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L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE SUPERERÀ QUELLA UMANA? PER IL MOMENTO NON RIESCE A BATTERE NEMMENO UN POPPANTE – UNO STUDIO RIVELA CHE I NEONATI IMPARANO MOLTO PIÙ VELOCEMENTE DEGLI ATTUALI MODELLI DI IA – ALL’ETÀ DI DUE MESI, I BAMBINI SONO GIÀ IN GRADO DI RICONOSCERE GLI OGGETTI CHE VEDONO E DI CAPIRE A QUALI CATEGORIE APPARTENGANO, MENTRE I “BOT”…
(ANSA) - I neonati imparano più velocemente degli attuali modelli di Intelligenza Artificiale: all'età di soli due mesi, molto prima di quanto si pensasse, sono già in grado di riconoscere gli oggetti che vedono e di capire a quali categorie appartengano, ad esempio se si tratta di oggetti animati o inanimati, oppure piccoli o grandi. Lo ha scoperto lo studio pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience e guidato dal Trinity College di Dublino.
I ricercatori si sono avvalsi dell'aiuto dell'IA per elaborare i dati raccolti nei neonati con la tecnica non invasiva della risonanza magnetica funzionale. Capire come i neonati vedono il mondo e come imparano a riconoscere ciò che li circonda potrebbe ispirare una nuova generazione di IA capace di apprendere in maniera più efficiente, e quindi con costi economici e ambientali inferiori.
I ricercatori guidati da Cliona O'Doherty hanno reclutato 130 neonati di due mesi. Sdraiati comodamente e con cuffie antirumore, i neonati hanno guardato per circa 20 minuti le immagini colorate di alberi, paperelle di gomma, gatti e uccelli. Questo ha fornito il tempo sufficiente per osservare ciò che accadeva nel loro cervello tramite la risonanza magnetica e l'IA è stata poi usata per capire, in base agli schemi di attivazione cerebrale, come i neonati classificavano gli oggetti.
"Questa ricerca evidenzia la ricchezza delle funzioni cerebrali nel primo anno di vita", dice O'Doherty. "Sebbene a due mesi la comunicazione dei neonati sia limitata dalla mancanza di linguaggio e di controllo motorio, le loro menti non solo sono in grado di rappresentare l'aspetto degli oggetti, ma - prosegue la ricercatrice - anche di capire a quale categoria appartengano. Questo dimostra che le basi della cognizione visiva (il processo cerebrale che elabora le informazioni visive) sono già presenti fin da piccoli e molto prima del previsto".
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