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IL DESTINO INCERTO DI IVECO - LA GUERRA DI SUCCESSIONE INTERNA AL COLOSSO INDIANO TATA MOTORS GETTA OMBRE SUL FUTURO DEL GRUPPO CHE PRODUCE TIR, VEICOLI COMMERCIALI, AUTOBUS E MOTORI - IL PRESIDENTE DEL GRUPPO NATARAJAN CHANDRASEKARAN HA ANNUNCIATO NEI GIORNI SCORSI CHE NON INTENDE RICANDIDARSI - MANCA SOLTANTO UN’AUTORIZZAZIONE PER IL LANCIO DELL’OPA SU IVECO, L'ULTIMO PASSAGGIO PER L’ACQUISTO DA CIRCA 3,8 MILIARDI DI EURO - GLI IMPEGNI PRESI DAL COLOSSO INDIANO PREVEDONO CHE LA SEDE RIMANGA A TORINO E CHE NON VENGA CHIUSO ALCUN STABILIMENTO...
Estratto dall’articolo di Carlo Pizzati per “la Repubblica”
[...] Vincono gli eredi. Così in America, in Italia e anche in India, dove però la famiglia in questo caso governa una multinazionale tramite trust filantropici. Ora è toccato a Tata, che sta per concludere l'acquisizione di Iveco. La guerra che inizia in un salotto di Mumbai finisce, per ora, con una lettera di cinque paragrafi.
Natarajan Chandrasekaran ha annunciato mercoledì che non chiederà un terzo mandato alla presidenza di Tata Sons e lascerà il 20 febbraio 2027. Ha aspettato sei mesi, poi si è tolto di mezzo pochi giorni prima dell'assemblea che avrebbe dovuto rinnovargli il posto in consiglio. [...]
I trust controllano il 66% della holding, ma una modifica statutaria del 2022 vieta a chi li presiede di guidare anche Tata Sons. La regola scritta per blindare la gestione manageriale oggi è la gabbia che costringe Noel Tata a esercitare il potere per interposto consigliere.
Non può prendere la poltrona, ma può impedire che la tenga qualcun altro. Gli argomenti non mancano: il gruppo, che ha 158 anni, sconta le perdite crescenti di Air India e il calo delle vendite di Jaguar Land Rover. [...]
presidente Holding Tata Sons N. Chandrasekaran
Restare privati significa sottrarre la holding alla contendibilità del mercato, tenerla lontana dagli obblighi di trasparenza di una quotata e lasciare intatto il controllo dei trust. Dentro i trust la faida era già finita in tribunale, con ricorsi al commissario per gli enti caritativi del Maharashtra e obiezioni sull'eleggibilità dei trustee. I vertici delle due parti sono stati convocati a Delhi dal ministro dell'Interno Amit Shah, con la ministra delle Finanze Nirmala Sitharaman. Non è servito.
La scena decisiva è dell'11 novembre: nella riunione dei trust vengono cooptati Neville Tata, figlio di Noel, e Bhaskar Bhat, e viene sciolto il comitato esecutivo, così i pieni poteri passano al presidente. La dinastia rientra dalla porta di servizio di un ordine del giorno. [...]
Il capitolo italiano ha un calendario impietoso. Manca una sola autorizzazione, attesa entro fine agosto, al lancio dell'Opa su Iveco: 3,8 miliardi di euro a 14,1 euro per azione, offerta ai primi di settembre, chiusura entro i primi di novembre, con i poteri speciali già esercitati da Roma.
A comprare non è la Tata Motors di Jaguar Land Rover ma la gemella dei veicoli industriali, nata dalla scissione del 2025, che mercoledì, in controtendenza rispetto al gruppo, ha chiuso in rialzo: più 1,59%. Il presidente è lo stesso Chandrasekaran, che dell'operazione è l'architetto e che il 29 giugno prometteva agli azionisti l'ingresso fra i primi quattro costruttori mondiali. Iveco cambierà proprietario quando chi l'ha voluta avrà poco più di tre mesi di mandato. Sul perfezionamento il rischio residuo è tutto in quell'ultima autorizzazione: il finanziamento è impegnato, la divisione difesa è già passata a Leonardo per 1,7 miliardi.
presidente della Holding Tata Sons N. Chandrasekaran
L'incognita è il dopo. Gli impegni sottoscritti valgono due anni dall'insediamento, fino all'autunno 2028, e prevedono la sede a Torino e nessuna chiusura di stabilimenti; sui dipendenti la formula è più cauta, l'acquirente "non prevede" riduzioni della forza lavoro come conseguenza diretta dell'operazione: un orizzonte che scavalca il febbraio 2027 e che dovrà essere onorato da un vertice non ancora individuato.
Per Torino e per Roma resta un avvertimento: nella struttura Tata chi decide non è l'amministratore delegato, e nemmeno il consiglio della holding, ma trust filantropici la cui governance dipende ormai da un commissario regionale per gli enti caritativi, che a uno dei due trust maggiori ha vietato perfino di riunirsi. Le garanzie occupazionali italiane sono state negoziate da un presidente che se ne andrà tre mesi dopo il passaggio di proprietà. E scadranno quando lui sarà fuori da quasi due anni.
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