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“IL CROLLO DEL PONTE MORANDI SI POTEVA EVITARE” – DOPO 8 ANNI SI CHIUDE IL PROCESSO DI PRIMO GRADO PER LA STRAGE DEL 2018 CHE UCCISE 43 PERSONE. L'ALLORA AD DI AUTOSTRADE PER L'ITALIA, GIOVANNI CASTELLUCCI, VIENE CONDANNATO A 12 ANNI PER OMICIDIO STRADALE E CROLLO COLPOSO - MAXI PENA ANCHE PER L'EX CAPO MANUTENZIONE DI ASPI - LE FAMIGLIE DELLE VITTIME IN AULA: "CI SONO STATE TROPPE ASSOLUZIONI, NON È ANDATA COME SPERAVAMO” - GLI EREDI DEL PROGETTISTA MORANDI: "QUESTA DECISIONE PONE FINE AL VILE E BIECO TENTATIVO DI ATTRIBUIRE LA RESPONSABILITÀ DEL DISASTRO A CHI QUEL PONTE LO AVEVA PROGETTATO”
Marco Lignana per "la Repubblica" - Estratti
La lettura di un verdetto atteso otto anni è lunga e complessa Le facce sono stranite, confuse.
Quel che nell'aula bunker del tribunale di Genova arriva subito chiaro è la parola "condanna". Accanto al nome di chi ricopriva il ruolo di top manager il 14 agosto 2018, quando 200 metri di Ponte Morandi crollarono uccidendo 43 persone. In primis, l'allora amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci, condannato a 12 anni per omicidio stradale e crollo colposo.
Né applausi né urla, nessuna manifestazione estrema di soddisfazione o delusione come invece si vede spesso in questi maxi processi italiani, giganti giuridici figli di disastri — ora lo dice una sentenza, seppur di primo grado — dovuti all'incuria umana.
Chi ha perso un figlio, un genitore, un cugino piange, sorride, si abbraccia, magari nota deluso «le troppe assoluzioni, non è andata come speravamo».
Ma sempre con enorme dignità: «È il crollo della cortina di fumo che ha aleggiato sulla verità», dice Egle Possetti, presidente del Comitato parenti vittime Ponte Morandi, che nel disastro ha perso sorella, cognato, nipoti adolescenti.
E poi: «Nessuno è obbligato a fare l'amministratore delegato di una grande azienda e a onori economici, retribuzioni importanti, corrispondono anche oneri». Solo a Napoli, su Facebook, si scrivono parole cariche di rabbia. Per Laura Battiloro, sorella di Giovanni, un'altra vittima, «giustizia non è stata fatta e la legge non è in grado di dare dignità alla morte con una pena esemplare».
GIOVANNI CASTELLUCCI COME LORD VOLDEMORT
Il discorso non vale soltanto per chi come Castellucci è già in carcere per un altro dramma, il pullman precipitato dal viadotto Acqualonga di Avellino.
Il collegio presieduto da Paolo Lepri infligge ad esempio 11 anni a Michele Donferri Mitelli, un tempo responsabile delle manutenzioni di Aspi, per decenni figura centrale nella concessionaria. E 8 anni a Riccardo Mollo, ex direttore generale.
Certo a guardare le richieste dei pm Walter Cotugno e Marco Airoldi, 56 condanne su 57 imputati, l'accusa pare quantomeno ridimensionata: 32 condannati, 25 assolti. Quattrocento anni di pena chiesti complessivamente, 177 inflitti.
GIOVANNI CASTELLUCCI IN TRIBUNALE
Ma al di là dei numeri, come sottolinea il legale del comitato dei parenti Raffaele Caruso, «la sentenza dice che l'impianto dell'accusa è stato confermato ed era corretto».
Soprattutto «c'è stata una scelta di andare a cercare in ogni settore, distinguere ogni singola posizione. Le stesse assoluzioni ci dicono che i giudici hanno guardato cosa ha fatto ciascuno e non semplicemente il ruolo».
E allora anche per il tribunale quel difetto di costruzione che pure c'era, nello strallo della pila 9 collassato, di certo non può rendere innocenti tutti gli imputati. Lo hanno ricordato pure i familiari dell'ingegnere Riccardo Morandi: «Questa decisione pone fine al vile e bieco tentativo, iniziato già poche ore dopo il crollo e riproposto nel corso del procedimento giudiziario, di attribuire la responsabilità del disastro a chi quel ponte lo aveva progettato».
CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
Per i giudici, invece, quel che è accaduto era prevedibile, e dunque evitabile. Perché già negli anni ‘90, quando si era scoperto un grave ammaloramento sullo strallo della pila gemella 11, si sarebbe dovuto indagare a fondo anche sulla 9. E perché negli ultimi anni di vita del viadotto Polcevera, quando dal 2015 finalmente si progettò quel piano di rinforzo che avrebbe evitato morte e devastazione (lo hanno detto anche i periti) nessuno alzò un dito per evitare che la situazione degenerasse.
A pagare sono dunque manager e tecnici di Aspi, dell'allora società gemella incaricata dei controlli e della manutenzione Spea, ma anche del ministero delle Infrastrutture, lo Stato che non ha sorvegliato sulla concessionaria. A pesare non poco, soprattutto per quanto riguarda le condanne dei vertici, le pronunce della Cassazione proprio su Avellino e sul disastro di Viareggio.
CROLLO PONTE MORANDI GENOVA
PONTE MORANDI
PONTE MORANDI
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