DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" HA TROVATO LA SUA DIMENSIONE…
DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" HA TROVATO LA SUA DIMENSIONE NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA "DI SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI”. NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA SUBITO, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA” E ANCHE ALL’ARTE. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO…" - VIDEO
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beatrice venezi rinascimenti segreti
La Venezi si è spostata da Venezia a Padova, pochi chilometri in fondo. E poi i padovani avrebbero fondato Venezia, sebbene l’origine della città sia mitica, fatta di pergamene incerte tra le quali sguazzava lo storico degli storici della laguna, Marin Sanudo.
No, non è finta a dirigere al teatro Verdi di Padova, bensì a presentare un programma di Sky arte, “Rinascimenti segreti”, anche se di segreto c’è poco o nulla nel documentario su Padova e dintorni scritto da Paolo Cova e Arianna Marelli con regia di Claudio Poli prodotto da Roberto Pisoni con Didi Gnocchi.
E’ la partecipazione di Beatrice Venezi che rende il documentario interessante perché, diciamolo subito, qui la Venezi ha trovato la sua dimensione. Non stiamo scherzando, meglio di una delle sorelle Carlucci presa a caso, o di una Diletta Leotta mamma dilettevole, la Venezi, indossato un chiodo di pelle nera e panta neri di pelle aderenti, ripresa più da dietro che da davanti, mostrando i beni capelli biondi e sguardo che si innalza sino a cieli affrescati delle cupole ci accompagna nel Rinascimento che “è come una musica segreta che accompagna le nostre vite da sei secoli”.
Ovviamente per parlare d’arte ci sono gli storici (Stefano Zuffi, Paolo Cova, Fabrizio Lollini) e altri, ma lei ha voce suadente, legge il gobbo con capacità e guarda il telespettatore con una certa innata malizia. Gira tra il Palazzo della Ragione di Padova, la Cappella Ovetari e poi vai con Donatello e la statua del Gattamelata sino a tirar fuori una agendina nera e mettersi a leggere un passo di (ettepareva) Roberto Longhi sullo Squarcione (chi sarà mai?).
Alla fine, per dare un senso e uno spessore alla sua presenza, un senso che sfugga a quello di una “strafiga” (attributo malevolo e diminutivo affibbiatole da Andrea Ruggieri) qualsiasi, di una diletta velina o cosiddetta “giornalista” dell’ultimo momento, ecco che gli autori la lanciano in un paragone un tanto al chilo e le fanno dire che quanto ha visto di Donatello le ricorda il Lieder da “Des Knaben Wunderhorn” di Mahler dove si racconta di “Sant'Antonio va a predicare / ma trova la chiesa vuota! / Va allora al fiume / E predica ai pesci!”.
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Un passaggio “che poi riprende in una sua sinfonia e viene usata come scherzo da Berio negli anni Sessanta. Così è anche per l’opera di Donatello”, racconta il direttore o maestro/maestra Venezi… e vabbé, ma lo dico davvero: a/alla Venezi andrebbe affidato un programma per la divulgazione della musica classica subito, non La Fenice!
Sarebbe di aiuto per la solita tiritera di “avvicinare i giovani alla musica classica” e anche all’arte. L’amichettismo fa schifo, ma se inoltre gli amici li metti fuori posto…
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