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LO SCONTRO TRA CINA E GIAPPONE RICADE ANCHE SUL TURISMO - I GIAPPONESI ACCUSANO I TURISTI CINESI DI AVER "INVASO" LA CITTA' DI KYOTO - IN REALTA', I VIAGGIATORI CINESI SONO CROLLATI DEL 60% A CAUSA DEI RAPPORTI SEMPRE PIÙ TESI TRA LE DUE NAZIONI - LA PREMIER NIPPONICA SANAE TAKAICHI HA IPOTIZZATO UNA POSSIBILE RISPOSTA MILITARE IN CASO DI ATTACCO CINESE A TAIWAN E PECHINO HA SCONSIGLIATO AI PROPRI CITTADINI DI ANDARE IN GIAPPONE...
(ANSA) - Nonostante il drastico crollo dei turisti dalla Cina a Kyoto negli ultimi mesi, complice il peggioramento delle relazioni tra Pechino e Tokyo, i visitatori cinesi vengono ritenuti i principali responsabili del sovraffollamento della antica capitale.
È quanto emerge da un rapporto dell'ente per il turismo della città giapponese, secondo cui molti residenti attribuiscono ai gruppi cinesi la colpa del traffico pedonale, dei prezzi alberghieri in aumento e della congestione dei mezzi pubblici, nonostante il calo effettivo delle presenze. I pernottamenti di visitatori dalla Cina, saliti dell'8,8% nel 2025, sono scesi quest'anno di circa il 60% su base annua, portando la quota cinese sotto il 10% dei turisti stranieri in città.
A livello nazionale gli arrivi dal Paese del Dragone sono precipitati oltre il 56% nel primo semestre, con una spesa in calo del 48,8%, dopo che a metà novembre Pechino aveva invitato i propri cittadini a evitare il Giappone. L'appello è seguito alle dichiarazioni della premier Sanae Takaichi, che aveva ipotizzato una possibile risposta militare giapponese in caso di attacco cinese a Taiwan, riaccendendo la tensione bilaterale.
Analisti ed esperti del settore turistico avvertono che la copertura mediatica quasi quotidiana sulle frizioni diplomatiche ha amplificato pregiudizi e stereotipi, alimentando un'ostilità verso i cinesi non giustificata dai numeri: il calo dei visitatori è stato in gran parte compensato dalla crescita di arrivi da Corea del Sud, Taiwan e Stati Uniti, favorita anche dallo yen debole.
Sul campo, tuttavia, la percezione di affollamento resta forte: zone come Kiyomizuzaka e Nishiki Market restano gremite di turisti internazionali, mentre altre, come Hanamikoji, appaiono più tranquille. Per gli osservatori, il calo cinese non risolverà la crisi di sovraffollamento della città, né comprometterà in modo decisivo l'obiettivo di Tokyo di 60 milioni di visitatori entro il 2030.
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