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jorge edson tavares e gessica notaro
Eva Cantarella per il “Corriere della Sera”
Accade spesso, purtroppo, che un uomo uccida quella che lui considerava la sua donna, quando questa lo abbandona. Se si può parlare di ragione di fronte a comportamenti simili, per trovarla si deve risalire all'antica concezione proprietaria del rapporto amoroso, che risale, ahimè, ai nostri più antichi antenati europei, sia greci sia romani.
Rimasta purtroppo nella mentalità di alcune sacche della popolazione maschile, in momenti di profonda crisi come quelli odierni questa concezione viene a volte vissuta come una delle poche se non l'unica sicurezza di una virilità arcaicamente intesa come capacità di dominare. E porta al femminicidio.
jorge edson tavares e gessica notaro
Ma a volte alla donna che abbandona accade anche di essere bella: bellissima, nella specie, come la giovane ex miss Romagna finalista al concorso per miss Italia recentemente aggredita dal suo ex. E in questo caso la donna che abbandona rischia anche di essere sfregiata. Come non interrogarsi sui possibili motivi di questo accanimento? Ancora una volta, io credo, tornando con la mente a quel passato al quale tuttora ci legano alcuni fili di continuità che hanno superato i millenni.
E a dimostrarlo mi pare stiano, con straordinaria chiarezza, i versi di un poeta: pochi versi conservati nelle Anacreontee (imitazioni tardo antiche della poesia di Anacreonte), dove si legge che «ai tori, la natura ha dato le corna, ai cavalli le unghie,/ alle volpi velocità, ai leoni una temibile dentatura;/ ha fatto i pesci adatti a nuotare, gli uccelli a volare, /agli uomini ha dato il senno, alle donne nulla. Ma ecco/che alle donne invece delle lance, invece degli scudi,/ dà la bellezza. E la donna bella vince ferro e fuoco».
Incredibilmente spesso considerati come un omaggio al genere femminile (come a quei tempi forse volevano essere), sono versi spaventosamente rivelatori: la bellezza - ci dicono - non è un pregio, una caratteristica che rende particolarmente apprezzabile una donna. È tutto quello che ha, il suo unico valore. Senza bellezza - dice il poeta - una donna non ha nulla.
Tornando agli episodi di cui sopra, viene da pensare che possa essere questa (consapevole o inconsapevole che ne sia l' autore) la logica perversa dello sfregio, che non è solo una punizione: non sei più mia, sembra pensare lo sfregiatore, ma non sarai mai più di un altro. Con la sua bellezza, lo sfregiatore cancella anche la donna che lo ha lasciato.
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