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IL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE E’ DIVENTATO UNA GUERRA MONDIALE – STATI UNITI E ISRAELE COLPISCONO L’IRAN E TEHERAN RISPONDE ATTACCANDO GIORDANIA, EGITTO, EMIRATI ARABI, BAHREIN, KUWAIT E QATAR – L’IRAQ HA ATTACCATO BASI AMERICANE IN GIORDANIA, L’ARABIA SAUDITA HA RISPOSTO COLPENDO LE MILIZIE SCIITE IRACHENE – LA CINA RIFORNISCE GLI ARSENALI DELL’IRAN E LA RUSSIA SCAMBIA ARMI CON I PASDARAN – L’UCRAINA E ISRAELE SI RITROVANO A COMBATTERE CONTRO UN’UNICA FILIERA CHE LEGA PECHINO, MOSCA E TEHERAN – KIEV HA BOMBARDATO LE DUE NAVI IRANIANE NEL MAR CASPIO CHE TRASPORTAVANO ARMI PER L’ESERCITO DI PUTIN – ZELENSKY E NETANYAHU HANNO CAPITO CHE I RISPETTIVI FRONTI DI GUERRA SONO PEZZI DI UNA SCACCHIERA GIGANTESCA CON TUTTI DENTRO, STATI UNITI E EUROPA COMPRESI…

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1 - NYT, ATTACCO A DAMIETTA LANCIATO DA IRAN PER MOSTRARE CAPACITÀ D'ALLARGARE CONFLITTO

Due fonti non specificano se l'attacco sia stato lanciato da Teheran o da un proxy

(ANSA) - ROMA, 30 LUG - Due fonti iraniane hanno riferito al New York Times che l'esplosione avvenuta ieri sera nel porto di Damietta, in Egitto, è stata causata da un attacco di droni per dimostrare che se l'Iran decidesse potrebbe infliggere danni ancora più gravi all'approvvigionamento energetico e al trasporto marittimo globale. Lo scrive il media americano che cita due iraniani, anonimi per questioni di sicurezza.   

 

Secondo le fonti, l'esplosione è stata provocata da un attacco con droni, progettato per dimostrare che il trasporto marittimo globale e le forniture energetiche potrebbero subire interruzioni più gravi se l'Iran decidesse di intensificare le ostilità. I due non hanno specificato se l'attacco fosse stato lanciato dall'Iran o da una milizia alleata dell'Iran nella regione, né da dove fosse partito.

 

2 - STATI UNITI E RIAD COLPISCONO L’IRAQ TRUMP TORNA A MINACCIARE TEHERAN

Estratto dell’articolo di Viviana Mazza per il “Corriere della Sera”

 

L’Iran ha lanciato cinque missili contro la base giordana di Muwaffaq Salti, che ospita le forze statunitensi: sono stati tutti intercettati e distrutti senza vittime né danni. L’attacco è avvenuto dopo che gli americani, insieme ai sauditi, hanno colpito le milizie filo-iraniane in Iraq, uccidendo venti miliziani e ferendone trentadue. Sono segnali preoccupanti dell’espandersi della guerra nella regione.

 

Parlando ai giornalisti nello Studio Ovale, Trump ha detto ieri sera che gli Stati Uniti risponderanno agli ultimi attacchi iraniani: «È il nostro turno». […] Il presidente ha spiegato anche di essere stato informato che un drone ha colpito ieri una nave-cisterna americana per il trasporto di gas nel porto di Damietta, in Egitto.

 

Si è poi detto scettico sulle notizie di un trasferimento di armi dalla Cina all’Iran: «Sarebbe sorprendente, cose del genere succedono ma mi sorprenderebbe perché lui mi ha detto molto nettamente che non parteciperà», ha detto Trump riferendosi al leader Xi Jinping.

L’intervento saudita in Iraq arriva dopo che Riad aveva accusato le milizie irachene negli ultimi due giorni di lanciare droni contro le infrastrutture petrolifere saudite.

 

Le milizie colpite, appartenenti alle Forze di mobilitazione popolare (gruppi sciiti che lottarono contro l’Isis e poi riconosciuti dal governo di Bagdad come una formazione militare indipendente all’interno dell’esercito iracheno) hanno negato di aver colpito i sauditi. […] La visita in Arabia Saudita del premier iracheno Ali Al-Zaidi, da poco tornato da Washington, è stata rimandata a data da destinarsi. L’esercito statunitense ha dichiarato che i caccia statunitensi e sauditi hanno colpito anche diversi siti logistici e depositi di armi nell’est dell’Iraq — sempre in risposta ai presunti attacchi di droni contro l’Arabia Saudita.

 

[…] Un altro gruppo appoggiato dall’Iran — gli Houthi in Yemen — ha invece confermato di aver preso di mira i sauditi con i droni al fine di bloccare le esportazioni di petrolio di Riad attraverso un altro snodo commerciale cruciale in Medio Oriente: lo stretto di Bab el-Mandeb che unisce il Mar Rosso al Golfo di Aden. Gli Houthi affermano che i loro attacchi sono una risposta alla violazione dello spazio aereo yemenita da parte di droni sauditi.

