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    COSA SUCCEDE SE AUMENTA L’IVA? - SI RISCHIA UNA STANGATA DA 382 EURO A PERSONA - PER I COMMERCIANTI UN INCREMENTO DELLE TASSE AVREBBE EFFETTI NEGATIVI ANCHE SULL'OCCUPAZIONE: RIDUCENDOSI IL MARGINE DI GUADAGNO, LE IMPRESE POTREBBERO DECIDERE DI PRODURRE UN PO' MENO, E QUINDI DI UTILIZZARE MENO LAVORATORI, A FRONTE ANCHE DI UNA DOMANDA CHE COMUNQUE SARÀ IN CALO…


     
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    Rosaria Amato per “la Repubblica”

     

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    Potrebbe andare peggio che nel 2013. Non solo contrazione dei consumi, ma anche dei redditi, e dell'occupazione. Se scatteranno le clausole di salvaguardia, e aumenteranno le aliquote Iva, le conseguenze potrebbero essere di un ulteriore ripiegamento dell'intero sistema, spiega il responsabile del Centro Studi di Confcommercio Mariano Bella: «Gli ultimi due aumenti Iva sono stati nel 2011 e nel 2013, e quei tre anni sono stati tra i peggiori della nostra storia economica in termini di consumi.

     

    Ma nella situazione attuale di domanda debole i produttori potrebbero decidere di evitare una traslazione completa sui prezzi, e in quel caso l'imposta graverà in parte anche sui redditi dei produttori, diventando ancora più nociva per l'economia perché avrà un impatto su tutta la filiera produttiva, dall' agricoltura all' industria».

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    Potrebbe anche risentirne l'occupazione: riducendosi il margine di guadagno, le imprese potrebbero decidere di produrre un po' meno, e quindi di utilizzare meno lavoratori, a fronte anche di una domanda che comunque sarà in calo. L'Istat ha stimato una contrazione dei consumi nell'ordine dello 0,2% annuo, ma a molti è sembrata un'ipotesi ottimistica: Confcommercio ritiene che si arriverà allo 0,7- 0,8%, calcolando 382 euro di maggiori tasse a testa e 889 euro in più a famiglia.

     

    Confesercenti parla di una perdita di consumi nell' ordine dei dieci miliardi nel giro di due anni, le associazioni dei consumatori si spingono anche oltre, a cominciare dal Codacons che stima in 1.200 euro annui la stangata per ogni famiglia, a parità di consumi.

    A pagare saranno soprattutto le persone in difficoltà economica, a meno che non si attuino misure di salvaguardia sociale ( vedi l' articolo qui sopra).

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    La Cgia di Mestre ricorda ad esempio che l' operazione si tradurrà in una partita di giro tutta a svantaggio dei più poveri, che rientrando nella no tax aerea non beneficeranno di alcuna riduzione dell' Irpef, ma saranno costretti a farsi carico dell' aumento dei prezzi che grava in buona parte sui beni di largo consumo. L'aumento dell' aliquota Iva dal 10 al 13% interessa carni, pesce, energia elettrica per uso domestico, gas metano per uso domestico, quello dal 22 al 25,2% abbigliamento, calzature, detersivi, elettrodomestici.

     

    Le conseguenze si potrebbero tradurre in un ulteriore calo del prodotto interno lordo, concorda Confesercenti: « È dal 2010 che ci portiamo dietro queste clausole di salvaguardia - ricorda il segretario generale Mauro Bussoni - e in quegli anni, tra il 2011 e il 2013 e poi anche dopo, il gettito aggiuntivo è stata una delusione, tant' è vero che poi a lungo si è evitato di riproporre un ulteriore aumento, per evitare l' impatto negativo sui consumi interni che valgono il 60% del Pil».

     

    L'eventuale aumento, valuta la Cgia, si tradurrà per l' Italia in un primato non certo invidiabile: «Dal 2020 i consumatori italiani saranno sottoposti all' aliquota Iva ordinaria più elevata tra tutti i Paesi dell' area dell' euro, - dice il segretario, Renato Mason - con un serio rischio che l' economia sommersa assuma dimensioni ancor più preoccupanti ».

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