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CON IL BOARD PER GAZA TRUMP VUOLE RIBADIRE LA SUA MONARCHIA MONDIALE, ALLA FACCIA DELL’ONU – CHE COSA PUÒ FARE DAVVERO L'ARMATA BRANCALEONE INTERNAZIONALE CONVOCATA DA “THE DONALD” A WASHINGTON? L’AMBASCIATORE STEFANINI: “DUBBI SU EFFICACIA E IMPATTO SUL SISTEMA MULTILATERALE HANNO BLOCCATO LA PARTECIPAZIONE DELLA GRANDE MAGGIORANZA DEGLI OCCIDENTALI. POSSIBILE CHE POCHI ELETTI RIESCANO DOVE LE ORGANIZZAZIONI A VOCAZIONE UNIVERSALE, COME ONU E OSCE, FALLISCONO? LA SCELTA ACROBATICA DELL'ITALIA DI PARTECIPARE MA SOLO A TITOLO DI OSSERVATORE, È POLITICA ESTERA. CON CUI LA COSTITUZIONE, IN QUESTO CASO, NON HA NULLA A CHE VEDERE…”

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Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”

 

DONALD TRUMP PRESENTA IL BOARD OF PEACE A DAVOS - FOTO LAPRESSE

L'armata Brancaleone internazionale che si raduna domani a Washington sfugge alle definizioni. Entusiasmi prematuri, opposizione malriposta, scetticismo d'obbligo. Lo nutrono, ma non lo dicono, molti partecipanti. Intanto seguono.

 

Il Consiglio di Pace ha in Donald Trump un condottiero non inferiore ad alcun capitano di ventura. […]

 

Ha belle speranze, «assicura la pace in aree oggetto di o minacciate da conflitti». Queste ultime lasciano perplessi quanto a compatibilità col sistema multilaterale e sul piano dell'efficacia.

 

STEFANO STEFANINI

La scelta acrobatica dell'Italia, memore dell'andreottiano «gli assenti hanno sempre torto», di partecipare ma solo a titolo di osservatore, è politica estera. Con cui la Costituzione, in questo caso, non ha nulla a che vedere.

 

Dubbi su efficacia e impatto sul sistema multilaterale hanno bloccato la partecipazione della grande maggioranza degli occidentali. Possibile che pochi eletti riescano dove le organizzazioni a vocazione universale, come Onu e Osce, falliscono?

 

La riluttanza, politica e strategica, si colloca sulla scia della spaccatura transatlantica apertasi nel primo anno dell'amministrazione Trump e confermata alla conferenza sulla sicurezza di Monaco. Il Presidente americano non ci vuole ai due tavoli dei negoziati sull'Ucraina e con l'Iran – entrambi in corso ieri – più guerra dei dazi e pretese sulla Groenlandia.

 

BOARD OF PEACE PER GAZA

La geopolitica trumpiana tiene lontani dal Consiglio di Pace gli alleati «storici» - persino Londra, mai successo prima. Il Consiglio è ancora un oggetto misterioso. Chi è? Come si muoverà nell'intricata ragnatela del piano Trump per Gaza? […]

 

Su una novantina di invitati, ad esclusiva discrezione del Presidente (a tempo indeterminato fino a sua designazione di successore) che ha infatti disinvitato il Canada dopo il non gradito discorso di Mark Carney a Davos, hanno aderito 27 Paesi più sei osservatori, fra cui Italia, Ue e Giappone.

 

GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH

È un cocktail eterogeneo in cui balza agli occhi la partecipazione di quasi tutta l'area Medio Oriente-Golfo, cioè di chi non può permettersi di rimanere fuori per diretti interessi, talvolta contrastanti (Turchia-Israele o Qatar-Egitto), nelle dinamiche del piano Trump. Nel resto, il criterio prevalente sembra l'entrare nelle buone grazie di Trump, in altri l'affinità ideologica (Ungheria) o la riabilitazione internazionale (Bielorussia: in avanscoperta per conto di Putin?).

 

L'impronta regionale conferma che le sorti del Consiglio si giocano su Gaza. Ha l'arduo compito di: creare le condizioni per il disarmo di Hamas e completare il ritiro israeliano dalla Striscia, farvi entrare la forza di stabilizzazione e avviare la ricostruzione.

 

DONALD TRUMP PRESENTA IL BOARD OF PEACE PER GAZA A DAVOS - FOTO LAPRESSE

C'è scetticismo nelle file israeliane ma Netanyahu sta al gioco su Gaza – dove non ha piani alternativi – e ne approfitta in Cisgiordania, come spiegava ieri Francesca Mannocchi. Tuttavia, la stabilizzazione della Striscia è condizione sine qua non per un futuro Stato palestinese e, a Gaza, il piano Trump è l'unica carta da giocare.

 

La riunione di domani mette a fuoco la Striscia. Il compito, a cominciare dal disarmo di Hamas, è ciclopico. Se il Consiglio di Pace fallisce non avrà futuro. Al momento il dibattito sulla dicotomia con le Nazioni Unite e la natura affaristica dell'iniziativa è accademico. Prima viene Gaza. L'ha detto chiaramente, in Parlamento, il Ministro degli Esteri.

 

[...]

 

IL PAESE OSSERVATORE - GIORGIA MELONI E IL BOARD PER GAZA - VIGNETTA BY GIANNELLI

Nel Consiglio trumpiano non c'è alcuna cessione di sovranità o previsione bellica. Non siamo nel 2003 quando facendo leva sull'articolo 11 Carlo Azeglio Ciampi, con al fianco Antonio Puri Purini e, nome ben noto alla Stampa, Arrigo Levi, convinse Silvio Berlusconi che l'Italia non poteva partecipare all'intervento militare americano contro l'Iraq di Saddam Hussein. Quella era guerra. Questo è un Consiglio di Pace. Di incerte fortune e fragili fondamenta. Ma pur sempre «di pace».

DONALD TRUMP PRESENTA IL BOARD OF PEACE A DAVOS - FOTO LAPRESSE