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IL CAOS IN MEDIORIENTE FA INCHIODARE TOYOTA – IL COLOSSO GIAPPONESE DELLE AUTO RIDURRÀ LA PRODUZIONE PER I MERCATI ESTERI DI 83MILA UNITÀ ENTRO NOVEMBRE, RADDOPPIANDO I TAGLI GIÀ ANNUNCIATI (E PREVISTI A 38MILA) – LA REVISIONE AL RIBASSO INTERESSA PREVALENTEMENTE I VEICOLI DESTINATI AI MERCATI MEDIORIENTALE E ASIATICO - LA PRIMA CASA AUTO MONDIALE STIMA CHE L'IMPATTO DEL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE ERODERÀ IL MARGINE OPERATIVO DI 670 MILIARDI DI YEN, PARI A CIRCA 3,6 MILIARDI DI EURO. IL GRUPPO NEL 2026 STIMA UN UTILE NETTO CONSOLIDATO IN CALO DEL 22%
(ANSA) - Toyota sarà costretta a ridurre la produzione destinata ai mercati esteri di circa 83.000 unità entro novembre, più che raddoppiando i tagli precedentemente annunciati, inizialmente previsti a 38.000, a causa delle crescenti tensioni nel Medio Oriente e delle gravi ripercussioni sulla catena logistica globale provocate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Lo anticipa il giornale Nikkei, che cita fonti a conoscenza del dossier, spiegando che la revisione al ribasso interessa prevalentemente i veicoli destinati ai mercati mediorientale e asiatico, con ricadute dirette su modelli suv della serie Rav4.
A questo riguardo, Toyota ha già provveduto a informare i principali fornitori di componenti del nuovo piano produttivo. Sul fronte finanziario, la prima casa auto mondiale stima che l'impatto del conflitto in Medio Oriente eroderà il margine operativo di 670 miliardi di yen, pari a circa 3,6 miliardi di euro. Il gruppo punta a collocare 10 milioni di vetture a marchio Toyota e Lexus entro la fine del 2026, con un utile netto consolidato atteso a 3.000 miliardi di yen (16,20 miliardi di euro), in calo del 22% rispetto all'esercizio precedente.
Una proiezione che, ha avvertito il responsabile finanziario Takanori Azuma, potrebbe essere ulteriormente rivista al ribasso qualora le condizioni nel Golfo Persico e il mercato del greggio dovessero deteriorarsi oltre le attese. Sul piano operativo, Toyota prevede la sospensione della seconda linea dello stabilimento di Tsutsumi, nella prefettura di Aichi, dove viene assemblata, tra gli altri modelli, la Camry.
Nel 2024, prima dello scoppio del conflitto, Toyota esportava tra i 500.000 e i 600.000 veicoli l'anno verso il Medio Oriente. "Quasi la metà di quei volumi sarà compromessa", ha dichiarato Azuma nel corso della presentazione dei risultati finanziari 2025. La produzione estera del costruttore auto nell'esercizio fiscale 2025 si era attestata a 6,65 milioni di unità.
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