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Giuseppe Bottero per “la Stampa”
MARCO TRONCHETTI PROVERA E MASSIMO MORATTI SERATA CALENDARIO PIRELLI
Pit-stop in Borsa per Pirelli. Dopo la corsa che ha spinto il titolo a quota 15,76 euro ieri è arrivata la frenata: - 0,26% a 15,46 euro, comunque sopra il prezzo dell’Opa lanciata dalla cinese ChemChina. Segno, ragionano gli operatori, che la strada per una contro-offerta è sempre più stretta, se non impercorribile. Piuttosto, si guarda con attenzione al dividendo che sarà proposto dal Cda Pirelli convocato per il prossimo 31 marzo. Il mercato si attende una cedola superiore agli 0,32 euro dello scorso anno e ipotizza un dividendo extra in seguito alla vendita del business Steel Cord e per la creazione futura di valore insita nell’accordo con il colosso di Pechino.
MARCO E AFEF TRONCHETTI PROVERA SERATA CALENDARIO PIRELLI
Ma l’affondo cinese su Pirelli ha fatto tornare sotto i riflettori anche il bond Camfin «della discordia». Il titolo da 150 milioni lanciato nel 2012 da cui è nato lo scontro con la famiglia Malacalza (che ha appena messo in liquidazione la newco MI1 srl, creata al culmine della battaglia con Tronchetti Provera) potrebbe lasciare una costosa eredità alla holding azionista della Bicocca.
Corsa delle obbligazioni
L’Opa cinese, infatti, ha riacceso l’appetito sull’obbligazione nella prospettiva di avere in mano azioni Pirelli o un generoso corrispettivo cash che - secondo quanto ricostruito da Radiocor - per Camfin può significare un esborso da 200 milioni di euro. Il bond prevede infatti la possibilità di conversione in circa 13 milioni di azioni ordinarie Pirelli, pari al 3% circa del capitale della Bicocca. Chi avesse investito 100mila euro nel bond avrebbe diritto a portare a casa 8799 azioni Pirelli: pertanto il prezzo delle Pirelli a cui è conveniente chiedere la conversione è sopra gli 11,3645 euro. Una soglia superata di slancio.
Bazoli: nessun timore
Ieri sul tema Pirelli è tornato a farsi sentire anche Giuseppe Vegas, presidente della Consob che, nei giorni dei rumors, ha acceso un faro sull’operazione. Dopo l’Opa che porterà al delisting della società, la nuova quotazione attraverso una società più grande potrebbe avvenire a Piazza Affari, ha spiegato. «Dovrebbe essere sempre in Italia, poi vedremo». In ogni caso, ha aggiunto, «è difficile lamentarsi se l’Italia in questo momento è vista come una buona opportunità per gli investimenti esteri». Più o meno la stessa linea di Giovanni Bazoli. «Non si devono fare considerazioni di eccessiva preoccupazione per il fatto che dei capitali esteri vengano per investire nelle aziende italiane», ha detto il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo.
L’affondo di Camusso
GIOVANNI BAZOLI SI RIPOSA FOTO LAPRESSE
Dubbi, invece, dall’ex segretario del Pd Pierluigi Bersani: «Sento grande euforia, ma non so: gli arabi hanno preso il trasporto aereo, i giapponesi l’industria ferroviaria, gli indiani e gli algerini stanno prendendo la siderurgia, i cinesi prendono un’azienda del 1872 e sento dire “meglio esser cinesi che morti”. Sono d’accordissimo, ma questo lo potrebbero dire Catalano o Lapalisse ma la varietà biologica? A me vanno bene gli stranieri ma noi vogliamo rinunciare a dire qualcosa in italiano nel grande settore industriale dove siamo stati protagonisti per tanti anni?».
Ancora più dura Susanna Camusso: «Ci sono state situazioni, come Alitalia-Etihad, su cui eravamo d’accordo. Misuriamo le singole situazioni, non abbiamo una ventata di nazionalismo- ha detto la leader Cgil - Ma c’è grande preoccupazione: non ci sono più imprenditori italiani».
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