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AVVISATE I NAPOLETANI: SI SONO FATTI FREGARE L’IDEA - A NEW YORK APRIRÀ IL MUSEO DELLA PIZZA – UN VIAGGIO NELLA STORIA ATTRAVERSO UNA CARRELLATA INTERATTIVA DEL PIATTO NELLA CULTURA POP – LA LOCATION È ANCORA SEGRETA E IL COSTO DEL BIGLIETTO SARÀ DI…
Non solo gli americani ne divorano ogni giorno l’equivalente di 50 ettari, ma negli Stati Uniti la pizza diventa sempre più un cibo di culto e un feticcio da gourmet: come dimostra il successo nella Little Italy di Manhattan del napoletano Gino Sorbillo, nella cui pizzeria si fa vedere persino il sindaco della Grande Mela, Bill De Blasio.
Ad approfittare di questo “revival” sarà ora il nuovo Museo della Pizza, soprannominato MoPi, che aprirà il 13 ottobre in un luogo ancora segreto di New York, per iniziativa di Kareem Rahma, capo della Nameless Network, una società di Brooklyn.
Il Museo permetterà ai visitatori di “conoscere la storia della pizza”, spiega Rahma, ricostruendone le origini e la diffusione in tutto il mondo. E, di là dei riconoscimenti dell’Unesco come “patrimonio dell’umanità”, offrirà una carrellata interattiva sul ruolo del piatto nella cultura pop e nel costume.
Come il Museo del gelato, quello della pizza sarà una iniziativa pop-up, cioè a tempo, salvo poi verificare se riuscirà a generare abbastanza utili per rimanere aperta. Il biglietto di ingresso costerà caro, 35 dollari, ma offrirà la possibilità di ricevere una fetta di pizza gratis.
“Ricordatevi però che saremo sempre un Museo, non un festival del cibo”, avverte l’ideatore del progetto. Comunque vada Arthur Bovino, esperto del settore food intervistato dal Wall Street Journal, già prevede che ci saranno lunghe file di fronte ai botteghini.
Non è un caso che MoPi sorgerà proprio a New York: grazie anche al forte influsso di emigranti italiani, nella metropoli sono concentrate il 10 per cento delle pizzerie americane, in tutto più di 61mila, e il Museo cercherà di attirare anche i turisti di passaggio.
Anche nel resto degli Stati Uniti, da Boston a Los Angeles, da Miami a Seattle, la pizza è onnipresente, generando un fatturato complessivo di 30 miliardi di dollari all’anno. E gli americani ne continuano a mangiare quantità sempre maggiori: 350 fette al secondo a livello nazionale, 12 chili pro-capite all’anno.
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