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Gianni Santucci per il “Corriere della Sera”
IL DIAMANTE IL ROM E IL LIBANESE
In un pomeriggio di fine aprile, un uomo entra in un paio di banche del centro di Milano e chiede una cassetta di sicurezza. È un libanese, tipo elegante, mercante di pietre preziose. È partito da Anversa, e in Italia non si muove da solo. Lo accompagna un socio inglese. Fanno base al Four Seasons, hotel extralusso in via Gesù, tra Monte Napoleone e via della Spiga. Li segue una guardia del corpo assoldata attraverso un contractor di Londra, un’agenzia di sicurezza che offre servizi in tutto il mondo, zone di guerra comprese. Il libanese ha bisogno di anonimato e protezione: deve vendere un diamante da 4 milioni di euro. In nero.
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L’uomo che vuole comprare quella pietra è nato in provincia di Lecco, si chiama Mile Nikolic, ha 49 anni e un soprannome: negli ambienti della malavita lo conoscono come «il dottore». Etnia rom, di fatto è un uomo d’affari, fa parte di un’élite di truffatori in cravatta e abito grigio, che si muovono tra Italia ed Europa solo per colpi di alto livello.
«Il dottore» ha lanciato la sua esca contattando alcuni mercanti in Belgio; diceva di essere alla ricerca di diamanti, per investimento. Ha fatto capire di poter pagare in contanti: una sorta di parola chiave per attrarre venditori disposti ad affari borderline . «Il dottore» e il libanese si sono già visti una volta, e si ritrovano davanti al Four Season intorno all’ora di pranzo del 24 aprile.
Anche Nikolic ha il suo accompagnatore, una guardia giurata in divisa, con la macchina del suo istituto di vigilanza, che in quel momento sta facendo un servizio «personale» (illegale). Al «dottore» la guardia serve come messa in scena, per acquisire credibilità. Al momento di chiudere l’affare, qualcosa però non funziona.
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Ore 13.05, in via Gesù si sentono urla, la macchina della vigilanza che scappa e sbatte, la guardia del libanese che ha provato a buttarsi dentro l’auto per recuperare qualcosa. In pochi secondi le Volanti della polizia che fanno servizio in centro circondano la zona e bloccano tutti (la guardia giurata, riuscita a fuggire, verrà fermata poco dopo in piazza Oberdan).
Il libanese sostiene: «Mi hanno rubato un anello con diamante». Quanto valeva? «Circa 130 mila euro». Nikolic viene arrestato per rapina. In realtà, la versione più convincente è la sua. Perché «il dottore» aveva organizzato una truffa: i poliziotti gli trovano addosso 50 mila euro (veri) e scoprono nel suo trolley 89 mazzette di banconote da 500 euro, per un valore di quasi 4 milioni e mezzo (denaro fac-simile). Nikolic è un truffatore di alto livello, e se per il suo inganno ha portato quella somma, non è certo per comprare un «anellino». Lui stesso ammetterà che al centro della contrattazione c’era un diamante (o più diamanti) dal valore stratosferico. La pietra, però, è scomparsa.
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E qui comincia l’inchiesta del pm Luigi Luzi e dell’Ufficio prevenzione generale della polizia, guidato da Maria José Falcicchia. Le vittime dicono di essere state rapinate di un diamante di basso valore, e un paio di giorni dopo lasciano Milano. Nikolic (che poi è stato scarcerato, come la guardia giurata, in attesa del rinvio a giudizio) sostiene di aver organizzato solo una truffa, e dunque il diamante non lo ha preso. Un’ipotesi, al momento astratta, è che durante la concitazione la security del libanese sia riuscita a recuperarlo e metterlo al sicuro.
Di certo era un diamante «sporco», che il mercante di Anversa voleva vendere senza certificati e senza lasciar tracce dell’affare. Il magistrato e la polizia fanno perquisire con minuzia maniacale la cella di Nikolic. Poi lo portano in ospedale, per una lastra del busto, nell’ipotesi che abbia usato lo stomaco come nascondiglio «estremo». Esito della lastra: negativo. L’unica certezza, al momento, è che il «dottore» non ha ingoiato il diamante da 4 milioni.
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