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Raphael Zanotti per "La Stampa"
In questa storia c’è un bambino vittima di una violenza sessuale. In questa storia c’è una donna, prima moglie di un finanziere, poi compagna di un gioielliere. E ovviamente ci sono loro, il finanziere e il gioielliere. Anzi, loro non ci sono più. Perché ieri mattina alle 8.30 il gioielliere si è presentato alla porta del finanziere, si è fatto aprire dalla nuova compagna, è salito al piano superiore, ha sparato e ucciso il finanziere con la sua calibro 9, poi è sceso nell’atrio posteriore della casa e si è sparato a sua volta, uccidendosi.
In tutto due minuti, tre. Palazzolo della Stella è il piccolo paese friulano teatro di un delitto che è l’apice di una storia molto più complessa, che affonda le radici nel rancore accumulatosi in anni. Ora tutti bisbigliano, sanno, sparlano in paese. Ma nessuno se la sente di dire qualcosa.
I PROTAGONISTI
I fatti sono lì. L’assassino suicida si chiamava Angelo Brochetta, 66 anni, titolare della gioielleria Orogemma di Latisana. In passato ne aveva altre, di gioiellerie. Stava bene. Poi, la sua vita, ha avuto un tracollo. Tutto ha inizio anni addietro, quando Brochetta intreccia una relazione con una donna. La donna è sposata con un finanziere, Franco Pavan, 52 anni. È un militare della compagnia di San Giorgio a Nogaro, in servizio alla dogana del porto.
Lo chiamano “Johnny”. Tutti lo conoscono, in paese. Non solo perché, come raccontano oggi i suoi colleghi, la sua professionalità è specchiata, ma perché si dedica molto ad attività di volontariato. Solo a Santo Stefano il sindaco lo aveva premiato per la sua attività al servizio degli altri. Quando le storie di Pavan e Brochetta s’incrociano, però, nulla sarà più come prima. La storia tra Brochetta e la moglie del finanziere è già finita, ma Pavan, che di mestiere fa l’investigatore, si accorge che alcune cose non vanno. Indaga, approfondisce e a un certo punto denuncia Brochetta per una violenza sessuale su un minorenne.
I PROCESSI E LE CONDANNE
Il gioielliere si ritrova di punto in bianco imputato. Si professa innocente. Per cinque anni subisce processi e in questo periodo vede la sua vita andare a rotoli. Perde via via i suoi negozi. Si difende in aula, ma c’è poco da fare. Il tribunale lo condanna in primo grado. Fa appello, e nel maggio scorso arriva la seconda condanna: 7 anni di reclusione.
Con la prospettiva di un’ultima chance in Cassazione e il pagamento dei danni ai familiari della vittima, a cui Brochetta non riesce a stare dietro, la mente del gioielliere si avvita su se stessa. Imputa a una sola persona il baratro nel quale è finito: Franco Pavan, Johnny, il finanziere che tutti amano.
Un uomo che non può raggiungere fino al 2011 a causa di un ordine restrittivo che però, dopo le condanne, decade. E allora Brochetta decide per il gesto estremo, definitivo. In testa ha una sola cosa: la distruzione. Di se stesso, della sua nemesi Johnny, di tutti questi anni.
Un gesto imprevedibile, considerata la prescrizione vicina. Il suo avvocato Nino Orlandi oggi non ha parole: «Se avessi anche solo intuito...». Nessuno poteva. Nell’auto di Brochetta, gli investigatori troveranno due taniche di liquido infiammabile, stracci, un’accetta. Distruzione.
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