michele senese

"ALTRO CHE CARCERE, QUESTO È UN GRAND HOTEL" - I BOSS ITALIANI DEL NARCOTRAFFICO GOVERNANO I LORO IMPERI CRIMINALI DALLE PRIGIONI DI MASSIMA SICUREZZA. COME? UTILIZZANDO CELLULARI CRIPTATI, INTRODOTTI CLANDESTINAMENTE DIETRO LE SBARRE, E IMPARTENDO ORDINI AI FAMILIARI CHE LI VANNO A TROVARE - COSÌ FA MICHELE SENESE, DETTO "O'PAZZO". NONOSTANTE SIA IN CARCERE DAL 2013, È COSTANTEMENTE INFORMATO E IMPARTISCE ORDINI - LE INTERCETTAZIONI DI GIULIANO CAPPOLI, DETTO "MAVERICK", AL VERTICE DI UN'ORGANIZZAZIONE CHE TRAFFICA COCAINA: "PIJAMOSE ROMA" E LA VICENDA DI MANUEL GRILLÀ, CHE DA DIETRO LE SBARRE E' RIUSCITO A...

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Estratto dell'articolo di Irene Famà per "la Stampa"

 

michele senese

Altro che carcere, «questo è un grand hotel». Dai settori di alta sicurezza dei penitenziari, i boss del narcotraffico continuano a governare i loro imperi criminali. Le sbarre sono orpelli, un ostacolo facilmente superabile e la catena di comando resta intatta.

 

Tra cellulari criptati e visite con familiari e «compari», dalle celle i vertici della criminalità impartiscono ordini, coordinano traffici di droga, autorizzano raid contro i clan rivali, organizzano evasioni e mantengono intatto il loro prestigio.

 

La reputazione criminale giova della detenzione. Potere fuori e dentro le mura, dove, padroni indiscussi, in alcuni casi riescono persino a influenzare la distribuzione dei detenuti nei vari comparti o a organizzare spedizioni punitive. Le regole restano le stesse del mondo fuori le sbarre: fama, soldi, crudeltà. E, tra oltre novemila detenuti da monitorare, i controlli non sono cosa semplice.

MICHELE SENESE DETTO O PAZZ

 

Michele Senese, detto «O'Pazzo», padrino di uno dei gruppi malavitosi più importanti della Capitale, detta legge anche dal carcere. E lo raccontano le inchieste giudiziarie che spiegano come il clan abbia affari ovunque e di ogni genere, dal riciclaggio all'autoriciclaggio, dalle intestazioni fittizie alle estorsioni. Poi, ovviamente, la droga.

 

È Michele Senese, oggi quasi settantenne, in cella dal 2013, a «impartire indicazioni precise sulle strategie da attuare e su come impiegare le risorse». [...] Dalla sua cella, è scritto nelle carte di un'indagine del nucleo investigativo dei carabinieri, «costantemente informato, impartisce ordini», indica «le strategia da attuare» nei confronti di quei parenti che gli avevano rubato dei soldi.

 

E quando i familiari vogliono aprire una nuova impresa, mettersi in società con altra gente per riciclare denaro «sporco», lo contattano tramite un telefono per avere il suo «benestare». Fuori dal carcere lo dicono chiaro: «Il capo di Roma, il boss della camorra romana, comanda tutto lui».

 

SMARTPHONE IN CARCERE

Dietro le sbarre nascono sodalizi e si condividono informazioni. Giuliano Cappoli, detto «Maverick», al vertice di un'organizzazione imponente che traffica cocaina e la importa da Spagna e Marocco per poi smerciarla nelle piazze della Capitale, mostra la galleria fotografica del suo cellulare al suo compagno di cella.

 

Gli mostra le foto di un signore di mezza età legato a una sedia, prigioniero in un casolare isolato in Abruzzo. Il clan l'ha sequestrato per costringere il figlio a tornare in Italia e restituire quei duecentomila euro rubati da una partita di hashish. [...]

 

Da uomo libero, invece, si interessa delle dinamiche del penitenziario, le influenza, le condiziona. Contatta un detenuto a Rebibbia, gli chiede di «fare il necessario, muovere le sue conoscenze, per far spostare un suo amico arrestato, trovargli la migliore allocazione possibile, farlo trasferire insieme al padre».

michele senese

 

Richiesta esaudita. «Amo fatto un culo come un secchio per portarvi là tutti e due. Questi se so' prostituiti eh fraté», dice Cappoli al telefono. L'amico risponde dalla cella: «Come no… come dici te, qui è un grand hotel».

 

Ed è sempre Cappoli, contattato dal carcere da un killer del clan, a gestire un problema tra detenuti pianificando una spedizione punitiva: «Ieri Valerio me chiama da Rebibbia… siccome che ce sta uno là sopra, n'albanese che crea problemi… Me faccio aprì dall'assistente vado su e lo pio... ce metto n'attimo proprio».

 

sequestro carcere salerno

«Pijamose Roma» diceva nel 2019 al telefono, intercettato dai carabinieri, un Cappoli ragazzino citando Romanzo Criminale, sognando, insieme ad altri coetanei, di mettere in piedi una nuova Banda della Magliana.

 

Ci riuscirà anni dopo con Manuel Grillà, altro nome di peso della mala romana arrestato a maggio nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia della procura di Roma. I due «hanno continuato a comunicare tra loro in maniera abituale, nonostante i rispettivi periodi di detenzione subiti». E Grillà, vero leader, da dietro le sbarre ha smerciato un carico di hashish da 400 chili.

sequestro carcere benevento

 

Dal carcere c'è chi ha pianificato addirittura un'evasione e «si è attivato per procurarsi un elicottero» con cui fuggire e raggiungere la Croazia. Era il progetto di Leandro Bennato, narcotrafficante con il sogno di unire tutte le piazze di spaccio della Capitale con l'aiuto di Giuseppe Molisso, capo indiscusso, e Raul Esteban Calderon, accusato di essere il killer di Diabolik. [...]