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IL CASO DI ABDERRAHIM FAKIR, IL 42ENNE MAROCCHINO IN STATO DI ALTERAZIONE, MORTO A BOLOGNA DOPO L’INTERVENTO DELLA POLIZIA, CHIAMA IN CAUSA ANCHE LO STATO DI SALUTE DELLA SANITA’ – NEL CAPOLUOGO EMILIANO CI SONO DUE AUTOMEDICHE, MENTRE NELL’AREA METROPOLITANA I MEZZI SALGONO A OTTO – SECONDO I PRIMI RISULTATI DELL’AUTOPSIA, FAKIR E’ MORTO CON I POLMONI PIENI DI SANGUE. UN INTERVENTO TEMPESTIVO DI UN MEDICO AVREBBE POTUTO SALVARE LA SUA VITA? - LA DENUNCIA DI SNAMI, IL SINDACATO DEI MEDICI AUTONOMI: “C’È LA TENDENZA A INVIARE UN MEDICO SOLO SE...” - VIDEO 

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Estratto dall’articolo di Enrica Riera per “Domani”

 

Sedici minuti di auto separano il centro di Bologna dal Pilastro. Tra le case popolari e le nuove costruzioni del quartiere a nord-est del capoluogo emiliano da giorni non si parla d’altro. «Dopo la citofonata di Salvini, siamo tornati sulle cronache. Ma il fatto stavolta è ancora più drammatico», dice una donna, una 50ina d’anni, la zeta sorda, le buste della spesa in mano. In strada e poi nel parco un gruppo di giovani dalle nazionalità diverse torna sull’argomento: «Quell’uomo poteva essere salvato».

 

Frame esclusivo Tg1 caso Fakir

«Un medico – dice una ragazza nel capannello – avrebbe potuto sedarlo». Quel medico, però, nell’immediatezza dei fatti, non è arrivato. E Abderrahim Fakir, 42 anni, origini marocchine, è morto – dicono i primi risultati autoptici – coi polmoni pieni di liquido ematico e dopo uno schiacciamento che probabilmente gli ha ostacolato il respiro.  [...]

 

A Bologna città ci sono due automediche, nell’area metropolitana i mezzi con a bordo dottori sono otto. Il sistema è a rete. Espressione che sta a significare solo una cosa: in via Italo Svevo, nella tarda mattinata di domenica, sarebbe potuta arrivare, secondo le disponibilità, una qualunque di queste dieci ambulanze che prevedono la presenza di personale specializzato. «Nel 2023 – racconta un dottore che vuole rimanere anonimo –, un 60enne di Casalecchio è morto d’infarto: era in codice rosso, gli hanno mandato un’ambulanza senza sanitari». 

 

Nel caso di Fakir l’Ausl di Bologna sostiene che la centrale della polizia non abbia richiesto l’automedica. E che, in base a quanto trapela, le valutazioni del 118 siano state corrette. Al telefono nessuno avrebbe parlato di «crisi psichiatrica», bensì di «un uomo in forte stato d’agitazione». Cosa non ha funzionato per Fakir, compresi i motivi per cui è morto, lo accerterà la procura.

ABDERRAHIM FAKIR

 

Ci sono tante domande a cui rispondere: dal ruolo dei poliziotti, passando per la loro formazione, fino alle comunicazioni tra 113 e 118. «Forse c’è stato un errore di comunicazione o qualcuno, da una parte o dall’altra, ha sottovalutato le reali condizioni di salute di Abderrahim», spiega sempre quel dottore.

 

Di certo, la storia drammatica dell’uomo apre a riflessioni più profonde che toccano, non solo i protocolli sulle manovre di contenimento della polizia, ma anche lo stato dell’arte del sistema sanitario dell’Emilia Romagna e del resto del paese. «Con questi numeri di automediche, è normale che si sia costretti a mettere un attento filtro alle richieste – spiega il dottor Roberto Pieralli, presidente regionale e provinciale di Snami, il sindacato dei medici autonomi – C’è la tendenza, comprensibile, a inviare un medico solo se veramente necessario».

 

Pieralli, medico d’emergenza e ancora prima soccorritore sulle ambulanze, con altri colleghi e il sindacato ha per anni «contestato che l’Emilia Romagna non rispettasse i parametri riguardanti i mezzi di soccorso avanzato con medico e infermiere a bordo».

 

«In base ai decreti ministeriali, ogni 60mila abitanti per 350mila chilometri di territorio e popolazione, la regione dovrebbe avere 75 automediche. In realtà non arriva a 50», spiega il dottore che, con Snami, è riuscito a scongiurare i tagli paventati nella città di Bologna. [...]

 

Frame esclusivo Tg1 caso Fakir 2

Pieralli continua la sua battaglia: «Due automediche in città, considerato il numero di chiamate, sono poche. I medici ci sarebbero – a Bologna, nella stessa area coperta da quelle due automediche, abbiamo circa diciotto dottori di Guardia medica contro i due sulle ambulanze –, ma mancano i mezzi.

 

Una situazione denunciata più volte e ignorata. Così – dice ancora il medico sindacalista – è normale che si provi a tenere il più possibile libere le automediche per emergenze più certe e critiche. Se ce ne fossero di più molti problemi non ci sarebbero». [...]

 

Per Fakir l’automedica è arrivata dopo quella della Croce Rossa. Il mezzo è giunto in soli sei minuti. Il dottore presente non ha potuto che certificare la morte di Fakir, i cui ultimi istanti sono stati ripresi dai residenti del Pilastro.

 

Ci sono video in cui l’uomo è ripreso in tutta la sua fragilità. Chi gira quei reel sghignazza davanti allo spettacolo. «Indagini o meno, forse – è la voce che si leva dal capannello di giovani nel parco – siamo tutti colpevoli».

 

 

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