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AL BOSS GIRAVANO LE PALE – MATTEO MESSINA DENARO SI È INTERESSATO AD AFFARI LEGATI AGLI IMPIANTI EOLICI IN VENETO. “REPORT” INTERVISTA IL PENTITO DOMENICO MERCURIO, SECONDO CUI NEL 2006 IL BOSS PIÙ RICERCATO D’ITALIA ERA A VERONA PER DISCUTERE CON ELIO NICITO, POLITICO CROTONESE, ALL’EPOCA SOSTENITORE DI FLAVIO TOSI, CHE NEL 2007 SAREBBE STATO ELETTO SINDACO DELLA CITTÀ – COSÌ LE ORGANIZZAZIONI MAFIOSE SONO PENETRATE NEL NORD-EST PER FARE SOLDI CON L’ENERGIA RINNOVABILE – GLI AFFARI POCO “PULITI” DI VITO NICASTRI, ELETTRICISTA DI ALCAMO DIVENTATO IL “RE DEL VENTO”, MORTO NEL 2024. DI LUI RIINA IN CARCERE, INTERCETTATO, DICEVA: “QUELLE PALE PUÒ METTERSELE NEL CULO” – VIDEO
Vito Nicastri, scomparso nel 2024, lo chiamavano il Signore del vento. Da umile elettricista di Alcamo era riuscito a diventare il re delle fonti rinnovabili. Ma a ben guardare l’energia che gli passava tra le mani non era poi così pulita. #Report stasera 20.30 #Rai3 pic.twitter.com/9TkUkhmco8
— Report (@reportrai3) May 10, 2026
Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per www.repubblica.it
Che cosa ci faceva Matteo Messina Denaro nel 2006 a Verona, come documentarono le fotografie pubblicate da Repubblica? È la domanda da cui parte l’inchiesta di Report in onda stasera alle 20:45, che raccoglie per la prima volta davanti alle telecamere il racconto di Domenico Mercurio, collaboratore di giustizia calabrese le cui dichiarazioni sono state ritenute credibili da diverse procure antimafia.
Mercurio racconta di avere incontrato a Verona, nel 2006, insieme a Elio Nicito, un uomo che solo in seguito avrebbe riconosciuto come Messina Denaro.
Secondo il collaboratore — che ha messo a verbale questa e altre dichiarazioni alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia — il boss più ricercato d’Italia era in città per discutere di affari legati agli impianti eolici e di alleanze politiche con Nicito, politico crotonese trapiantato a Verona e all’epoca vicino a Flavio Tosi, che nel 2007 sarebbe stato eletto per la prima volta sindaco della città.
Nicito, indicato in un’informativa della Dia come “vicino alla cosca Vrenna-Bonaventura di Crotone”, dopo una lunga militanza nella Democrazia Cristiana era diventato uno dei principali sostenitori di Tosi, contribuendo a catalizzare il voto della comunità calabrese veronese.
Mercurio parla di due incontri avvenuti nel giro di pochi giorni in un noto ristorante del centro di Verona: una ricostruzione inedita che si inserisce nella storia del grande affare delle energie rinnovabili e della penetrazione delle organizzazioni mafiose nel Nord-Est.
L’inchiesta di Walter Molino, con la collaborazione di Andrea Tornago, risale infatti la filiera delle pale eoliche e riannoda i fili di una rete di società collegate a Vito Nicastri, l’elettricista di Alcamo diventato il “re del vento”, morto nel 2024 e considerato per anni vicino a Messina Denaro.
Una rete che, secondo la ricostruzione giornalistica, arrivò fino dentro Agsm-Aim, oggi Magis, la più grande azienda energetica pubblica del Veneto, partecipata dai comuni di Verona e Vicenza.
Nel 2011 la prefetta di Verona Perla Stancari emanò quattro interdittive antimafia nei confronti di società riconducibili al gruppo Nicastri che operavano nel territorio veronese e stavano per ottenere circa 90 milioni di euro di finanziamenti pubblici destinati agli impianti di energia rinnovabile.
inchiesta di report su eolico in veneto e interessi della mafia
Un provvedimento che costò alla prefetta una richiesta di risarcimento da 80 milioni di euro, ma che venne confermato fino alla sentenza del Consiglio di Stato del 2015.
Nicastri, morto nel 2024, era stato condannato in primo grado a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa, prima di essere assolto in Cassazione. Ha invece patteggiato una pena di due anni e dieci mesi per corruzione e intestazione fittizia di beni.
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Vito Nicastri
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inchiesta di report su eolico in veneto e interessi della mafia
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