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Ivan Cimmarusti per “Il Sole 24 Ore”
La frode di 11 milioni di litri di carburante per i mezzi della Marina militare italiana, con un danno da 7 milioni 400mila euro, è solo un capitolo dell’inchiesta su Mafia Capitale. Perché negli atti saltano fuori altri rapporti tra esponenti del clan di Massimo Carminati e ufficiali.
All’indomani dell’arresto di sei persone, tra le quali figurano Lars P. Bohn, numero uno della Ow Supply che si è anche aggiudicata un appalto milionario con la Difesa, Mario Leto, capitano di corvetta, e Sebastiano Distefano, primo maresciallo, gli atti investigativi della Procura di Roma svelano nuovi retroscena. A partire dal supposto ruolo di Attilio Vecchi, ufficiale della Marina militare con «ufficio presso la sezione pianificazione operativa e addestramento-Maristat ubicato presso il Ministero della Marina». L’uomo, stando alla ricostruzione investigativa dell’inchiesta curata dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dall’aggiunto Michele Prestipino, avrebbe avuto rapporti stretti con esponenti del clan di Carminati.
Un caso è il contatto che ha con Roberto Lacopo e Massimo Perazza, entrambi ritenuti orbitati all’organizzazione criminale svelata dagli accertamenti investigativi dei carabinieri del Ros (Reparto operativo speciale), al comando del generale Mario Parente. Gli atti raccontano che «Roberto Lacopo e Giovanni Lacopo sembravano interessati all’acquisizione di una stazione di servizio (a Roma, ndr), grazie all’aiuto, anche economico di Massimo Perazza e Attilio Vecchi». In particolare, è il contenuto delle intercettazioni ambientali, sarebbe stato proprio Perazza a indurre l’ufficiale a entrare nel business, affermando «domani dobbiamo andarlo a vedè (il distributore, ndr), andiamo insieme, decidiamo insieme, vieni con me alla trattativa». Vecchi avrebbe acconsentito, facendo poi riferimento al trasporto di un non meglio precisato «prodotto falso».
Dagli atti, inoltre, saltano fuori una serie di telefonate allarmate che lo stesso Perazza effettua verso un ufficiale della Marina miliare nel tentativo, dopo un controllo della Guardia di finanza, di eliminare i documenti incriminati. Lo stesso Perazza poi era intenzionato a costruire un distributore di benzina paventando facili guadagni proprio grazie alle truffe compiute sulle spalle della Marina.
Dalle carte dell’inchiesta, inoltre, saltano fuori anche altri particolari legati a un’ulteriore vicenda giudiziaria, quella sull’omicidio di Ciro Esposito, il tifoso del Napoli freddato alla partita di Coppa Italia con la Roma allo stadio Olimpico. Secondo l’incartamento giudiziario, sarebbe coinvolta nell’inchiesta Mafia Capitale anche la società Boreale, dalla cui sede partì l’attacco di Daniele De Santis contro l’autobus dei tifosi partenopei. Secondo gli investigatori del Ros, il titolare della società è Roberto Vigilanti, il quale risulterebbe in diretto contatto con «Riccardo Brugia e Massimo Carminati (per il quale la Procura sarebbe in procinto di chiedere l’applicazione del 41bis, il carcere duro, ndr), con i quali appare mediare la compravendita di immobili e attività commerciali su Roma».
Vigilanti, inoltre, pur non risultando indagato, sarebbe coinvolto «nella gestione dell’area del laghetto del Parco di Tor di Quinto», vicino a dove avvennero l’assalto e il ferimento mortale di Esposito. Vigilanti, infine, avrebbe partecipato anche alla costruzione di un asilo e altre strutture nel Parco, nell’ambito dei progetti “Punti Verdi Qualità” del Comune, oggetto di altre indagini e secondo il Ros tra gli interessi del gruppo di Carminati.
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