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BIENNALE NEL CAOS! - NON CI SONO SOLO LE POLEMICHE SULLA PRESENZA DELLA RUSSIA A TORMENTARE BUTTAFUOCO - ANTONIO RIELLO: "CI SONO PETIZIONI E VIVACI PROTESTE PER LA PRESENZA DI ISRAELE. LA GIURIA INTERNAZIONALE (APPENA NOMINATA E CHE AVEVA DICHIARATO CHE NON AVREBBE NÈ ESAMINATO NÈ PREMIATO I PADIGLIONI DI RUSSIA ED ISRAELE) HA DATO LE DIMISSIONI. I LEONI D'ORO STAVOLTA LI ASSEGNERÀ IL PUBBLICO. E' COME SE LA POVERA BIENNALE FOSSE UNA SPECIE DI ONU-AL-NERO-DI-SEPPIA" - IL DAGOREPORT: MELONI È INCAZZATISSIMA CON BUTTAFUOCO. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU "GIORGIA DEI DUE MONDI"...
DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...
Antonio Riello per Dagospia
Tutti parlano delle recenti vicende della Biennale di Venezia. Qualche amico mi ha chiesto che ne penso (delle mostre della manifestazione preferisco scrivere dopo aver "visto" con i miei occhi).
La Biennale nacque nella Belle Epoque riflettendo le aspirazioni delle elite di un solido ordine europocentrico fatto di nazioni (colonialiste ma comunque considerate, nella logica del tempo, come "civilizzate"). Funzionando alla stregua delle "Esposizioni Universali" con relativi padiglioni.
Poi, dopo il secondo conflitto mondiale (siamo nel contesto della Guerra Fredda), rispecchiò un contesto culturale progressivo e atlantico dominato da una borghesia liberale e/o socialdemocratica. Sempre su base nazionale. Nel 1998 il suo statuto viene riformato per adattarsi ai tempi.
Nel frattempo quella borghesia illuminata di cui era l'espressione si è assai striminzita. E' stata in parte sostituita dai tecno-feudatari e dal "popolo digitale". I paesi europei sono come delle anziane signore con tanti bei ricordi ma una pensione che perde potere d'acquisto giorno dopo giorno. Il vecchio ordine mondiale si è trasformato in una geopolitica liquida e semi-caotica, dove nuove forme imperiali sostituiscono gli stati.
Buttafuoco, l'attuale Presidente della Biennale di Venezia, ha reintrodotto la presenza della Federazione Russa (malgrado la sanguinosa guerra per il controllo dell'Ucraina sia ancora in corso). Rispettando l'autonomia dell'istituzione ma andando contro le direttive ufficiali del partito che l'ha proposto per questo ruolo.
Si è messa di mezzo l'Unione Europea (in quanto co-sponsor della Biennale). Si è mosso pure il Ministro della Cultura (dello stesso partito). E la giuria internazionale (appena nominata e che aveva subito dichiarato che non avrebbe nè esaminato nè premiato i padiglioni di Russia ed Israele) ha dato le dimissioni. I leoni d'oro stavolta li assegnerà il pubblico, innescando inevitabilmente la vecchia solita diatriba tra "elite culturale" e "gente semplice" (ne vedremo delle belle). La coerenza talvolta genera imbarazzi.
Punire uno Stato vuol dire punire anche tutto il popolo di questo Stato. Dove si trova in questo caso il confine tra legittimità e ingiustizia? La Cultura si può permettere di diventare un'arma?
ALESSANDRO GIULI E PIETRANGELO BUTTAFUOCO
Sul fondo petizioni e vivaci proteste per la presenza di Israele. Ma non per quella della Repubblica Islamica dell'Iran (che non ci sarà probabilmente, ma solo perchè non in grado, almeno al momento, di far fronte a questo carrozzone lagunare di miscredenti).
E' comunque la vetusta logica delle presenze nazionali, figlia appunto del DNA storico di questo organismo, che genera contraddizioni e problemi. Andrebbe radicalmente riformata. Anzi tutto andrebbe de-nazionalizzato. E' come se la povera Biennale fosse una specie di ONU-al-nero-di-seppia costretta d'ufficio a sanzionare i cattivi di turno. Si suppone che i suoi scopi siano altri.
PIETRANGELO BUTTAFUOCO E ALESSANDRO GIULI
la biennale
meloni buttafuoco
padiglione usa biennale
padiglione regno unito
pietrangelo buttafuoco 1
meloni buttafuoco
padiglione francia
padiglione usa biennale
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