torino, donna cieca recupera la vista grazie a un autotrapianto

GRAZIE, SCIENZA – A TORINO UNA 67ENNE È RIUSCITA A RECUPERARE LA VISTA GRAZIE A UN INTERVENTO SENZA PRECEDENTI ESEGUITO ALL’OSPEDALE “MOLINETTE” - I CHIRURGHI HANNO TRASFERITO NELL'OCCHIO ANCORA DOTATO DI NERVO OTTICO LE STRUTTURE SANE DELL'ALTRO OCCHIO, COMPROMESSO DA UN INCIDENTE MA ANCORA INTEGRO IN ALCUNE PARTI, REALIZZANDO IL PRIMO AUTOTRAPIANTO DI QUESTO TIPO AL MONDO – LA DONNA: “MI SENTO UNA NEONATA CHE IMPARA A GUARDARE ED È BELLISSIMO"

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Estratto dell’articolo di Maurizio Crosetti per “la Repubblica”

 

TORINO, DONNA CIECA RECUPERA LA VISTA GRAZIE A UN AUTOTRAPIANTO

Questa è una storia abbagliante: Elena, che non vedeva più, ora vede. Dopo un incredibile intervento chirurgico, tentato e realizzato per la prima volta al mondo alle Molinette, il buio le si è di nuovo riempito di forme e colori. «Mi sento una neonata che impara a guardare ed è bellissimo, è un miracolo».

 

Elena, 67 anni, nel 1997 è vittima di un tremendo incidente d'auto che la rende totalmente cieca dall'occhio destro e le compromette quasi del tutto il sinistro. Ma questo occhio sinistro, pur avendo il nervo ottico reciso e dunque irrecuperabile, mantiene sane le restanti strutture.

 

L'altro, il destro, dopo qualche anno precipita nell'oscurità, anche se ha ancora il nervo ottico funzionante. E qui interviene il chirurgo, cioè il professor Michele Reibaldi, che ha l'intuizione: estrarre dall'occhio sinistro le parti sane, cioè cornea, sclera, congiuntiva ma soprattutto macula, ovvero la porzione centrale della retina, e trasferirle nell'occhio destro.

 

sala operatoria

La scommessa scientifica, ma anche umana, è una scalata dell'Everest: trasformare due occhi compromessi in un occhio vedente con un autotrapianto, una specie di trasloco biologico. Mai fatto da nessuno nella storia della medicina. E invece, alle Molinette si è attraversata la frontiera.

 

[…] «Lei è una leonessa», dice il professor Reibaldi che le ha ridato la luce, e che dirige la Clinica Oculistica Universitaria delle Molinette. «Dopo l'incidente, in questi anni le sono toccati anche un tumore e un ictus, ma niente l'ha scoraggiata. La signora veniva alle visite in treno, da Biella, accompagnata dalla sua cagnolina». […]

sala operatoria

 

«Mi mancavano i visi dei miei cari, dei miei figli, delle amiche. Ho sempre sperato in questo miracolo perché sono ottimista, e non è finita finché non è finita. Avevo anche provato a lavorare, dopo l'incidente, nello studio di geometra che sono stata poi costretta a chiudere, e adesso per il mestiere è troppo tardi. Non importa. Importa solo che la vista dell'occhio destro mi rimanga: non potrei più tornare indietro».