michele senese diabolik

QUESTA SI’ CHE E’ MAFIA CAPITALE! PER LA PROCURA DI ROMA, L’UCCISIONE DI FABRIZIO PISCITELLI, IN ARTE DIABOLIK, FU UN DELITTO DI MAFIA, ESEGUITO PER SALVAGUARDARE GLI EQUILIBRI VIOLATI DAL CAPOTIFOSO ULTRÀ. “DIABLO”, ACCUSATO DI NARCOTRAFFICO, FU ASSASSINATO LA SERA DEL 7 AGOSTO 2019 SU UNA PANCHINA DEL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI PERCHÉ AVEVA DECISO DI NON SOTTOSTARE PIÙ ALLE REGOLE IMPOSTE DAL CLAN DI MICHELE SENESE - I PRESUNTI MANDANTI (SENESE, LEANDRO BENNATO E ALESSANDRO CAPRIOTTI) SONO TUTTI INDAGATI PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA – LA GUERRA PER I PROFITTI SULLA DROGA E L'ATTO DI RIBELLIONE DI DIABOLIK: "CHE DICONO? CHIEDONO E VOGLIONO SOLO SOLDI SENZA FARE UN CAZZO, ‘STI PAPPONI"  – L’ASSOLUZIONE IN APPELLO DEL PRESUNTO KILLER, L’ARGENTINO RAUL CALDERON, E LA POSSIBILITA’ CHE QUEL VERDETTO POSSA ESSERE ANNULLATO IN CASSAZIONE SULLA BASE DI UNA “PROVA NUOVA”…

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Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

diabolik

I presunti mandanti dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli sono tutti indagati per associazione mafiosa. Per la Procura di Roma l’uccisione di Diabolik fu un delitto di mafia, organizzato ed eseguito per salvaguardare gli equilibri violati dal capotifoso ultrà accusato di narcotraffico, assassinato sulla panchina di un parco la sera del 7 agosto 2019. 

 

Perché aveva deciso di non sottostare più alle regole imposte dal clan di Michele Senese, organizzazione criminale dalle caratteristiche diverse e peculiari rispetto a quelle tradizionali e delle altre che operano nella capitale. Ma pur sempre mafiosa. 

 

 

La piramide Senese — 68 anni, campano di Afragola, detenuto dal 2013 dopo aver girovagato tra cliniche e manicomi giudiziari, sospettato di camorra fin da quando si insediò a Roma nei primi anni Ottanta — è considerato il vertice della piramide, che intasca i proventi del traffico di droga senza partecipare direttamente al commercio; di quello si occupano, sempre secondo l’accusa, Leandro Bennato e Giuseppe Molisso — 47 e 44 anni, romano il primo e napoletano il secondo, entrambi reclusi da tempo — che però non gestiscono direttamente le piazze di spaccio, avendo delegato altri.

michele senese

 

Tutti e tre — insieme all’altro commerciante di stupefacenti Alessandro Capriotti, che aveva dato appuntamento alla vittima sul luogo dell’agguato — sono indicati come ispiratori e organizzatori dell’omicidio di Diabolik perché «l’ascesa criminale di Piscitelli, grazie allo stretto legame instaurato con gli albanesi e alla costituzione di una estesa organizzazione finalizzata al narcotraffico in società con Fabrizio Fabietti, costituiva certamente un concreto rischio per la sopravvivenza dell’associazione mafiosa». 

 

Così hanno scritto i pubblici ministeri antimafia nella richiesta di arresto dei presunti mandanti, specificando che sia Bennato che Molisso hanno continuato a pagare a Senese la percentuale dovuta sui guadagni derivanti dalla droga, in cambio della possibilità di spendere il suo nome; con l’effetto di rafforzare il potere di intimidazione proprio e dello stesso capoclan. Il cui ex autista ha confidato in un’intercettazione: «A Roma la gente con i soldi rimane sulle panchine». 

 

TIFOSI LAZIO BANDIERA DIABOLIK

Come Diabolik. Suo fratello Andrea, registrato mentre parlava con la sorella Angela tre mesi dopo il delitto, evocò un sistema di redditi e tasse: « Devi paga’ in base a quello che guadagni... se tu dichiari 100 dai 10, no? ... Faceva il Modello 730 a ‘na maniera e ne pigliava a n’artra... Può darsi che ha dichiarato 100.000 euro ma in realtà era un milione... È arrivata l’Agenzia delle entrate...». Con un colpo di pistola alla nuca. 

