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I “NEGOZIATI” CON LA RUSSIA SONO SOLO UNA PERDITA DI TEMPO: PUTIN NON VUOLE TRATTARE, MA SOLO GUADAGNARE MESI UTILI AD AVANZARE SUL CAMPO E IMPORRE IL MASSIMO DI DISTRUZIONE ALL’UCRAINA, APPROFITTANDO DELLA SPACCATURA OCCIDENTALE ALIMENTATA DA TRUMP – I PROPAGANDISTI DEL CREMLINO LO DICONO CHIARAMENTE, IN PATRIA, MENTRE ALL’ESTERNO GLI ALTI PAPAVERI DI MOSCA FINGONO DI MEDIARE. IL FILOSOFO ALEXANDER DUGIN: “NULLA AVVICINERÀ LA PACE TRANNE LA NOSTRA VITTORIA. CON L’OCCIDENTE SI PUÒ SOLO COMBATTERE. LA TRATTATIVA CON I RAPPRESENTANTI DI TRUMP È RIPUGNANTE” – IL NODO DEI NEGOZIATI È SEMPRE LO STESSO: IL DONBASS, CHE PUTIN VUOLE INTERAMENTE, ANCHE NELLE AREE NON OCCUPATE...
UCRAINA: AXIOS, DONBASS E CENTRALE ZAPORIZHZHIA NODI NEGOZIATI
stiuazione al fronte ucraino al gennaio 2026
(AGI) - I partecipanti ai negoziati ad Abu Dhabi hanno preso in esame le richieste della Russia sul Donbass e lo status della centrale nucleare di Zaporizhzhia. Lo riporta il portale Axios citando alcuni funzionari americani.
"Tutte le questioni sono state discusse durante due giorni di negoziati. I requisiti territoriali della Russia nel Donbass, col ritiro delle forze ucraine, la controversia sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, nonché le misure necessarie per la de-escalation da entrambe le parti", si legge su Axios.
vladimir putin steve witkoff jared kushner incontro a mosca 22 gennaio 2026
Ieri negli Emirati Arabi Uniti si sono conclusi colloqui di due giorni sulla sicurezza tra i rappresentanti di Mosca, Washington e Kiev, incentrati sulle questioni irrisolte del piano di pace statunitense. Secondo fonti concordanti, un nuovo ciclo di discussioni è previsto per il 1 febbraio.
Come ha osservato il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, gli americani hanno riconosciuto che senza risolvere la questione territoriale secondo la formula concordata ad Anchorage, non si puo' contare su una soluzione a lungo termine.
Sempre ieri, gli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff hanno parlato con il presidente russo Vladimir Putin per quattro ore a Mosca, in merito ai colloqui di pace trilaterali con l'Ucraina chiusi ad Abu Dhabi. Si sono "incontrati per circa quattro ore e, ancora una volta, si e' trattato di una discussione molto, molto produttiva, affrontando le ultime questioni aperte", ha dichiarato un funzionario americano alla stampa.
RUSSIA: PESKOV, METODI TRUMP NON CORRISPONDONO A NOSTRA LINEA
la stretta di mano tra putin e trump ad anchorage, alaska. foto lapresse
(AGI/Interfax) - "I metodi politici utilizzati dal presidente Donald Trump non corrispondono bene alla linea della Russia per la formazione di un mondo multipolare". Lo ha dichiarato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov.
RUSSIA: PESKOV, TRUMP E' UN "POLITICO ESPERTO"
(AGI) - "Trump e' un politico esperto". Lo ha dichiarato il portavoce presidenziale russo, Dmitry Peskov, in un'intervista al giornalista di "Russia1" Pavel Zarubin. Il suo apprezzamento e' arrivato dopo aver affermato che i metodi del presidente Usa non corrispondono del tutto all'approccio della Russia a un mondo multipolare.
DONBASS - AREA OCCUPATA DAI RUSSI E ZONA CONTESA
RUSSIA: PESKOV, NON CI DOBBIAMO PIEGARE IN GINOCCHIO A TRUMP
(AGI/Interfax) - "Trump e' in definitiva un sostenitore della risoluzione di tutto, parlando in russo, con il metodo 'in ginocchio'. Dice che si tratta di risolvere con la forza, ma in realta' si tratta di risolvere 'piegando [le persone] in ginocchio', come si dice nella nostra lingua. E coloro che si piegano [per questo], continueranno a piegarsi.
La cosa piu' importante e' che non dovremmo farlo". Lo ha dichiarato il portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov, in un frammento di un'intervista al giornalista Pavel Zarubin, creatore e conduttore del programma televisivo "Mosca, Cremlino, Putin" sul canale televisivo Rossiya 1 (VGTRK), pubblicato sul canale Telegram di quest'ultimo.
AVANZARE SUL CAMPO, MASSIMA DISTRUZIONE: LA DOPPIEZZA DI PUTIN TRA BOMBE E NEGOZIATI
Estratto dell’articolo di Paolo Valentino per il “Corriere della Sera”
la stretta di mano tra putin e trump ad anchorage, alaska. foto lapresse
Alla fine, tornano sempre ad Anchorage. Tornano al luogo della «redenzione» di Vladimir Putin sulla scena del mondo e della promessa trumpiana di una capitolazione dell’Ucraina, la sola formula che per il Cremlino è sinonimo di pace.
