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L’ATTENTATO A RANUCCI DIVENTA UN MISTERO DENTRO UN ENIGMA – DOPO LA CONFESSIONE DI LAVITOLA, GLI UOMINI DEL COMMANDO CHE IL 16 OTTOBRE HA PIAZZATO UNA BOMBA SOTTO CASA DEL GIORNALISTA (PELLEGRINO D'AVINO, SUA MOGLIE MARIKA DE FILIPPI, SAVERIO MUTONE E ANTONIO PASSARIELLO) HANNO DECISO DI PARLARE CON I MAGISTRATI - SI SONO SENTITI SCARICATI (“NEANCHE UN PACCHETTO DI SIGARETTE MI HA MANDATO”) E ORA VOGLIONO DARE LA LORO VERSIONE DEI FATTI – “REPUBBLICA”: “DEL RANCORE LO COVANO DA TEMPO. LO SI CAPISCE DA QUELLO CHE I QUATTRO DICEVANO IN CARCERE DOPO L'ARRESTO. INTERCETTATI, PARLAVANO DEI SOLDI. LA STRATEGIA SEMBRAVA SEMPLICE: RESTARE IN SILENZIO E POI ANDARE A RECLAMARLI. POI HANNO CAPITO DI ‘ESSERE STATI SACRIFICATI DA SOGGETTI PIÙ FORTI E PROTETTI’. CHE LAVITOLA HA DETTO CHE LA BOMBA SAREBBE STATA UNA LORO INIZIATIVA A FRONTE DI UN ORDINE DIVERSO. È QUESTO IL PUNTO SUL QUALE GLI UOMINI DEL COMMANDO POTREBBERO DECIDERE DI ROMPERE IL SILENZIO”

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Estratto dell’articolo di Andrea Ossino per “la Repubblica”

 

Gomes Clesio Tavares con Antonio Passariello e Pellegrino DAvino - 22 luglio 2024 tiktok

Intercettati in carcere dicevano: «Non siamo nessuno». E ammettevano di «non avere una caratura criminale sufficiente a contrastare un personaggio come Valter Lavitola». Ma una cosa la sapevano e la avevano imparata dalla strada: «Abbiamo la cattiveria».

 

Gli uomini del commando che il 16 ottobre ha piazzato una bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci adesso sanno anche un'altra cosa: che sono stati lasciati soli. Scaricati da quelli che «fanno i boss con il culo degli altri». Abbandonati: «Neanche un pacchetto di sigarette mi ha mandato». E da tre giorni hanno anche letto un'altra cosa: mentre loro stavano in silenzio, il mandante dell'attentato parlava e a quanto pare è disposto a farsi interrogare ancora.

 

E così la strategia è cambiata. Pellegrino D'Avino, sua moglie Marika De Filippi, che si trova ai domiciliari, Saverio Mutone e Antonio Passariello sono pronti a parlare. Da quando sono stati arrestati, il 29 giugno, hanno scelto il silenzio. Davanti ai magistrati non hanno risposto alle domande. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, affidando al massimo agli inquirenti alcune dichiarazioni spontanee mentre venivano accusati di stragi col metodo mafioso, di aver fatto esplodere auto e aver messo in pericolo una famiglia intera.

antonio passariello - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci

 

Poi è arrivato Lavitola. L'ex direttore dell'Avanti! ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari per 5 ore. Ha parlato della bomba come di un gesto per aiutare un amico, spiegando che il suo obiettivo sarebbe stato quello di far aumentare la scorta al giornalista. E poco importa se il gip non lo ritiene credibile. L'interrogatorio di Lavitola ha cambiato gli equilibri. Il giorno dopo i legali degli esecutori materiali erano già nel carcere di Rebibbia, a colloquio con i loro assistiti. «Si considerano nuove strategie», conferma l'avvocato Antonio Falconieri, spiegando che «al di là del contenuto c'è stata una confessione, un momento procedimentale importante».

 

La riflessione, dunque, si sta trasformando in una decisione. Lunedì con ogni probabilità i quattro chiederanno ai pm di essere ascoltati. «Per chiarire […] che loro non hanno mai conosciuto Lavitola. Che loro non volevano fare del male a nessuno».

pellegrino davino - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci

 

È un passaggio che potrebbe cambiare la lettura dell'inchiesta. Perché D'Avino, De Filippi, Mutone e Passariello possono raccontare quale fosse il compito ricevuto. Se davvero l'ordine era quello di sparare alcuni colpi contro il muro di cinta della casa di Ranucci e se siano stati loro a decidere di cambiare piano, facendo saltare in aria due auto a gas e mettendo così in pericolo la vita del giornalista e della sua famiglia.

 

Del rancore lo covano da tempo. Lo si capisce anche da quello che i quattro dicevano in carcere dopo l'arresto. Intercettati, parlavano dei soldi. La strategia sembrava semplice: restare in silenzio e poi andare a reclamarli. Poi hanno capito di «essere stati sacrificati da soggetti più forti e protetti». Che Lavitola ha detto che la bomba sarebbe stata una loro iniziativa a fronte di un ordine diverso. È questo il punto sul quale gli uomini del commando potrebbero decidere di rompere il silenzio. L'ex direttore dell'Avanti! aveva pensato a tutto. Anche a una difesa paradossale: «Nessuno crede che il mandante sono io…Ranucci va in commissione parlamentare e mi difende», diceva.

savierio mutone - arrestato per la bomba a casa di sigfrido ranucci

 

È uno degli elementi sui quali si concentra il gip. «Secondo Lavitola nessuno avrebbe creduto che il mandante dell'attentato fosse lui, sostenendo che tutti avrebbero pensato che il mandante fosse Ranucci stesso», scrive il giudice riassumendo una conversazione intercettata . […]