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NARCO MUSEUM - NASCOSTO A NORD DI CITTÀ DEL MESSICO, NEL QUARTIERE GENERALE DELL’ESERCITO MESSICANO E DEL MINISTERO DELLA DIFESA, C’È IL “MUSEO DE ENERVANTES”, UNA INCREDIBILE MOSTRA DI OGGETTI REQUISITI AI NARCOS, COMPRESI STUPEFACENTI VARI, PARTICOLARISSIMI TIPO LA COCAINA NERA
Ioan Grillo per “Daily Beast”
Nascosto a nord di Città del Messico, nel quartiere generale dell’esercito messicano e del Ministero della Difesa, c’è il “Museo de Enervantes”, una incredibile mostra di oggetti requisiti ai trafficanti di droga, compresi stupefacenti vari, particolarissimi tipo la cocaina nera.
Nella stanza delle armi si trova un arsenale di pistole, fucili e granate, ma l’attrazione del museo è senza dubbio la stanza dedicata alla cultura narco, che ospita le costose opere che i signori della droga amano ostentare: rivoltelle in oro decorate con gemme preziose, con i nomi dei boss, di eroi come Emiliano Zapata e Pancho Villa, o di stilisti come Versace.
E ancora medaglioni degli Zetas, cellulari in oro, poltrone in legno intagliato, giubbotti antiproiettili, statue di guerrieri e templari. I narco-templari esistono e prima di una missione pregano sempre l’immagine del loro leader Nazario Moreno detto “El Chayo”, o Il Più Folle. I soldati hanno trovato anche preghiere a San Nazario, stampate su libri come normali preghiere cattoliche e vendute nei negozi messicani.
nazario moreno a capo dei narcotemplari
San Nazario è un santo misto, tra rockstar criminale e beato cattolico. E’ trattato come Dio, ha uno stuolo di monaci-guerrieri che lo venerano e ha scritto la sua Bibbia, intitolata “Mis Pensamientos” (I miei pensieri). Era un gangster capitalista, in realtà, estorceva denaro e comandava miniere di ferro e piantagioni di avocado.
In America non c’era guacamole, metallo e droga che non passasse per le sue mani. La sede del Più Folle era il Michoacán, l’intero apparato giudiziario e politico al suo servizio. Alcuni messicani si sono costituiti “vigilantes” per dare una mano alle forze di polizia e hanno imbracciato i fucili contro il cartello. Altri messicani sono emigrati negli Stati Uniti per la paura.
Nazario è morto due volte: a dicembre 2010, ucciso dalla polizia messicana e il Presidente Felipe Calderón gridò vittoria, ma da quel momento il crimine organizzato divenne più potente che mai. Nessuno aveva visto il corpo del boss, esisteva solo una tomba con il suo nome.
Cominciarono le apparizioni, Nazario era un fantasma avvistato ogni giorno, e infatti nel 2014 si scoprì che era vivo e vegeto. La seconda volta fu ucciso dai marines. L’altra versione è che fu picchiato a morte dai vigilantes e dalle sue stesse guardie del corpo, che ormai detestavano quella megalomania.
narcos 6
laboratorio droga al narco museo
Nazario scrisse una biografia di 101 pagine intitolata “They Call Me “The Maddest One”, distribuita agli affiliati in città e villaggi messicani. Il boss si considerava un “bandito sociale”, un idealista, ma era un assassino seriale e senza scrupoli, uno psicopatico che romanticizzava le sue imprese criminali.
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