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Hanno citofonato qualificandosi come poliziotti, ma in realtà l'intenzione dei due individui mascherati che, mercoledì mattina a Messina, si sono introdotti nello stabile occupato dal figlio del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, avevano come scopo quello di mandare un messaggio intimidatorio proprio al magistrato.
Come per dire, sappiamo dove abita tuo figlio e conosciamo le sue abitudini. Chi indaga è certo. Gratteri è un magistrato in prima linea nella lotta al contrasto del traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Le sue inchieste hanno condotto in carcere centinai di 'ndranghetisti, in affari con i narcos.
Una volta dentro lo stabile i due individui hanno preso l'ascensore per raggiungere il terzo piano dove si trova l'appartamento in uso al giovane universitario. Il figlio del magistrato ha atteso il loro arrivo sull'uscio. Quando però l' ascensore si è fermato il ragazzo ha notato che dentro c'erano due persone mascherate con passamontagna. Con freddezza è rientrato in casa si è barricato dentro e ha chiamato il padre.
Poco dopo sul posto sono arrivati i carabinieri del comando provinciale di Messina. Che si sia trattato di un chiaro avvertimento mafioso a Nicola Gratteri si evince anche dal fatto che i due sapevano perfettamente dove citofonare e dove fosse collocato l' appartamento del figlio del magistrato.
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