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“LA GIUSTIZIA SI È CAPOVOLTA” – MARINA BERLUSCONI È UNA FURIA DOPO LE DICHIARAZIONI DI GIUSEPPE GRAVIANO SUL PADRE SILVIO: “NELLE AULE DEL TRIBUNALE DI FIRENZE LA GIUSTIZIA SI E' CAPOVOLTA: UN FEROCE BOSS SI E' TRAVESTITO DA PM PER RILANCIARE LE SUE INFAMI ACCUSE SENZA IL MINIMO CONTRADDITTORIO, E GLI SI E' PERMESSO DI TRASCINARE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI CHI NON PUO' NEMMENO DIFENDERSI" – IL MAFIOSO, DOPO AVER SOSTENUTO CHE SUO NONNO FECE UNA SOCIETÀ CON IL CAV, HA AGGIUNTO CHE CON I PROFITTI DI QUEI VECCHI INVESTIMENTI HA POTUTO ACQUISTARE, TRAMITE SALVATORE BAIARDO, UNO O DUE APPARTAMENTI A OMEGNA. MA HA SPECIFICATO: “LA FOTO CON ME, BERLUSCONI E IL GENERALE DELFINO È UNA FALSITÀ”
M. BERLUSCONI, ACCANIMENTO SU MIO PADRE, GIUSTIZIA CAPOVOLTA
(AGI) - "Caro Direttore, nelle aule del Tribunale di Firenze la giustizia si e' capovolta: un feroce boss si e' travestito da Pubblico ministero per rilanciare le sue infami accuse senza il minimo contraddittorio, e gli si e' permesso di trascinare sul banco degli imputati chi non puo' nemmeno difendersi".
E' quanto si legge nella lettera che Marina Berlusconi ha inviato a Il Giornale. "Questo e' diventato il processo fiorentino contro Salvatore Baiardo: un monumento all'ipocrisia giudiziaria. Perche' Baiardo, accusato di calunnia, e' soltanto un pretesto: i veri imputati sono Silvio Berlusconi e, accanto a lui, Marcello Dell'Utri, costretti a un processo surrettizio che fa scempio delle regole dello Stato di diritto", si legge ancora.
"Senza alcun riscontro, si e' permesso che le farneticanti dichiarazioni di uno stragista su incontri inesistenti e presunti capitali oscuri all'origine di Fininvest si trasformassero in un'ipotesi da prendere in considerazione.
Peccato che decenni di indagini, una quantita' sterminata di documenti passati al setaccio e verifiche di ogni genere abbiano sempre prodotto lo stesso risultato: di quegli incontri e di quei capitali non c'e' alcuna prova, il nulla piu' assoluto. E non potrebbe essere altrimenti, perche' non sono mai esistiti.
Eppure, si ricomincia ogni volta da capo, in un assurdo eterno ritorno al punto di partenza, dove cio' che e' gia' stato accertato - e che dovrebbe essere definitivamente chiarito - sembra non contare nulla", aggiunge la presidente di Fininvest e del gruppo Arnoldo Mondadori Editore. "E cosi' il grottesco procedimento fiorentino riporta a galla un problema che sembra scomparso dal dibattito pubblico: quello della giustizia".
GRAVIANO 'LA FOTO CON ME, CAV E IL GENERALE È UNA FALSITÀ'
(ANSA) - "Questa della fotografia di me, Berlusconi e il generale Delfino è una falsità. Prima di dire una cosa del genere si deve andare a verificare", "ho sentito molte bugie in televisione". Lo ha detto il boss Giuseppe Graviano, facendo riferimento alla foto che l'ex gelataio di Omegna Salvatore Baiardo avrebbe mostrato nel programma Non è l'Arena di Massimo Giletti.
Sul perché, allora, Baiardo avrebbe mostrato questa foto a Giletti, Graviano ha risposto: "Non lo so perché Baiardo avrebbe detto la falsità della foto a Giletti". Graviano durante la deposizione ha anche protestato per "la falsità di dire che Baiardo sia stato nella tabaccheria dei miei parenti al Brancaccio di Palermo, è una chiacchiera, che mi ha aggravato il 41 bis".
