TUTTE LE DOMANDE SUL CASO CONTE-PIANTEDOSI – PERCHÉ CLAUDIA CONTE, CHE SOSTIENE DI ESSERE UNA…
CIN CIN! UN MAGAZZINIERE DI UN NEGOZIO MILANESE NELL’OTTOBRE 2025 È STATO LICENZIATO, DOPO 22 ANNI, PERCHÉ UNA MATTINA SI ERA PRESENTATO A LAVORO COMPLETAMENTE UBRIACO, TANTO CHE I COLLEGHI LO AVEVANO DOVUTO PORTARE IN UNO STANZINO PERCHÉ NON SI REGGEVA IN PIEDI – L’UOMO HA FATTO RICORSO IN TRIBUNALE CONTRO IL LICENZIAMENTO E IL GIUDICE GLI HA DATO RAGIONE, IMPONENDO IL REINTEGRO DEL DIPENDENTE, CON IL RIMBORSO DI SEI MESI DI STIPENDI ARRETRATI, E HA CONDANNATO I PROPRIETARI DEL NEGOZIO AL PAGAMENTO DI 5 MILA EURO DI SPESE LEGALI…
Estratto dell’articolo di Vincenzo Brunelli per https://milano.corriere.it
Un magazziniere di un noto negozio milanese, con contratto a tempo indeterminato riservato alle categorie protette, era stato licenziato ad ottobre del 2025, dopo ben 22 anni di lavoro sempre all'interno dello stesso esercizio commerciale.
Il dipendente, una mattina di settembre 2025 si era presentato a lavoro - in zona Porta Vittoria - completamente ubriaco, tanto che i colleghi lo avevano dovuto portare in uno stanzino perché non si reggeva in piedi.
I vertici della società aveva allora avviato un procedimento disciplinare e in cui l'uomo aveva ammesso l'errore con i suoi superiori, chiedendo scusa e dicendosi anche disponibile all'eventuale presa in carico, da parte dei servizi sociali. «Chiedo scusa, è davvero un gran brutto periodo a livello personale per me» aveva spiegato, ma l'azienda aveva deciso di licenziarlo lo stesso.
A quel punto, il dipendente decide di impugnare in Tribunale il licenziamento. Il giudice Francesca Saioni del Tribunale milanese, sezione lavoro, prima di tutto ha provato una mediazione tra le parti. Il magazziniere, oltre ad aver presentato le scuse, ha aggiunto di aver iniziato un percorso presso il Noa (nucleo operativo per le alcol-dipendenze dell'Asst).
La società, dal canto suo, esprime disponibilità conciliativa solo in termini economici ma si oppone alla richiesta di reintegrare il lavoratore. Il giudice, dopo aver ascoltato numerosi testimoni, decide di condannare la società a reintegrare il dipendente e con tutti gli stipendi arretrati, dal licenziamento fino ad oggi (circa 1400 euro al mese per 14 mensilità) come indennizzo, condannando i proprietari del negozio anche al pagamento circa 5 mila euro di spese legali.
Per il Tribunale di Milano il comportamento del magazziniere è stato, ovviamente, biasimevole ma doveva portare semmai a un periodo di sospensione e non al licenziamento, non essendoci precedenti e non avendo arrecato danno a niente e nessuno.
Si legge in sentenza: «Nel caso concreto, pacificamente, non sussiste recidiva, costituendo la condotta in esame l’unico episodio di rilevanza disciplinare avvenuto in oltre 22 anni di carriera».
Il giudice ha sottolineato che, nel caso specifico, la contestazione disciplinare della società non fa menzione di beni aziendali danneggiati, «non potendosi ritenere tali alcuni scatoloni presi a calci dal magazziniere» senza provocare danni. [...]
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