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CARRERE, IL PARIOLINO – LO SCRITTORE FRANCESE SI È TRASFERITO A ROMA PER UN ANNO: ABBRONZATISSIMO, SI AGGIRA PER I PARIOLI COME UN VERO “LOCAL” (TRANNE LE BIRKENSTOCK) – L’INTERVISTA AL “FOGLIO” TRA COLAZIONI AL BAR DEL CIGNO E PASSEGGIATE A VILLA ADA: “DOVEVO SCRIVERE UNA SCENEGGIATURA, LA MIA COMPAGNA AVEVA DA FARE, ALLORA HO PENSATO, PERCHÉ NO? A ROMA MI SEMBRA CHE SIA TUTTO UN PO’ PIÙ RILASSATO, E POI SI CONOSCONO TUTTI, È INCREDIBILE. FACCIO MOLTA PIÙ VITA SOCIALE QUI CHE A PARIGI” – IL CASO GARLASCO, L’ESTATE IN FRANCIA E IL RITORNO A OTTOBRE: “VORREI PROVARE A CAMBIARE QUARTIERE” – IL RISCHIO MARZIANO DI FLAIANO (A CARRERE, FACCE RIDE): “OUI! LO STO LEGGENDO, QUALCUNO ME L’HA PROCURATO. SO TUTTO! ADESSO SONO TUTTI GENTILI, MA TRA POCHI MESI NON NE POTRANNO PIÙ DI ME! SONO PRONTO...”
Estratto dell’articolo di Michele Masneri per “il Foglio”
Succede ormai spesso a Roma. Vai a una cena e ti dicono, entusiasti, sai, eravamo a casa di Tizio, c’era Caio, e pure Carrère. Pensi alla solita mitomania romana, tipo eravamo io, l’Avvocato, lo scià di Persia… ma poi la scena si ripete una settimana dopo. “Ah, sì, come, non lo sai, Carrère sta ai Parioli”, ma il tono è già leggermente cambiato, come se fosse un po’ scontato, come se parlassero che so, di un sottosegretario, o di Rosanna Lambertucci.
Faccio le verifiche del caso, combino, lo raggiungo, ed eccomi in un torrido pomeriggio a casa di Emmanuel Carrère, ai Parioli. Il celebre scrittore, l’uomo che ha indagato il male assoluto delle stragi, degli omicidi più efferati, il letterato che ha raccontato tra verità e fiction i segreti della sua famiglia e i drammi d’Europa, eccolo qua, abbronzato e dall’aria rugosamente felice come una tartarughina in un bellissimo rigoglioso giardino.
Mi riceve scalzo in un sontuoso appartamento al primo piano di una palazzina di quelle tra le boscaglie e le scalette, tra le ambasciate con le bandiere della parte più nobile e franante dei Parioli, potremmo essere a Delhi o Saigon.
“Adoro i Parioli”, dice lui godendosi quest'esotismo, appollaiato su un divanone, con le finestre aperte e gli alberi che filtrano un microclima di almeno cinque gradi meno dei comuni romani.
Scusi, Carrère, ma che ci fa ai Parioli?
“Sto qui per qualche mese, mi ha prestato la casa un mio amico francese”, dice lui, cambiando spesso posizione, passando da un angolo all’altro dell’esteso divano.
“I Parioli sono un caso, è un quartiere che non conoscevo, ma sto benissimo. Mi ricorda il Sedicesimo dove sono nato. A Parigi abito invece nel decimo, che è un po’ la vostra piazza Vittorio, un po’ sgarrupato. Dunque, mi sono detto, per una volta niente sgarrupato”.
EMMANUEL CARRERE CON LA MADRE HELENE CARRERE D'ENCAUSSE
In effetti è la prima celebrità estera che si sappia installata in tempi moderni nel quartiere della borghesia romana, di solito vanno tutti all’Esquilino, al massimo a Testaccio, in cerca di sensazioni vere e tipiche. Dello sgarrupato.
Fa vita di quartiere ai Parioli?
“Certo, cammino molto, giro in bici elettrica. Non ho mai preso invece il metrò a Roma, ecco, quello no”.
Non si preoccupi, ai Parioli nessuno mai l’ha preso. Ha visto i tassisti, son cattivi come quelli parigini.
“Ma non mi sembra, mi sembrano tutti molto gentili”.
Chi frequenta?
“Ah, ho tutto un giro, Sandro Veronesi, Emanuele Trevi”. Pure lui scrittore dei Parioli!
E poi che fa?
“La mattina ho scoperto il bar del Cigno, per la prima colazione, stupendo”.
Ma è diventato un vero pariolino! Le manca solo di girare col Barbour come Calenda. Però fa troppo caldo per il Barbour.
Carrère in versione romana invece si aggira con una camicia blu e ai piedi le Birkenstock (violando un poco il codice di Roma Nord, bisognerebbe procurargli delle Car Shoes). Con le Birkenstock ha presentato anche giovedì il suo ultimo romanzo, “Kolkhoz”, in un altro posto assai simbolico, palazzo Grazioli. Invitato dalla Associazione della Stampa Estera che lì ha la sede, appena gli raccontano i fasti berlusconiani vuole giustamente vedere tutto, ecco il bagno con la vasca incassata a pavimento tra i marmi (“ma lo pensavo più grandioso”, riflette un po’ deluso ), ecco gli interruttori bassi che stavano sui comodini del lettone di Putin, lui che conosce così bene il mondo russo.