 

Le immagini satellitari mostrano danni all’impianto di lavorazione del petrolio di Abqaid, di Saudi Aramco, come pure a una raffineria saudita presso Jazan, sulla costa del Mar Rosso (temporaneamente chiusa, normalmente produce 400mila barili al giorno).

La crescita della cooperazione regionale contro l’Iran tra i Paesi arabi del Golfo era stata segnalata già nei giorni scorsi dal Wall Street Journal , che ha rivelato che all’inizio di luglio Bahrein e Kuwait avrebbero segretamente inviato i loro caccia per colpire direttamente l’Iran — per la prima volta — in risposta agli attacchi da loro subiti poiché ospitano basi americane.

 

I raid avrebbero colpito depositi di droni e di missili in Iran. Gli Emirati, che hanno attaccato direttamente l’Iran diverse volte all’inizio della guerra, hanno fornito le informazioni di intelligence e lo «scudo aereo» difensivo a Bahrein e Kuwait per quei raid.

 

Dopo la pubblicazione dell’articolo sul Journal , il Kuwait ha negato ogni coinvolgimento, mentre il governo del Bahrein ha rifiutato di commentare. Intanto una proposta dell’Oman presentata all’Iran per la gestione dello Stretto di Hormuz è stata respinta da Teheran. La proposta prevedeva di dividere lo Stretto in due rotte, facendo passare metà del traffico da ciascuna rotta. […]

 

3 - GLI AYATOLLAH TENTATI DAL MISSILE SULL’UCRAINA PECHINO ARMA I PASDARAN

Estratto dell’articolo di Francesco Battistini per il “Corriere della sera”

 

Loro due, erano tre anni che non si parlavano. Ma i loro servizi segreti, è da mesi che si sussurrano di tutto. La stretta di mano a Washington fra Bibi Netanyahu e Volodymyr Zelensky prima dei funerali del senatore americano Lindsey Graham, pochi minuti e poco più d’un sorriso, fotografa la saldatura fra le due grandi guerre di questi anni Venti.

 

Sabato, gli ucraini avevano bombardato le due navi iraniane nel Mar Caspio? Tutto quel che serviva sapere, su quei carichi d’armi destinati alla Russia, era stato gentilmente offerto dall’intelligence di Tel Aviv. Perché ben prima degli ucraini, lo scorso marzo, su quelle acque erano già passati gl’israeliani coi loro caccia: per colpire il comando navale iraniano di Bandar Anzali e distruggere diversi cargo.

 

La guerra europea dei 53 mesi che s’estende alle 21 settimane dell’ultima ordalia mediorientale. Ci sono molte ragioni per preoccuparsi. L’attacco nel Caspio «non può rimanere senza risposta», aveva postato subito il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, parlando a Volodymyr perché Bibi intendesse. E s’è rischiato davvero, rivela ora il New York Times , che uno scontro Iran-Ucraina fondesse le due guerre in un solo fronte: a Teheran, l’altroieri, qualcuno spingeva per un missile balistico da tirare su un porto ucraino del Mar Nero, finché i diplomatici del dialogo non l’hanno spuntata sui fanatici della rappresaglia.

 

«L’Ucraina non è un Paese piccolo e insignificante — ha fatto notare Mehdi Rahmati, analista molto ascoltato dagli ayatollah —, ha esperienza bellica e supporto logistico di Usa e Ue. Non otterremmo nulla, aprendo un nuovo conflitto». E dunque soltanto una «franca» telefonata fra Araghchi e il suo omologo di Kiev, Andriy Sibiha. Con l’iraniano che alla fine s’è fatto bastare la bugia ucraina: sorry , s’è trattato d’un «attacco involontario».

Il rischio resta. E non bastano episodi finiti bene, a escludere la mondializzazione dei due conflitti: dietro i pugili, ci sono i coach che incitano.

 

Sull’asse Iran-Russia-Cina, per esempio, la terza potenza sta entrando di nuovo sul ring con una fornitura a Teheran — «entro poche settimane» — d’un carico di 400 missili antiaerei Qw-12 e Fn-16 a corto raggio e d’agili sistemi portatili di contraerea, tutta roba made in China. Ovviamente Pechino smentisce, ma tre fonti ben informate precisano a Reuters che l’affare da 60-70 milioni di dollari, una delle maggiori commesse della Cina all’Iran, passerà attraverso una società intermediaria di Hong Kong, la Zhongqing Baoshang International Investment. […]

 

Lo sforzo Pechino-Mosca è congiunto. Proprio attraverso il Caspio, Vladimir Putin sta ricambiando il «favore» dei droni iraniani ricevuti dal ’22 nell’offensiva ucraina: in pochi mesi, Teheran ha perso il 60% del suo arsenale e ha fretta di riarmarsi.