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Lorenzo Boratto e Gianni Martini per “la Stampa”
Gita scolastica a Roma. È notte. Quindici studenti si danno appuntamento in una delle stanze d’albergo all’insaputa dei professori. Ci sono maschi e femmine, hanno 15 e 16 anni. Giocano, discutono, ridono. Uno di loro viene preso di mira: battute, vestiti che volano e, quando è nudo, la rasatura dei peli.
Spuntano le caramelle, i marshmallow, utilizzati come addobbo indecoroso sul ragazzo che è sdraiato sul letto. Lui è stanco, forse hanno bevuto, vuole essere lasciato in pace. Uno dei compagni utilizza il cellulare della vittima e inizia a filmare. La scena non dura molto ma, al ritorno a Cuneo, la ripresa inizia a circolare in tante classi del liceo, finisce tra le mani di un professore e dei genitori del ragazzo.
La preside convoca prima tutti, quindi singolarmente. Non ci sono denunce, ma la punizione è dura in un liceo dove da otto anni nessuno viene sospeso: quattro in condotta per tutti e sospensioni dai 5 ai 15 giorni. La notizia diventa pubblica, viene postata su Facebook dove inizia il dibattito.
La difesa delle mamme
Un gruppo di mamme ieri mattina si confronta e telefona a La Stampa. Non stigmatizzano l’episodio, ma difendono i ragazzi. «Macché bullismo. Macché violenze. È stato uno scherzo. Forse pesante, ma uno scherzo. Lo sbaglio è una punizione tanto severa».
La signora lascia generalità e telefono. «Parlo a nome di molte delle mamme, anche se non ho figli al liceo. State raccontando un caso che non esiste. Se c’è qualcosa di grave è che abbiano sospeso quattordici studenti e dato il quattro in condotta a tutti. Non li fanno neppure accedere ai programmi per prepararsi a casa. Significa condannarli ad essere bocciati, a perdere un anno di scuola. Una rovina per molti. Anche in termini economici, con quello che costa oggi frequentare un liceo».
È un fiume in piena quella telefonata alla redazione. «E poi vi siete chiesti perché i ragazzi erano soli? Un professore all’ultimo non li ha accompagnati. E come è sempre successo nelle gite hanno approfittato delle ore libere per divertirsi. Nulla di più, nulla di diverso, nulla di grave. Nessuno si è fatto male, nessuno voleva fare del male, ma solo scherzare. Quelle cose cameratesche che si fanno in caserma. Che si sono sempre fatte tra ragazzi. Ripeto: nessun caso di bullismo».
La preside: inaccettabile
La preside, Germana Muscolo: «Il nodo sta proprio lì. I ragazzi, e alcuni genitori, sono convinti che l’episodio sia riconducibile allo scherzo. Inaccettabile. Siamo dovuti intervenire con fermezza per far capire quali sono i limiti, il rispetto delle norme, il contesto in cui si fanno certe azioni. Si trattava di gita educativa. Dopo i provvedimenti alcuni, figli e genitori, hanno capito la gravità dell’episodio. Molti, ma non tutti».
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