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“L'INTERVENTO AMERICANO IN VENEZUELA SEGNA IL PASSAGGIO DALL'ERA DELLE ALLEANZE IN OCCIDENTE ALL'ERA DELLE ZONE D'INFLUENZA CHE LO SPACCANO” – L’AMBASCIATORE STEFANINI: “C'E' L'EURASIA PER LA RUSSIA DI PUTIN, LE AMERICHE PER GLI STATI UNITI DI TRUMP, L'ASIA-PACIFICO PER LA CINA DI XI JINPING. L'EUROPA, CHE RIMANE FUORI, AFFRONTA UN TRIPLICE PROBLEMA: RESISTERE ALL'ESPANSIONISMO RUSSO, COMPETERE ECONOMICAMENTE E TECNOLOGICAMENTE CON LA CINA E…”
Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”
L'intervento americano in Venezuela è l'ultimo chiodo sulla bara del mondo post-1945. Segna il passaggio dall'era delle alleanze che aggregavano l'Occidente – Nato, G7 e altri formati - all'era delle zone d'influenza che lo spaccano.
Le "zone d'influenza" non coprono l'intero orbe terracqueo ma una buona parte: l'Eurasia per la Russia di Vladimir Putin, le Americhe per gli Stati Uniti di Donald Trump, l'Asia-Pacifico, comprendente Taiwan e il mar cinese meridionale e settentrionale fino alla "linea a nove trattini", per la Cina di Xi Jinping. L'Europa rimane fuori. Non necessariamente un male.
xi jinping donald trump vladimir putin
Se non fosse per l'allentamento del rapporto transatlantico di cui ha ancora bisogno per la propria sicurezza.
Se poi il «ripristinare la preminenza americana nell'emisfero occidentale», proclamato da Trump, comprende anche l'Ipo ostile sulla Groenlandia, il rapporto è a rischio di rottura.
Col "ritorno alle Americhe", ove necessario con le cannoniere, della politica estera americana, lo scenario internazionale abbandona l'organizzazione basata sul diritto per una coabitazione […] cede il passo alla legge del più forte.
xi jinping putin kim jong-un e donald trump - vignetta by ellekappa
Donald Trump è convinto di essere l'artefice della trasformazione – e se ne vanta.
In realtà egli la porta solo a compimento. Il merito, o demerito, di averla iniziata va a Vladimir Putin che ha fatto della guerra contro l'Ucraina lo strumento per ristabilire una zona d'influenza russa estesa all'ex-Unione Sovietica, Baltici esclusi – forse e per ora. Le "cause profonde" […] altro non sono che il controllo dell'Ucraina, riconducendola all'ovile a sovranità limitata della sfera russofila.
vladimir putin donald trump e xi jinping vecchi - immagine generata dall intelligenza artificiale
Trump e Rubio sono più espliciti – dicono che l'obiettivo americano a Caracas è un governo controllato da Washington. Con l'amicizia senza limiti e il sostegno all'economia di guerra russa, Xi Jinping aveva immediatamente aderito alla visione russa delle zone d'influenza, ovviamente anche pro domo sua. Mancavano gli Stati Uniti di Joe Biden, tenacemente attaccati al contrasto della Russia in Ucraina. Trump rovescia il paradigma: il Venezuela viene prima dell'Ucraina oggi; forse, di Taiwan domani. Mentre i loro ambasciatori all'Onu prendono le difese, verbali, della legalità internazionale, Mosca e Pechino prendono appunti.
Grandi potenze e zone d'influenza non sono la stessa cosa. Le une sono, da sempre, gli attori principali che determinano gli equilibri, o le guerre, regionali o mondiali. Ed è inevitabile che facciano sentire il loro maggior peso sui vicini, specie se più piccoli e/o più deboli (talvolta antagonizzandoli). Ma adesso l'influenza sui Paesi perimetrali da derivato di potenza posseduta diventa una strategia per acquistarne di più. Specie la Russia ha bisogno di una zona d'influenza per essere grande potenza al pari delle altre due, altrimenti è relegata a potenza "regionale" più testate nucleari e idrocarburi.
XI JINPING - DONALD TRUMP - VLADIMIR PUTIN
Impeccabile a parole – Carta Onu, Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, Atto Finale di Helsinki - l'ordine mondiale post-1945 ha lasciato a desiderare nell'attuazione. Le guerre e le aggressioni non sono mancate. Tuttavia, il pur frequente uso della forza era l'eccezione alla regola del rispetto delle sovranità nazionali, dell'integrità territoriale, dell'inviolabilità dei confini ecc. Tutto questo viene meno nel momento in cui si riconosce alle grandi potenze una area geografica nella quale possono operare in nome senza rispettare questi limiti.
Nella misura in cui ciascuna si accontenta della rispettiva "zona di rispetto" si attenua il rischio che vengano alle mani fra loro – quindi di una terza guerra mondiale fra Paesi armati fino ai denti di missili e testate atomiche. Nel momento in cui Trump dà la precedenza al Venezuela e al canale di Panama sulla sicurezza europea stabilisce immediatamente un rapporto amichevole con Putin.
Dalle "zone d'influenza" rimangono fuori, oltre una grossa fetta di Occidente (Europa e l'Australia): l'Asia meridionale dove l'India è certamente la potenza dominante ma, a parte il conflitto latente col Pakistan, senza grandi mire espansive, più Giappone, Corea del Sud e Asean; il Medio Oriente, dove si fronteggiano attori regionali di prima grandezza; l'Africa. Questa larga parte del mondo, che comprende molti Paesi emergenti, economicamente e culturalmente vibranti, è però teatro di una competizione accesa fra le tre grandi potenze con la Cina probabilmente in testa per capacità di penetrazione economico-commerciale-tecnologica.
VLADIMIR PUTIN DONALD TRUMP XI JINPING - MATRIOSKE
Gli Usa mantengono un forte potere di attrazione pur in calo di soft power causato delle politiche di Trump condizionate dall'ossessione anti-migratoria. La Russia si affida all'unica commodity esportabile oltre petrolio e gas: armi e mercenari, che hanno presa con un gruppetto di regimi militari autoritari in Africa.
L'Europa affronta un triplice problema: resistere all'espansionismo russo; competere economicamente e tecnologicamente con la Cina; gestire le conseguenze del ritorno degli Usa ad un isolazionismo nazionalista panamericano che antepone alla leadership transatlantica il dominio continentale. A questi Usa "back to the future" di una dottrina Monroe dell'800 non servono alleati, solo "allineati" magari anche ideologicamente. […]
STEFANO STEFANINI
XI JINPING VLADIMIR PUTIN DONALD TRUMP - ILLUSTRAZIONE THE NEW YORK TIMES
vladimir putin donald trump xi jinping
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