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BARBERA E’ CHAMPAGNE! – IL DIRETTORE DELLA MOSTRA DI VENEZIA, ALBERTO BARBERA, DA’ I NUMERI NELL’INTERVISTA AL “CORRIERE”: “GUARDO QUATTROMILA FILM ALL’ANNO” – E NICOLA BORZI FA DUE CALCOLI: “GUARDA 4MILA FILM L'ANNO, CIOÈ 11 AL GIORNO: CALCOLANDO UNA DURATA MEDIA DI 90 MINUTI SONO MILLE MINUTI AL GIORNO, CIOÈ COME MINIMO 16 ORE. CIOÈ CAMPA DAVANTI AL PROIETTORE O ALLO SCHERMO. E PE' LAVASSE, MAGNA', FA DU' PASSI E 'NA SCOPATA, CHE FA, GIRA COI VISORI? E ‘STI GENI DEL CORRIERE PENSANO CHE SIAMO TUTTI COJONI E CHE CE LA BEVIAMO” – LE PASSIONCELLE DI BARBERA: “LA COPPIA APERTA? NON L’HO MAI VISSUTA, MA L’HO SEMPRE TEORIZZATA. CERCAVO DI CONVINCERE LA MIA PRIMA MOGLIE CHE FOSSE LA SOLUZIONE MIGLIORE PER I RAPPORTI DI COPPIA. COME LA PRESE? MI BUTTÒ FUORI DI CASA…”
Dalla bacheca Facebook di Nicola Borzi
Dal Cercopiteco al Cinepiteco. Alberto Barbera guarda 4mila film l'anno, cioè 11 al giorno: calcolando una durata media di 90 minuti sono mille minuti al giorno, cioè come minimo 16 ore. Cioè campa davanti al proiettore o allo schermo. E pe' lavasse, magna', fa du' passi e 'na scopata, che fa, gira coi visori? E il tempo che ha usato per raccontare ste bojate quando lo recupera?
Che fa, li guarda a minuti alterni? Li mette a fast forward come 'e comiche de' Ridolini? Se fa fa' i riassunti dalla AI? E la moje / compagna / partner de trent'anni nun je dice mai niente? Seee lallero! E ‘sti geni del Corriere pensano che siamo tutti cojoni e che ce la beviamo.
ALBERTO BARBERA: «PER ANNI HO DETESTATO VENEZIA, MI HA SALVATO L’AMORE PER GIULIA GUARDO QUATTROMILA FILM ALL’ANNO (MA ZALONE ANCORA MI MANCA)»
Estratto dell’articolo di Giovanni Viafora per il “Corriere della Sera”
ALBERTO BARBERA E GIULIA ROSMARINI
[…] Alberto Barbera […] Dal 2012 direttore della Mostra di Venezia (appena riconfermato per altri due anni); tre matrimoni; quattro figli, due dei quali arrivati quando la maggior parte degli uomini pensa ai nipoti. Impossibile distinguere dove finisca il cinema e dove cominci la sua vita. «Forse perché i film all’inizio non li vedevo, ma li immaginavo soltanto», ci dice sorridente, mentre si siede al tavolo della sala Albertini.
In che senso?
«Ero giovanissimo, in parrocchia arrivavano le riviste cattoliche. Un giorno a Biella, in libreria, pescai Cinema e film. Rimasi folgorato. Parlava di titoli che nella sala del patronato non arrivavano. Passavo i giorni a figurarmeli nella testa. In compenso oggi ne guardo quattromila all’anno».
Detta così, il sogno di un cinefilo.
«Beh, sogno... È condizionante. Quando inizia la maratona non riesco a fare nient’altro».
ALBERTO BARBERA CON SUO PADRE UGO
Quando comincia?
«A gennaio. Torno dagli Usa e parto con la selezione. È che tanti sono improponibili.
Mi stupisco sempre che chi li ha fatti e li propone non se ne renda conto».
Come si regola?
«Venti minuti: se il film non regge, stacco. Non puoi perdere la vita dietro alle cose brutte. Il peggio è quando arrivi alla fine e dici: che diavolo ho fatto, ho perso due ore!».
Con chi è successo?
«(ride) Con tanti».
Qualche volta si sarà fermato troppo presto...
«Sirat di Oliver Laxe. Guardo: non mi sembra niente di che. Lo lascio. Poi il film va a Cannes, vince il premio della Giuria e inizia a passare di festival in festival, con tutti che gridano alla rivelazione. A quel punto lo rivedo: esplodeva dopo la prima mezzora».
Il suo film preferito?
«Jules e Jim. Storia di una coppia aperta. Non l’ho mai vissuta, ma l’ho sempre teorizzata. Cercavo di convincere la mia prima moglie che fosse la soluzione migliore per i rapporti di coppia».
E come la prese?
«Mi buttò fuori di casa».
Chi era?
ALBERTO BARBERA - ANNA GALIENA - PAOLO BARATTA
«Tina, compagna di liceo. Una persona fantastica. Mi adorava. Era il ’69, un clima incredibile: stavamo organizzando il primo sciopero delle scuole biellesi. La vidi a una riunione politica, seduta dall’altra parte del tavolo. Mi sembrò di conoscerla da sempre. A 28 anni ci sposammo. Era l’età in cui si erano sposati anche i miei. Pensai: che tempismo».
