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UNA MADRE CHE UCCIDE I SUOI TRE BAMBINI È SOLO UNA ASSASSINA DA RINCHIUDERE IN GALERA OPPURE E' L’ATTO DI ACCUSA CONTRO UN SISTEMA SANITARIO INCAPACE DI CAPIRE I SUOI PROBLEMI MENTALI E PREVENIRE LA TRAGEDIA? - GLI STATI UNITI SI SPACCANO SUL PROCESSO NEI CONFRONTI DELL'INFERMIERA 36ENNE LINDSAY CLANCY CHE, NEL 2023, STRANGOLO' E UCCISE I SUOI TRE FIGLI (DI 5 ANNI, 3 ANNI E UNO DI 8 MESI) - DOPO IL TRIPLICE OMICIDIO, LA DONNA TENTO' IL SUICIDIO GETTANDOSI DAL SECONDO PIANO DI CASA SUA. NON MORI', MA RESTO' PARALIZZATA - LINDSAY CLANCY SOFFRIVA DI DEPRESSIONE POST-PARTUM E PRENDEVA 13 PSICOFARMACI. ORA IL SUO EX MARITO, PADRE DEI TRE BIMBI UCCISI, FA CAUSA AI MEDICI CHE SEGUIVANO L'EX MOGLIE, SOSTENENDO CHE SE FOSSE STATA CURATA ADEGUATAMENTE LA TRAGEDIA NON SAREBBE AVVENUTA...
Estratto dell’articolo di Paolo Mastrolilli per www.repubblica.it
Una madre che uccide i suoi tre bambini è solo un’omicida, oppure è l’atto di accusa contro un sistema sanitario incapace di capire i suoi problemi mentali e prevenire la tragedia? Il processo in corso nel Massachusetts contro Lindsay Clancy sta obbligando l’America a porsi questa domanda, ma in un clima da circo politico che fa dubitare sull’accuratezza della risposta in arrivo dal tribunale e dalla società.
Lindsay è un’infermiera di 36 anni che nel gennaio del 2023 ha strangolato i figli Cora, 5 anni, Dawson, 3 anni e Callan, otto mesi. Fino a poche ore prima aveva giocato con loro davanti alla casa di Duxbury, periferia meridionale di Boston, facendo pupazzi di neve, ma quando il marito Patrick era uscito per comprare la cena, li aveva strozzati nel sotterraneo con dei lacci.
Poi si era gettata da una finestra al secondo piano e da allora è rimasta paralizzata dalla vita in giù. Clancy soffriva di depressione post parto — secondo la sua difesa di psicosi post-partum — ed era stata in cura con diversi psichiatri. Prendeva 13 psicofarmaci ed era stata visitata via internet dal suo ultimo medico, Jennifer Tufts, il giorno prima della tragedia. Nessuno però aveva capito il rischio di quanto stava per accadere, suggerendo qualche intervento per evitarlo.
Il processo ha attirato molta attenzione mediatica, complicando non solo il tentativo di fare giustizia ma anche di capire le cause profonde ed impedire che si ripetano. I giustizialisti, tipo l’ex giornalista della Fox Megyn Kelly, appoggiano la linea del procuratore Timothy Cruz, secondo cui Lindsay è una depravata assassina, che ha ucciso i figli a sangue freddo ma ora sfrutta l’infermità mentale per evitare la condanna.
I garantisti, o più semplicemente simpatizzanti della donna, partecipano a veglie e proteste vestiti di rosa anche davanti al tribunale di Plymouth dove è in corso il processo, rispondendo che è innocente perché ha agito spinta dai suoi demoni.
Sui social i cospiratori incolpano l’ex marito, Patrick, di averla abusata, trascurata, e poi accusata di un omicidio che in realtà lui ha commesso, per far ricadere la colpa sulla donna, divorziare e risposarsi.
Patrick ha fatto causa ai medici insieme alla ex moglie, sostenendo che è stata vittima della loro incompetenza. L’avvocato Kevin Reddington la difende con l’infermità mentale, chiedendo l’assoluzione, che però non si risolverebbe con l’uscita di Clancy dal carcere, ma il suo ingresso in un ospedale psichiatrico. [...]
Il fatto che Lindsay avesse problemi mentali è indiscusso. Lo provano le diagnosi, le visite, le ricette per i farmaci. Il diario che lei stessa teneva, precipitando verso il baratro: «3 dicembre, pensieri suicidi tutto il giorno, fino quando ho preso Ativan». I disperati messaggi inviati alla madre affinché venisse a casa per tenerla a bada: «Per favore, viene a stare con me un po’.
Sono davvero malata. Qualcosa non funziona. Ho avuto una terribile insonnia tutta la notte, non so come farò a passare la giornata. È davvero terrorizzante, non voglio essere sola». Il marito ha testimoniato gli sbalzi d’umore, consueti in simili casi, dicendo che le aveva anche chiesto se stava pianificando di uccidere i figli. [...]
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