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LE ALTRE PASSIONI DI EPSTEIN, OLTRE ALLE MINORENNI E AGLI INTRALLAZZI POLITICO-FINANZIARI: GLI HACKER E LE CRIPTOMONETE – DAI FILE RESI PUBBLICI DAL DIPARTIMENTO DI GIUSTIZIA USA EMERGONO I CONTATTI DEL FINANZIERE PEDOFILO CON ESPERTI DEL MONDO INFORMATICO E DELLA CYBERSICUREZZA. COME L’HACKER ITALIANO VINCENZO IOZZO CHE, IN UNA MAIL DEL 2014, INDICA “IL VATICANO E MONACO COME PICCOLI STATI SOVRANI POTENZIALI TERRENI FATTIBILI” PER SPERIMENTARE MONETE VIRTUALI – NEL 2016 IOZZO RIMEDIA A EPSTEIN I BIGLIETTI PER LA “DEF CON”, LA CONVENTION ANNUALE DEGLI HACKER DI LAS VEGAS, A CUI IL FINANZIERE DICE DI VOLER PORTARE “L'EX PREMIER ISRAELIANO EHUD BARAK, IL MILIARDARIO AMERICANO TOM PRITZKER E QUATTRO RAGAZZE…”
Estratto dell’articolo di Anna Lombardi per "la Repubblica"
Non solo ragazze, finanza, e politica. Fra le passioni del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein c'erano pure cybersicurezza e bitcoin. Interessi motivati da un mix di ricerca del profitto, desiderio di influenzare quei settori all'epoca emergenti e interesse in tecnologie capaci di rimuovere informazioni dai motori di ricerca online. Tutti argomenti di cui nei file rilasciati dal Dipartimento di Giustizia si trovano numerose tracce.
Il faccendiere aveva stretti legami con numerosi esperti di quel mondo. Gente, per dire, come Jeremy Rubin: l'informatico che contribuì al lancio della "Digital Currency Initiative" del Mit che nel 2015 promuoveva tecnologie di valuta digitale open source e neutrali.
C'era anche un italiano: Vincenzo Iozzo, calabrese laureatosi al Politecnico di Milano nel 2010, all'epoca dei primi contatti già vincitore di tre Pwn2Own, la sfida tra hacker per trovare falle nei software.
A presentarlo a Epstein è Joi Ito, il giapponese che era capo del visionario MediaLab del MIT e anche una delle prime carriere a essere troncate dalla morte in carcere del finanziere: costretto alle dimissioni nel settembre 2019 per aveva accettato un finanziamento da 7 milioni dal finanziere.
Il 6 maggio 2013 scrive all'amico Jeffrey: «Vincenzo è uno dei migliori esperti di sicurezza della rete che conosco. Sto lavorando con lui all'idea di un'azienda. È spesso a New York, se hai tempo, devi contattarlo». Funziona. Iozzo entra nel circuito.
[…] la maggior parte dei file consistono in informazioni logistiche scambiate con la storica assistente del miliardario, Lesley Groff. Più interessanti – ma sempre leciti – i messaggi scambiati direttamente con Epstein. In una mail dell'agosto 2014, ad esempio, parlando di blockchain e valuta digitale, gli indica «il Vaticano e Monaco come piccoli Stati sovrani potenziali terreni fattibili» per sperimentare moneta virtuale.
«Dici che ti piacciono i grandi hack» scrive Iozzo: «Vendere ad aziende o a grandi Paesi occidentali una valuta che in realtà non esiste è probabilmente l'hack più definitivo del mondo». Quando poi, in due occasioni, Epstein esprime il suo interesse per il Def Con, la convention degli hacker che si tiene annualmente a Las Vegas, è sempre lui che si offre di procurare i biglietti per lui e i suoi ospiti.
Nel 2016 il finanziere gli dice di voler portare con sé addirittura «l'ex premier israeliano Ehud Barak, il miliardario americano Tom Pritzker e quattro ragazze». La visita non avviene. Nel 2018, invece, Epstein vuol incontrare il "fondatore" di Black Hat, fra le più importanti conferenze di settore. Iozzo risponde che quello non ne vuol sapere a causa di «ciò che si trova online su di te».
Nei file si trova pure l'insinuazione che Iozzo sia qualcosa di più: in un documento dell'Fbi un informatore parla di un "hacker personale" di Epstein. Non fa nomi, ma la descrizione è quella di un «cittadino italiano nato in Calabria, la prima persona ad hackerare e trovare vulnerabilità in Blackberries e iOS».
Iozzo, oggi Ceo di SlashID, piattaforma di sicurezza di identità digitale non ci sta. E affida la sua reazione al sito americano Straight Arrow News: «Purtroppo ho conosciuto Epstein per motivi professionali. Non ho mai osservato né partecipato ad attività o comportamenti illegali». Affermando pure che «persone che stimavo e ammiravo minimizzavano enormemente la portata delle sue azioni orribili». [...]
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