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MATTEO RENZI, LUCIO E NICCOLÒ PRESTA SONO STATI ARCHIVIATI DALL’ACCUSA DI FINANZIAMENTO ILLECITO - IL PROCEDIMENTO DELLA PROCURA DI ROMA VERTEVA SUI RAPPORTI ECONOMICI TRA RENZI E L’AGENTE DELLE STAR E IN PARTICOLARE SUGLI EMOLUMENTI PAGATI DALLA “ARCOBALENO TRE” DEI PRESTA PER IL DOCUMENTARIO “FIRENZE SECONDO ME” E PER ALTRE INIZIATIVE - LA CONVINZIONE DEI PM È CHE GLI INDIZI RACCOLTI NON FOSSERO ABBASTANZA SOLIDI PER AFFRONTARE UN PROCESSO…
Estratto dell’articolo di G.Ama. per “la Verità”
Matteo Renzi, l’impresario televisivo Lucio Presta e il figlio di questi, Niccolò, sono stati archiviati dall’accusa di finanziamento illecito. Il procedimento della Procura di Roma verteva sui rapporti economici tra Renzi e l’agente delle star e in particolare sugli emolumenti pagati dalla Arcobaleno Tre dei Presta per il documentario Firenze secondo me e per altre opere dell’ingegno del fu Rottamatore, bonifici che finirono nel 2019 in una relazione dell’Antiriciclaggio anche perché collegati a un prestito infruttifero di pari importo ricevuto dall’ex premier per acquistare la villa in cui vive e saldato grazie a quelle prestazioni.
Ad annunciare l’archiviazione è lo stesso Presta su Twitter, subito rilanciato dal leader di Italia viva […] I contratti per prestazioni di servizi sotto la lente d’ingrandimento erano tre: uno ha portato alla produzione del documentario in quattro puntate Firenze secondo me, per cui è stato pattuito con il canale Discovery un pagamento di soli 1.000 euro nonostante gli ingenti costi di produzione. Renzi sarebbe stato pagato anche per altri progetti non (ancora) realizzati: uno riguardava una specie di Accadde oggi in pillole di cinque minuti, un altro era, invece, un format in cui Renzi avrebbe dovuto intervistare personaggi famosi; c’era infine un mandato di rappresentanza artistica in esclusiva del fu Rottamatore da parte di Presta.
MATTEO RENZI E LUCIO PRESTA DURANTE LE RIPRESE DELLA DOCUFICTION SU FIRENZE
Ieri mattina la notizia diffusa dall’agente sembra abbia colto di sorpresa persino gli investigatori che avevano indagato. I procuratori aggiunti Paolo Ielo e Stefano Pesci, dopo lunga riflessione e in modo riservato, avrebbero condiviso con il Gip i dubbi sulla sostenibilità in giudizio delle fattispecie contestate. […] il giudice ha […] condiviso l’apprezzabile prudenza dei magistrati che avevano aperto il fascicolo e la loro convinzione che gli indizi raccolti non fossero abbastanza solidi per affrontare un processo.
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