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“I PROMESSI SPOSI”? QUEL ROMANZO NON S’HA DA FARE! – IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, GIUSEPPE VALDITARA, “BOCCIA” IL ROMANZO DI ALESSANDRO MANZONI PER I PRIMI DUE ANNI DEL LICEO: “NON È PIÙ UN CONTEMPORANEO CLASSICO, AL BIENNIO STUDIATE LIBRI PIÙ FACILI” – VALDITARA PROPONE AI LICEALI ALTRI CLASSICI COME FENOGLIO, PAVESE, LEVI, MA ANCHE GIALLI, FANTASY E SCENEGGIATURE. E IL CAPOLAVORO DELLO SCRITTORE LOMBARDO? SOLO AL QUARTO ANNO…
Estratto dell’articolo Viola Giannoli per www.repubblicas.it
I promessi sposi «non sono più un classico contemporaneo». Quel romanzo, al biennio del liceo, non s’ha da fare. Va slittato al quarto anno, ricollocato nel suo tempo, quando alle superiori si studia l’Ottocento. Non è solo datato, ma anche troppo difficile, secondo il ministero dell’Istruzione e del Merito.
«In alternativa — dunque — a discrezione dell’insegnante, sarà possibile far leggere integralmente agli studenti altri libri meno complessi dal punto di vista linguistico. Fenoglio, Pavese o Levi, si suggerisce per esempio. La novità più rilevante introdotta per la letteratura italiana dalle nuove indicazioni nazionali per i licei appena partorite dalla commissione ministeriale guidata dalla pedagogista Loredana Perla, ha già scatenato «il dibattito», per dirla alla Nanni Moretti.
Il romanzo di Alessandro Manzoni, si ricorda nel documento pubblicato dal Mim, era stato introdotto nei programmi nell’Ottocento come esempio di «classico contemporaneo». Non essendolo più, il ministero invita ora i prof a metterlo da parte fino al quarto anno di studi.
E a proporre invece per i primi due anni agli studenti, non solo l’epica, Omero, Virgilio, Ovidio, Ariosto, Tasso, la Bibbia e il Corano, le poesie di Eugenio Montale e di Patrizia Cavalli, ma anche la lettura integrale di altri autori italiani e stranieri che raccontano oggi il «classico contemporaneo»: Alberto Moravia e Elsa Morante, Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini, Stefano Benni e Domenico Starnone, Fëdor Dostoevskij e Emily Brontë, J.R.R. Tolkien e Philip Dick, Agatha Christie e Stephen King.
Almeno «tre libri l’anno», che diventano «quattro-cinque» nel secondo biennio, scelti tra gli «autori che di norma piacciono agli studenti», si legge alle voci di Niccolò Ammaniti o di George Orwell. Al posto del grande lombardo, meglio i gialli, la fantascienza, gli horror o le «strane storie» di Roald Dahl. E ancora: i saggi, i testi teatrali, le sceneggiature di film o di serie tv. Per Manzoni, dice il Mim, c’è tempo.
[…] Al quarto anno però dovranno essere recuperati e letti «come un normale romanzo, senza sommergerli di analisi in classe. Allenarsi a leggere testi lunghi, anche senza capirne ogni singola parola, è utile, specialmente per l’attuale generazione abituata alla comunicazione breve», scrivono i prof scelti dal Mim. […]
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