 

Tre mesi prima dell’omicidio, alla domanda di Andrea su cosa pensassero i Senese dell’esplosione di un ordigno davanti alla sede degli ultras laziali «Irriducibili» guidati da Piscitelli, Fabrizio aveva risposto: «Che dicono? Chiedono e vogliono solo soldi senza fare un cazzo, ‘sti papponi ». 

 

Doppio gioco Un atto di ribellione nel quale Diabolik aveva al fianco l’albanese Elvis Demce, detenuto quando fu ucciso ma che appena scarcerato, nel 2020, si organizza per vendicarlo. Come nelle guerre di mafia. 

diabolik elvis demce

Emulando le «tragedie» inscenate da Totò Riina per sterminare gli ex alleati. Contatta Molisso e accusa del delitto Fabietti, il socio di Diabolik, spiegando di aver indirizzato su quella pista anche i familiari della vittima; un sotterfugio per guadagnare la fiducia di Molisso, che probabilmente ha mangiato la foglia. 

Le chat criptate sulle quali conducevano i loro affari e trame criminali, svelano il doppio gioco di Demce. Che scrive a Molisso accusando Piscitelli e il suo socio di volerlo ammazzare: «Lo sapevi che bonanima co’ quaa spia de Fabietti te voleva fà l’appostamento sotto casa?». Molisso risponde: « Bonanima se lo sentiva, fra’», e poco dopo: «Hanno fatto tardi», con aggiunta di facce che piangono dalle risate. E l’indomani scrive a un altro complice che lo stesso sospetto glielo ha riferito «quello dei Servizi amico mio», per ribadire: «Qualcuno ha fatto prima de loro». 

 

diabolik

Nel frattempo Demce medita di uccidere Molisso per vendicare Piscitelli, affidando il compito a Matteo Costacurta, oggi 42enne in carcere per altre accuse, che nel 2013 fu intercettato mentre ascoltava affascinato i racconti di Massimo Carminati sui neofascisti degli anni Settanta e la banda della Magliana. L’agguato salta per un intervento della polizia a casa di Molisso, ma i contrasti restano. Come le intenzioni di Demce di attaccare l’altra fazione provocando una rottura simile a quella realizzata a inizio anni Duemila dagli «scissionisti» della camorra napoletana, confidate dallo stesso albanese a un interlocutore campano: «Quello che avete fatto voi a Napoli, con la scissione, qua lo facciamo dieci volte... Quello che posso fare io qua non lo può fare nessuno, perché sono io il padrone di casa...». 

 

L’arsenale Gli investigatori hanno accertato che Demce dispone di un «impressionante arsenale» che doveva servire a innescare il conflitto partendo dall’uccisione di Molisso, Bennato (già sopravvissuto a un attentato tre mesi dopo l’uccisione di Diabolik) e Capriotti. Il quale, in una chat con il figlio che lo informa dei sospetti in altri ambienti criminali di protezione da parte delle forze di polizia, risponde minaccioso: « Me sa che mo’ la panchina si allunga». 

leandro bennato

 

Tuttavia la corte d’assise ha già negato l’aggravante del metodo mafioso per l’omicidio Piscitelli, e quella d’appello ha assolto il presunto killer: l’argentino Raul Calderon, a sua volta legato a Bennato e Molisso. Ma la partita giudiziaria non è ancora chiusa e la Procura confida che quel verdetto possa essere annullato in Cassazione sulla base di una «prova nuova» che i giudici di secondo grado non hanno voluto valutare: il tracciato del telefonino criptato di Bennato che il giorno del delitto, e in orari ritenuti coincidenti con l’esecuzione, si muove da casa del suo utilizzatore, va a casa di Calderon, prosegue fino al parco dove è avvenuto l’omicidio, torna a casa di Calderon e infine a casa di Bennato. 

 

Un indizio che per l’accusa dimostra la partecipazione diretta di Bennato a un assassinio strategico, pianificato ed eseguito per far rispettare le leggi di un clan «del quale la vittima è stato partecipe per molti anni, e il cui capo indiscusso Michele Senese ha costantemente mantenuto la direzione dell’associazione mafiosa» anche dal carcere. 

Raul Esteban CalderonRaul Esteban CalderonRaul Esteban CalderonRaul Esteban Calderon