carcere di rebibbia

“A REBIBBIA È UN GRAND HOTEL” – NEL CARCERE ROMANO, IL BOSS GIULIANO CAPPOLI, INTERCETTATO NELLA SUA CELLA, SI VANTAVA DI RIUSCIRE A GESTIRE IL SUO TRAFFICO DI DROGA E DI DECIDERE LE SORTI DEGLI ALTRI DETENUTI – DA UN’INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA, CHE HA PORTATO A 21 ARRESTI, È EMERSO CHE NEL PENITENZIARIO ENTRAVANO CELLULARI CRIPTATI, UTILIZZATI PER ORDINARE SPEDIZIONI DI STUPEFACENTI E DISPORRE RAPIMENTI – IL PENTITO FABRIZIO CAPOGNA: “SUL TELEFONO DI CAPPOLI, VIDI LA FOTO DI UN SIGNORE ANZIANO SEQUESTRATO CHE ERA IL PADRE DELLA PERSONA CHE AVEVA CON LUI UN DEBITO DI DROGA…”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Estratto dell’articolo di Marco Carta, Andrea Ossino per “la Repubblica – cronaca di Roma”

 

rebibbia carcere

«Qui è un grand hotel». È una frase pronunciata l’8 novembre, al telefono, a rivelare ciò che accade nel carcere di Rebibbia, dove Giuliano Cappoli riusciva a gestire il suo giro d’affari anche quando era detenuto e a decidere le sorti dei detenuti anche quando era libero.

 

Uno spaccato che emerge dall’inchiesta con cui la procura ha interrotto una faida tra famiglie criminali, arrestando 21 persone. A quanto pare, nel più grande penitenziario di Roma circolano più cellulari che in un negozio di telefonia. [...]

 

E in quei periodi, da una cella, Cappoli parlava del sequestro di una persona o dei tentativi di importare 170 mila euro di “fumo” dalla Spagna. Ed era al corrente dell’aggressione avvenuta a Barcellona contro un ragazzo albanese.

 

FABRIZIO CAPOGNA

«Nel periodo in cui eravamo detenuti lui comunicava con Manuel Grillà – dice il pentito Fabrizio Capogna – vidi la foto sul telefono, di un signore anziano sequestrato che, se non sbaglio, era il padre della persona che aveva con loro il debito di droga. Vidi anche la foto di un uomo a terra che era stato accoltellato in Spagna». Tutte immagini poi trovate nei cellulari criptati dai carabinieri del Nucleo investigativo.

 

Quando era detenuto parlava con l’esterno e, quando era libero, discuteva con i detenuti, sempre «facendo ricorso a telefonini criptati che evidentemente non hanno alcuna difficoltà a fare ingresso nelle case circondariali», si legge.

 

valerio del grosso

È a lui, ad esempio, che si rivolge Valerio Del Grosso – il killer di Luca Sacchi, il personal trainer ucciso per difendere la fidanzata invischiata in un affare di droga – quando ha un problema in carcere: «Ieri me chiama dal carcere di Rebibbia…Del Grosso...Valerio no siccome che ce sta uno là sopra, n’albanese…», dice Cappoli al telefono spiegando la soluzione: «Me faccio aprì dall’assistente vado su e lo pio... ce metto n’attimo proprio».

 

Un’altra conversazione è con Alessandro Capriotti, “Er Miliardero”, indagato nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti dell’omicidio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli. Cappoli chiede all’uomo «di interessarsi, per far spostare all’interno della sezione dove si trova un suo amico». «Capriotti – scrivono gli investigatori – rassicura Cappoli sul fatto che interverrà sul personale della polizia penitenziaria per assicurare al detenuto l’allocazione desiderata». [...]

CARCERE DI REBIBBIA

 

valerio del grosso CARCERE DI REBIBBIA