GRAVIANO, 'SOLDI DA PROFITTI COL CAV PER ACQUISTARE CASA A OMEGNA'
(ANSA) - Soldi per acquistare, tramite Salvatore Baiardo, uno o due appartamenti a Omegna (Novara) sarebbero arrivati al boss mafioso Giuseppe Graviano, che nella località piemontese trascorse parte della latitanza, da restituzioni di profitti di vecchi investimenti del nonno Filippo Quartararo in società di Berlusconi. E' quanto è emerso nella lunga deposizione di Graviano al processo Baiardo a Firenze.
Il pm Leopoldo De Gregorio ha evocato la somma citando dei verbali. Graviano ricordava "10 milioni di lire per comprare l'appartamento, ma non mi ricordo di preciso". "Forse erano invece 125 milioni?", replica il pm. "Non mi ricordo", ha risposto Graviano ma "in parte il denaro veniva da restituzioni di Berlusconi a mio cugino Salvatore da investimenti del nonno".
Gli è stato chiesto se ha finanziato la gelateria di Baiardo a Omegna. "No, io l'ho trovata già avviata la gelateria e lavorava tantissimo - ha risposto -. Io non mi sono mai intromesso nella sua attività". "Ma Baiardo dice di aver ricevuto 70.000 euro da lei", gli è stato contestato. "Io - ha replicato Graviano - non ho mai dato un centesimo per la gelateria, se io devo dare dei soldi devo fare la società", "io non presto soldi, faccio una società".
Giuseppe Graviano ricorda di esser stato latitante nel 1991 a Omegna, una località "che mi fu suggerita tramite Carmelo Lupo" che a sua volta conosceva "Salvatore Baiardo". "Prima del 1991 lo aveva mai incontrato?", gli è stato chiesto. "Penso di no. Io mi presentai a lui come Francesco Mazzola. Se non erro Baiardo e Carmelo e Cesare Lupo sono parenti".
MARCELLO DELLUTRI E SILVIO BERLUSCONI
"La casa a Omegna gliela ha trovata Baiardo? Andava a casa sua?". "Sì", ha risposto Graviano negando di averlo pagato per questi favori. "Volevo acquistare appartamenti a Omegna, Baiardo trattava essendo del luogo. Non veniva retribuito. Lo faceva perché era parente di questo Carmelo Lupo e non so come me lo presentarono dei miei amici". Giuseppe Graviano ha poi detto di essere rimasto "fino al settembre 1992 a Omegna" dove Baiardo si intestava l'affitto delle case così come "quando andavamo in vacanza al Carnevale di Venezia, a Riccione e Baiardo veniva con noi".
"Baiardo l'accompagnava anche a Milano?". "Sì". "Anche con Berlusconi?". "Non ricordo bene", ha risposto Graviano ma il pm. De Gregorio contesta un verbale in cui Graviano avrebbe detto che Baiardo lo avrebbe accompagnato a degli incontri "con lui ma non quelli per mantenere i patti" degli investimenti. Baiardo, a domanda, non precisa chi fosse "lui". Giuseppe Graviano ha anche ricordato i luoghi di villeggiatura durante la latitanza nel 1992 e nel 1993, "andavamo a Venezia, a Riccione, a Forte dei Marmi da cui poi ci siamo allontanati perché avevamo incontrato" una persona, "allora andammo a Gardaland, poi sono andato a Sirmione con mia moglie". "Andavo anche a Viareggio dove avevo un'azienda , città che io frequentavo".
GRAVIANO SMENTISCE BRUSCA, 'MAI VISTO OROLOGIO DA 500 MILIONI LIRE AL CAV'
(ANSA) - "E' una falsità dire che io abbia visto un orologio da 500 milioni di lire al polso di Silvio Berlusconi. E' una falsità. Io non l'ho visto e non so di orologi". Lo ha detto nel corso della deposizione da teste il boss Giuseppe Graviano al processo Baiardo a Firenze. Graviano lo ha affermato rispondendo a domanda del difensore di Baiardo, avvocato Roberto Ventrella. Nello stesso processo l'ex boss Giovanni Brusca aveva sostenuto, sentito come testimone, la circostanza in base a come l'avrebbe appresa durnate una riunione di Cosa Nostra.
MARCELLO DELLUTRI E SILVIO BERLUSCONI
omicidio antonino fava e vincenzo garofalo
PRIMA PAGINA DEL FATTO QUOTIDIANO DEL 4 MAGGIO 2023
salvatore baiardo a report 4
SILVIO MARINA BERLUSCONI
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