bryan johnson

“IL MIO STOMACO SI STA DIVORANDO DA SOLO” – BRUTTO SCHERZO DEL DESTINO A BRYAN JOHNSON, L’IMPRENDITORE AMERICANO CHE HA SPESO MILIONI DI DOLLARI PER RALLENTARE L’INVECCHIAMENTO, INSEGUENDO L’IMMORTALITÀ: IL 48ENNE HA RIVELATO DI ESSERE AFFETTO DA GASTRITE AUTOIMMUNE, UNA PATOLOGIA RARA CHE PORTA IL SISTEMA IMMUNITARIO AD ATTACCARE LA MUCOSA DELLO STOMACO – SI TRATTA DI UNA MALATTIA INCURABILE, CLASSIFICATA COME SITUAZIONE “PRECANCEROSA” – E PENSARE CHE, PER RAGGIUNGERE IL SUO OBIETTIVO, JOHNSON SI “TORTURA” DA ANNI, TRA DIETE FERREE, OLTRE 100 PILLOLE AL GIORNO, TRASFUSIONI DI SANGUE, ELETTROSHOCK AL PENE E SESSO PROGRAMMATO…

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CHI VUOLE VIVERE PER SEMPRE? – I RICCONI SONO OSSESSIONATI DALL’ETERNA GIOVINEZZA: IL CASO PIÙ ECLATANTE È QUELLO DI BRYAN JOHNSON IL MILIARDARIO AMERICANO CHE HA RIVELATO DI SPENDERE OLTRE 2 MILIONI DI EURO L'ANNO TRA DIETE, MEDICI E STAFF PERSONALIZZATO PER RALLENTARE L'INVECCHIAMENTO – LA SUA ROUTINE? OLTRE 100 PILLOLE AL GIORNO, ESERCIZI OGNI GIORNO, DIGIUNO DOPO LE 11, MA SOPRATTUTTO TRASFUSIONI, NIENTE SOLE, L’ELETTROSHOCK AL PENE E SESSO PROGRAMMATO –VALE LA PENA TORTURARSI COSÌ PER OTTENERE QUALCHE ANNO IN PIU' DI VITA?

https://www.dagospia.com/cronache/come-mai-i-ricconi-ossessionati-dall-eterna-giovinezza-caso-piu-eclatante-420177

 

Estratto dell’articolo di Cristina Ravanelli per www.corrier.it

 

bryan johnson

[…] Bryan Johnson, 48 anni, imprenditore tecnologico statunitense e fondatore di Blueprint, noto per aver investito milioni di dollari nel tentativo di rallentare l’invecchiamento e per il documentario Netflix Don’t Die: l’uomo che vuole vivere per sempre ha raccontato sui social di essere affetto da gastrite autoimmune (Aig), una patologia rara che porta il sistema immunitario ad attaccare la mucosa dello stomaco.

 

In un post ha scritto: «Il mio stomaco si sta divorando da solo. Il mio corpo ha iniziato a sviluppare un processo autoimmune che ha colpito la tiroide e poi la mucosa gastrica».

la routine di bryan johnson

 

CHE COS’È E COME SI SCOPRE

«La gastrite autoimmune è una patologia rara, spesso non diagnosticata, che riguarda circa il 2 per cento della popolazione. In molti casi però rimane  "silenziosa" perché non dà sintomi particolari, ma solo una sensazione di sazietà precoce e di digestione lenta. Di solito la si scopre con un semplice esame del sangue per rilevare l’eventuale presenza di anticorpi contro le cellule parietali dello stomaco», spiega il Vito Annese, direttore dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Irccs Policlinico San Donato, professore di Gastroenterologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano –

 

BRYAN JOHNSON

«Il sistema immunitario attacca le cellule dello stomaco, causando un’infiammazione (gastrite) e una progressiva distruzione della mucosa (gastrite atrofica). In questo modo si riduce in maniera progressiva la presenza di ghiandole che producono l’acido gastrico, cioè le principali ghiandole dello stomaco: la riduzione della produzione di acido determina sua volta la riduzione di assorbimento del ferro e di assorbimento della vitamina B12 per deficit di produzione del fattore intrinseco aumentando il rischio di sviluppare un’anemia.

 

Nel caso in cui la gastrite abbia causato un’anemia importante e carenza di vitamina B12 possono verificarsi anche astenia, sensazione di mancanza di respiro e formicolii oppure parestesie agli arti inferiori».

 

I TRATTAMENTI

La gastrite autoimmune è una malattia incurabile perché, a oggi, non esiste una terapia che possa portare a una risoluzione definitiva. L’obiettivo della terapia è la gestione dei sintomi, la supplementazione vitaminica e la prevenzione delle complicanze a lungo termine.

 

[…] «Il sogno di immortalità di Bryan Johnson non sarà spezzato per questa diagnosi: la gastrite autoimmune non è una patologia che accorcia la vita.

BRYAN JOHNSON

 

Bisogna però sottoporsi a controlli periodici per rilevare eventuali cambiamenti o danni più gravi, generalmente facendo una gastroscopia ogni 2-3 anni perché è classificata come situazione precancerosa. Ben venga che l’imprenditore voglia condividere le informazioni sui social ma senza fare terrorismo perché l’andamento della patologia è generalmente benigno. Parlarne pubblicamente può aumentare la conoscenza e magari spingere le persone a fare ulteriori controlli nel caso di anemia non ben spiegata». […]

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