Invece.
«Sette anni dopo mi innamorai di un’altra. Ida, figlia di un dirigente Olivetti a Parigi.
Per un po’ le storie corsero in parallelo, poi Tina scoprì tutto e mi lasciò. Con Ida ci sposammo nel ’91. Ma finì allo stesso modo».
Anche lei la cacciò?
«Sì. Era l’epoca del Torino Film Festival. Con Marco Müller giravo il mondo in cerca di nuovi autori: Cina, Giappone, Kazakistan. I rapporti divennero tesi. Io non volevo andarmene. Mi dispiaceva soprattutto per i nostri figli, Camilla e Luca».
ALBERTO BARBERA - Ferzan Ozpetek - TIZIANA ROCCA
E loro?
«Luca è stato quello che ne ha sofferto di più. Oggi ha 27 anni ed è solidissimo, lavora in consulenza ad Amsterdam. Ma per anni non è uscito di casa. So bene che l’origine di quel disagio sono stato io».
[…] «Oggi il dibattito sul cinema è scomparso. Ricordo Satyricon, uno dei film più difficili di Fellini: a Torino rimase tre mesi in programmazione. Adesso sarebbe impensabile».
C’è Zalone, in compenso. L’ha visto?
«No, non ancora. Ero al mare con la famiglia».
A Venezia è direttore dal 2012. Ma c’era già stato tra il 1998 e il 2002.
«Con la città ho avuto un rapporto difficile, per anni l’ho detestata. Baratta, presidente della Biennale — uomo straordinario, ci diamo ancora del lei — mi portava alle cene da notabili locali: si capiva benissimo che a quelli non gliene importava nulla».
Pietrangelo Buttafuoco e Alberto Barbera - Mostra del cinema di Venezia 2025 - Foto lapresse
Oggi però la fermano per strada. La amano.
«Sono cambiate molte cose. […] Merito del lavoro fatto. Ma anche di Giulia».
Giulia?
«La mia terza moglie. Era il 2014. Lei aveva 27 anni, io 64. Faceva la stagista all’ufficio stampa della Mostra. Ci incrociamo in corridoio, ci guardiamo. “Eye contact”, come dicono gli americani. Ho pensato: questa ragazza è bellissima».
E poi?
«La invito a cena. Tutto di nascosto. Mi dicevo: non è giusto. Le rovino la vita. Ero dilaniato dai sensi di colpa. Invece lei era innamoratissima. Non sentiva ragioni».
E ha ceduto.
ALBERTO BARBERA - PRE APERTURA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 2025
«Non riuscivo a stare senza di lei. La prima notte insieme fu a Venezia. Viveva in un monolocale minuscolo. Quando uscii era notte fonda. Attraversai piazza San Marco deserta, illuminata. Mi pervase una felicità mai provata. Qualcosa di più della felicità: un sogno».
Neanche Sorrentino.
«Fu un’epifania. I mondi si avvicinarono. Le chiesi di sposarla a Firenze, a Natale».
Quanto restò segreta la relazione?
«Un anno. Ma Marina, la compagna con cui stavo, una critica cinematografica, lo scoprì subito. Avevo lasciato il telefono aperto: arrivò un messaggio di Giulia. Eravamo nel pieno del festival. Fu tremendo».
Da quell’epifania sono arrivati anche due figli.
«Lei li voleva. Io avevo paura. Il primo è nato che avevo 71 anni, il secondo a 74. Mi disse: non preoccuparti, se un giorno non ci sarai me ne occuperò io».
[…] Con gli attori che rapporto ha?
emanuela fanelli alberto barbera foto lapresse
«Li vedo pochissimo. Ma con Clooney ho un rapporto amicale. Mi invitò a vedere Suburbicon a casa sua, nella campagna fuori Londra. Aveva una piccola sala di proiezione in una dependance. Cuoco personale italiano. […]».
Richieste folli?
«Gong Li. Chiese in camera duecento bottiglie d’acqua».
Le giurie?
«Faticosissime. Devi trovare un presidente autorevole e costruire un gruppo di persone che arrivano da culture diverse. Se metti due dello stesso Paese rischiano di coalizzarsi.
Una volta mi è capitato anche l’opposto: un argentino che voleva far fuori un altro argentino».
[…] È sempre andata liscia?
«No. Alcuni sono stati straordinari: Cate Blanchett, Cuarón, Guillermo del Toro.
Altri invece a un certo punto alzano le mani. Mi chiamano: “Non so più cosa fare”. Chiedono se possiamo aggiungere premi».
È mai degenerata?
«Sì. Minacce, urla. Un paio di volte i presidenti si sono messi a piangere davanti a tutti. Uomini. In quel caso entro, faccio il diplomatico: “Ragazzi, calmatevi”».
[…] I film come li vede?
«Una parte a casa, su un grande monitor. Un’altra all’anteo. A volte sto lì tutto il giorno: quattro, cinque film di fila. La sala solo per me”
[…] Lei è anche nell’academy.
«Altri film da vedere (ride).Non condivido il nuovo regolamento sulla rappresentanza di genere. Metà dei film del passato non vincerebbe».
[…] È credente?
«A 14-15 anni pensavo seriamente di fare il prete. Leggevo in chiesa il Venerdì Santo. Sono diventato agnostico». […]
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