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Matteo Indice per “la Stampa”
Documento dopo documento, Gino Paoli si difende giocando la carta che aveva lasciato trapelare nelle scorse settimane: dimostrare che il conto svizzero su cui secondo la Procura ha esportato illegalmente nel 2008 2 milioni di euro, evadendo per 800mila il Fisco, è stato alimentato ben prima. E per farlo sfodera, con il fiscalista Francesco Illuzzi e il difensore Andrea Vernazza, un paio di carte più importanti delle altre: «Già in epoca antecedente prelevai da quel deposito, a riprova di come le movimentazioni siano molto più datate di quel che mi si contesta».
Paoli segnala, ad esempio, un “rimpatrio” di 146 mila euro pre-2008, dicendosi pronto a pagare se si concretizzassero contestazioni amministrative. Perché è fondamentale il confronto di ieri? Se il cantante riuscisse a dimostrare che il denaro è finito in Svizzera in tranche differenti e in momenti diversi, vacillerebbe il presupposto che sia tutto frutto di evasione fiscale, addebito che i pm Nicola Piacente e Silvio Franz gli muovono in base ad alcune intercettazioni. E variando l’origine del patrimonio e “retrodatandone” l’accumulazione, la vicenda si potrebbe trasformare in una formalità da qualche decina di migliaia di euro.
Il cantautore era stato iscritto sul registro degli indagati dopo una serie di intercettazioni della Finanza per l’inchiesta Carige: avevano imbottito di cimici lo studio del commercialista genovese Andrea Vallebuona, ritenuto uno dei consulenti principali di Giovanni Berneschi, ex presidente della banca, e dei suoi complici nelle compravendite immobiliari truffa, le cui plusvalenze venivano riciclate in Svizzera. Ma nella primavera 2014 i militari ascoltano anche un colloquio fra il professionista, Paoli e la moglie di quest’ultimo Paola Penzo.
L’artista fa riferimento a due milioni di euro da riportare in Italia «senza scudare» e frutto, per come sembra dalle registrazioni, di pagamenti in nero ricevuti per esibizioni alle feste dell’Unità. Non solo.
A un certo punto la compagna fa cenno a una cartellina di documenti cruciali e dice «la nascondiamo in un luogo sicuro...»; Paoli è invece preoccupato per gli imminenti accordi bilaterali Italia-Svizzera sulla comunicazione dei correntisti esteri e teme per la propria immagine.
L’anno cui si fa riferimento è il 2008, Vallebuona sarà arrestato dopo poche settimane per l’affaire Carige e Paoli si rivolgerà altrove. Ieri il nuovo colpo di scena: «Quel conto è fermo da prima - la sintesi delle dichiarazioni, secretate - lo provano le date dei miei prelievi. Non sono un evasore, ma se devo pagare qualcosa sono pronto ad assumermi le mie responsabilità».
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