[...] Ma perché fa così tante presentazioni in Italia, gli chiediamo.
“Perchè mi diverto, e adesso voglio stare un anno, a Roma”.
Insomma, se Stendhal ha voluto sulla tomba la definizione di Milanese, Carrère sarà per sempre “pariolino”. In effetti si potrebbe non uscire mai dal quartiere.
Nel romanzo racconta dei suoi viaggi-reportage con il presidente francese Macron, e della capacità di quello di non sudare mai neanche a 40 gradi: ma lo sa che anche Draghi, un altro atermico, vive qui dietro?
“Ah, non sapevo”.
[...] Carrère in questa versione romana sembra finalmente pacificato, dopo tutti i drammi, il disturbo bipolare, la conversione, le liti con amori e parenti arrabbiati per le sue incursioni nei segreti di famiglia.
Ma insomma che ci fa ai Parioli?
“Ma niente, dovevo scrivere una sceneggiatura, la mia compagna aveva da fare, allora ho pensato, perché no?”.
Come vive il suo rapporto col cinema? E’ anche lei un gran deluso, come tutti gli scrittori tentati dalla settima arte e poi triturati?
“Ma no. Io ho scritto tanto per il cinema, ho fatto tre sceneggiature, compreso l’ultima dal Mago del Cremlino di Giuliano da Empoli. Ma non sono mai rimasto deluso dal cinema. Non ci sono mai rimasto male: forse perché per rimanerci male devi avere delle aspettative. Io invece quando scrivo per il cinema lo faccio per una mera questione materiale. Cioè, non proprio solo per i soldi. Però diciamo che se fosse gratis non lo farei. I libri invece li farei anche gratis”.
[...] La tv italiana la vede?
“Non vedo praticamente mai la tv”.
Però guardi che si perde molto. Il caso Garlasco per esempio lo conosce? Un frequentatore di processi come lei se scopre i processi italiani non ci torna più in Francia. Sono un format unico, durano dieci anni poi si ricomincia, cambia il giudice, cambia il cast e inizia la seconda stagione, poi la terza, la quarta.
Lei che ha scritto V13, sul processo del Bataclan, e il primo gran successo lo ottenne con l’Avversario, storia anche processuale del pazzo che sterminò la famiglia dopo aver vissuto una vita sotto falsa identità, sono ormai trent’anni quasi. Lei anticipò la mania del crime.
“Ma il crime piace sempre, non ho anticipato niente, il pubblico da sempre ama i delitti e le storie nere. E pure i processi: i processi sono un meccanismo che non delude mai. Tu vai lì, entri in un tribunale e ti passa un pomeriggio in un attimo. Sono un teatro umano straordinario. Pensi ai film: non esiste un film su un processo che sia noioso”.
[...] Potrebbe andare a qualche processo italiano, insisto. “Ma no, non parlo abbastanza bene la lingua, e poi ce ne sono già abbastanza in Francia, non abbiamo bisogno di processi esteri”.
Si fidi, per esempio son sicuro le potrebbe piacere il caso Kaufmann, il tizio che ha sterminato la famiglia nel frattempo prendendo i soldi pubblici per realizzare un finto film, e vivendo da homeless in un parco. In che parco, domanda Carrère, forse interessato. A Villa Pamphilj. “Ah”, dice, forse deluso. “Io amo molto Villa Ada, trovo invece villa Borghese troppo trafficata”. Niente, è proprio un vero pariolino, bisogna trovargli un processo ai Parioli.
Ma a Milano invece non ha mai pensato, di abitarci, una volta in Italia?
“Ci ho pensato, sì, lì pure ho degli amici e c’è la mia casa editrice italiana, l’Adelphi, ma a Roma mi sembra che sia tutto un po’ più rilassato, e poi si conoscono tutti, è incredibile”. E’ entusiasta. “Faccio molta più vita sociale qui che a Parigi”.
[...] E per il ponte che farà? I ponti sono la cosa più seria in Italia, più della rivalità tra Roma e Milano. Questo di San Pietro e Paolo è detto “San Pietro e Ponza”, perché tutti i romani vanno al mare.
“Ah, Ponzà mi mancava”, mi dice perplesso, penserà che sono completamente scemo, le interviste tipo Bikini o slip, Panorama anni Ottanta.
A proposito, la vedo abbronzato. Fregene o Santa Marinella?
emmanuel carrere al salone del libro di torino 6
“La couleur l’ho presa nel Sud della Francia”.
E quest’estate che fa?
“Vado in Francia, poi in Grecia, poi a ottobre torno”.
Sempre Parioli?
“Vorrei provare a cambiare quartiere”, dice tutto contento.
Non per rovinarle l'entusiasmo, ma lei la sa la storia del marziano di Flaiano? Guardi che è un attimo, gli vorrei dire, che “a cena ho incontrato Carrère” diventa “c’era il solito Carrère, che pppalle”.
Si raddrizza a sedere sul divano, mentre la luce dei Parioli tra gli alberi sontuosi e le liane lo illumina come un piccolo Buddha. “Oui! Lo sto leggendo, qualcuno me l’ha procurato. So tutto! Adesso sono tutti gentili, ma tra pochi mesi non ne potranno più di me! Sono pronto”.
emmanuel carrere al salone del libro di torino 4
EMMANUEL CARRERE IN SARDEGNA
EMMANUEL CARRERE IN SARDEGNA
piazza euclide
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