Inciampa come previsto sul Donbass, il gioco delle tre carte inscenato ad Abu Dhabi, dove per la prima volta i russi hanno accettato di sedersi con gli ucraini sotto l’egida amica degli Amerikanskiye partnyory , come ironicamente vengono chiamati gli americani. «Senza la soluzione delle questioni territoriali, secondo la formula concordata ad Anchorage, non ci sarà alcuna soluzione politico-diplomatica permanente», avverte Yurij Ushakov, consigliere di politica estera di Putin.
Senza questa, continua l’implacabile sillogismo, «gli obiettivi dell’operazione speciale saranno raggiunti sul campo». Ergo la guerra continua.
[...] Ma per capire la durezza negoziale di Vladimir Putin e la sua sostenibilità a dispetto del crescente affanno del sistema, occorre prendere a prestito da Leonardo Sciascia lo strumento del contesto.
Sul piano politico, la linea del Cremlino, ripetuta dai duri al vertice o declinata nei talk show dagli agit-prop del regime, è trasparente: avanzare fin dove è possibile, imporre il massimo di distruzione all’Ucraina, approfittando della scissione dell’Occidente alimentata da Trump. Mosca ha bisogno della vittoria per tornare fra le grandi potenze, quelle che decidono nella politica mondiale.
A fornire una base teorica è ancora una volta il filosofo ultranazionalista Alexandr Dugin, onnipresente sul suo canale Telegram, secondo il quale «nulla avvicinerà la pace tranne la nostra vittoria».
Dugin rivanga l’atavica diffidenza verso l’Occidente, al quale «non bisogna mai credere» perché «non mantiene la parola data» e «non rispetta gli accordi». Conclusione: «Con l’Occidente si può solo combattere, per quanto difficile possa essere». Dugin si scaglia contro quella parte dell’élite russa —il riferimento è probabilmente a Kirill Dmitriev, il negoziatore di Putin non a caso soprannominato «l’americano» — che partecipa con «troppo ardore alla ripugnante trattativa con i rappresentanti speciali di Trump».
la situazione a pokrovsk e nel donbass 1 novembre 2025
Poi ci sono i cosiddetti commentatori «patriottici», in testa il blogger e editorialista della Komsomolskaya Pravda , Aleksandr Kots, secondo cui occorre tenere separate la guerra e la trattativa. Mentre prosegue la prima, vada pure avanti quest’ultima, dice, ma su cosa? Kots smonta la proposta ucraina di una «tregua energetica» sulla quale Kiev «non ha nulla da offrire».
Dunque: «Rinunciare agli attacchi alle petroliere? Abbiamo già dimostrato che causiamo loro danni molto più gravi». Resterebbe uno scambio di prigionieri: «Non lo abbiamo mai rifiutato». Ma di sicuro, avverte Kots, «non ci sarà un compromesso territoriale».
«Nessuno ha intenzione per ora di firmare alcun accordo», dice Yuri Podolyaka, che vanta 3 milioni di follower su Telegram. Sulla proposta di Kiev del cessate il fuoco energetico emette una sentenza di condanna anche un editoriale di Ria Novosti : «La spina dorsale energetica del regime di Kiev sta già iniziando a sgretolarsi».
RUSTEM UMEROV - KYRILO BUDANOV - VOLODYMYR ZELENSKY - DONALD TRUMP
[...] Ampliando lo spettro, uno che il Cremlino ha bollato come «agente straniero», il blogger Roman Aliokhin, spara una salva preventiva sul Board of Peace per Gaza, proposto da Trump, che ha invitato Putin a farne parte, ma senza al momento riceverne una risposta definitiva: «In simili consigli di pace, la Russia non sarà mai un partner alla pari. Se vogliamo sopravvivere non solo come territorio ma come soggetto della Storia, dobbiamo pensare in termini di architettura del nostro potere, non di reazioni a iniziative altrui».
Fin qui il contesto, che ci spiega come Vladimir Putin non agisca in un vuoto e lascia pochi dubbi quanto alla doppiezza con cui i russi partecipano al negoziato in corso, facendo finta di trattare con i due immobiliaristi fiduciari di Trump, mentre l’Armata continua a seminare morte e devastazione in Ucraina.
volodymyr zelensky donald trump conferenza stampa a mar a lago foto lapresse
E ci dice quanto il nodo del Donbass non sia mera questione territoriale agli occhi dello zar. Il quale ha una missione da compiere e sa che al momento può contare sul fronte interno. C’è ancora qualcuno disposto a dire che Putin vuole la pace, quando è ormai chiaro che per lui finché c’è guerra c’è speranza?
vladimir putin e le sanzioni europee
donald trump vladimir putin anchorage, alaska foto lapresse
vladimir putin steve witkoff jared kushner josh gruenbaum incontro a mosca 22 gennaio 2026
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