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Ilaria Maria Sala per "La Stampa"
Cresce la tensione nel Mar cinese meridionale. L'arroganza di Pechino - che pochi giorni fa ha installato una piattaforma petrolifera della China National Offshore Oil Corporation vicino alle Paracel, le isole contese con il Vietnam - sta provocando una serie di reazioni a catena.
Domenica scorsa, ad Hanoi, migliaia di persone hanno partecipato a una manifestazione anti-cinese, la più grossa degli ultimi anni, senza che le autorità muovessero un dito. In mare, poi, è stata sfiorata la crisi internazionale: le navi vietnamite si sono avvicinate a quelle cinesi e hanno cercato di speronarle.
Ma in precedenza le cose erano andate anche peggio. Negli ultimi giorni in Vietnam decine di migliaia di manifestanti hanno partecipato a proteste anti-Pechino: nei distretti industriali del Sud di Binh Duong e Dong Nai le fabbriche di proprietà cinese sono state date alle fiamme (anche se nella confusione pare che siano bruciati per la maggior parte impianti di Taiwan e Singapore).
Le autorità hanno messo a segno più di duecento arresti, ma i sentimenti anti-cinesi non accennano a diminuire. La risposta di Pechino è stata dura. Nel frattempo, però, è precipitata la situazione anche con le Filippine. Manila, infatti, ha denunciato la costruzione da parte cinese di una pista d'atterraggio alle isole Spratly, contese da entrambi i Paesi.
Come le Paracel, anche le Spratly si trovano in un'area del Mar cinese meridionale ricca di combustibili naturali. Secondo le Filippine, la pista di atterraggio dovrebbe nascere sul Johnson South Reef e i lavori sarebbero partiti già sei mesi fa.
Durante le ricerche internazionali per il ritrovamento del volo MH370 della Malaysia Airlines (scomparso l'8 marzo scorso), gli aerei filippini avrebbero potuto accertare le prime costruzioni.
A nulla sono valse le proteste ufficiali (d'altra parte anche quelle delle autorità vietnamite sono rimaste inascoltate) e Manila ha reagito con l'arresto di alcuni pescatori cinesi che avevano sconfinato nelle sue acque territoriali (a bordo delle loro imbarcazioni la guardia costiera filippina avrebbe trovato centinaia di tartarughe protette, pescate abusivamente per la rivendita sul mercato cinese).
Inoltre, quando il Segretario degli Esteri, Albert del Rosario, ha protestato, Pechino ha replicato che le isole Spratly sono di sua proprietà e che pertanto la costruzione della pista è legittima. Attualmente la Cina ha dispute territoriali con quasi tutti i vicini, in particolare con le nazioni del Sud-Est asiatico e con il Giappone.
Martedì il segretario di Stato americano John Kerry aveva provato a dire la sua, senza ottenere risultati. In un colloquio telefonico con la controparte cinese, il ministro degli Esteri Wang Yi, Kerry aveva accusato la Cina di «condurre azioni provocatorie» nella Regione.
Ma Pechino ha replicato che le sue acque territoriali sono quelle incluse nella «linea a nove trattini», che praticamente significa l'intero Mar cinese meridionale. In ogni caso, avendo finora rifiutato di negoziare con l'Asean, l'Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, e volendo discutere del problema con ogni singolo Stato, Pechino sta portando avanti una strategia che non promette altro che l'inasprirsi delle tensioni.
PROTESTA FABBRICA IN FIAMME PROTESTA VIETNAM CONTRO PECHINO
FABBRICA IN FIAMME PROTESTA VIETNAM CONTRO PECHINO
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