “FETECCHIA” DEL MESE SCORSO, QUANDO LA COMMISSIONE UE AVEVA ANNUNCIATO TARIFFE EXTRA SULLE HARLEY-DAVIDSON E IL WHISKEY – GLI EUROPEI DIVISI TRA "INTRANSIGENTI" (FRANCIA E GERMANIA) E "NEGOZIATORI" (ITALIA, POLONIA, BALTICI). MA SE STASERA TRUMP ANNUNCIASSE DAZI “PESANTI”, LE DIVERGENZE SVANIREBBERO. E LA TRUMPIANA MELONI SI TROVEREBBE CON IL CERINO IN MANO…
Estratto dell’articolo di Claudio Tito per “la Repubblica”
ursula von der leyen - 100 giorni della nuova commissione ue
Nel mirino le “Big tech”, le banche e i servizi finanziari. Perché se quella commerciale sarà davvero una “guerra”, allora tutto vale. L’Ue si prepara ai nuovi dazi di Donald Trump e sul tavolo schiera tutte le armi a disposizione. «Non vogliamo necessariamente vendicarci ma ci faremo valere», ha avvertito ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, parlando a Strasburgo nell’aula del Parlamento europeo senza nascondere che la «rappresaglia» non è più esclusa.
[...] sebbene l’esecutivo europeo abbia già sondato tutti i 27 prospettando una risposta «durissima», non tutte le decisioni sono state già assunte. Le posizioni tra i partner non sono affatto unanimi. Con almeno due fronti: gli intransigenti (Francia, Germania e la stessa Commissione) e i negoziatori (Italia, Polonia, Baltici).
DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI A MAR-A-LAGO
Ma si tratta di una divergenza destinata a colmarsi, se le scelte di oggi della Casa Bianca si rivelassero «esagerate ». A quel punto nel pacchetto entrerebbero appunto i colossi tecnologici come Google, Amazon, X, le banche, i servizi e la possibilità delle aziende americane di operare in Europa. Anche se per ora viene accantonata l’idea di ricorrere al cosiddetto “Strumento anti-coercizione”, quell’insieme di misure volte a difendere le imprese dell’Ue che sarebbe la molla per una escalation del conflitto.
Al momento, dunque, ci sono tre liste di “contro-dazi”, le prime due immediatamente operative. La prima è quella già approvata nel 2018. Non ha bisogno di ulteriori via libera e può essere semmai “ridotta”. Ad esempio per la parte “alcolica”, su cui in effetti insistono Italia e Francia per difendere il vino.
DONALD TRUMP URSULA VON DER LEYEN
Poi c’è già una seconda, sulla quale il Consiglio ha dato il benestare: è quella su alluminio, acciaio e derivati, e auto. I due elenchi di beni possono entrare in vigore immediatamente, e comunque entro il 13 aprile. Su questo, appunto, è già stato espresso il consenso. Il valore di queste tariffe è calcolato intorno ai 26 miliardi di euro.
E poi c’è una terza lista tenuta segretissima, che avrà bisogno di una consultazione formale e che diventerebbe efficace a fine mese. Va, però, tenuto presente che la procedura in questo caso è “invertita” e consegna alla Commissione il coltello dalla parte del manico: per bloccare la proposta dell’esecutivo europeo serve la maggioranza qualificata dei 27, senza la quale passa comunque la scelta di Palazzo Berlaymont.
URSULA VON DER LEYEN - KIT TESENCULA - MEME
In questa lista, che rappresenta davvero un’arma fine mondo, ci sono anche i dazi su Big tech (Apple, X, Microsoft, Netflix, eccetera), servizi finanziari, banche e licenze societarie per operare nell’Unione. Nel settore dei servizi, del resto, la bilancia commerciale è ampiamente favorevole agli States.
Il commissario al Commercio, Maroš Šefcovic, d’intesa con von der Leyen, si è fatto dunque già votare le prime due liste per essere pronti a rispondere. Anche oggi. Ma prima di rendere effettiva la reazione, la Commissione intende aspettare e capire cosa Trump farà davvero. Se esagererà – è il concetto illustrato da von der Leyen – allora partono subito tutte le liste. [...]
Ma c’è un “ma”. In realtà i governi sono divisi. Alcuni, come Italia Polonia e Baltici, temono l’escalation. Vogliono rispondere senza provocare una controreazione. Roma protegge la sua relazione con il presidente statunitense, gli altri temono che ci possano essere ripercussioni sulla Nato e quindi sulla difesa del confine orientale. L’ipotesi allora è quella di far scattare le tariffe delle prime due liste, approvare la terza ma senza renderla subito operativa.
i dazi e la guerra commerciale di trump - i dati
E poi trattare. Il refrain è: «Non facciamoci male due volte, evitiamo l’escalation». Ovviamente per l’alimentare (il vino) anche la Francia frena, però solo su questo, e chiede di togliere il whisky dalla prima lista.
Per il resto Parigi spinge per una reazione durissima. In più c’è una preoccupazione che tra gli uffici della Commissione si sta facendo largo: se alla risposta europea gli Usa rilanciano, la Casa Bianca potrebbe trasformare il dollaro in un’arma. Quale? Molte transazioni – ad esempio per gas e petrolio – si pagano con la divisa Usa. Per effettuare questi pagamenti le banche europee aprono un conto presso la Fed.
Se Trump bloccasse o chiudesse quei conti, cosa accadrebbe? E se venissero sospese le transazioni attraverso le carte di credito (Visa, Mastercard, eccetera)? La guerra si trasformerebbe in una catastrofe senza fine.
I DAZI DI DONALD TRUMP - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA
Alcuni governi poi stanno rimproverando la Commissione di non calcolare bene le conseguenze sulle quotazioni di euro e dollaro. Non ci sono cioè simulazioni su quanto possano crescere o scendere i valori e su quanto questo possa incidere sul commercio “non Usa”. Alcuni Paesi, per esempio, sospettano che Trump stia lavorando per abbassare la quotazione del dollaro e favorire le esportazioni degli States. [...]
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