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Paolo Berizzi per “la Repubblica”
ANDREA SEMPIO CHIARA POGGI ALBERTO STASI
Nessuna revisione del processo: l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi — massacrata in casa a Garlasco il 13 agosto 2007 — è e resta Alberto Stasi, l’ex fidanzato che sta scontando una condanna definitiva a 16 anni. La Corte d’Appello di Brescia ha respinto, dichiarando “non luogo a provvedere”, la richiesta dei legali di Stasi di rivedere la sentenza, e riaprire il caso. Il pronunciamento dei giudici riguarda le indagini difensive, affidate a una società di investigazioni, che avrebbero accertato la presenza del Dna di Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, sotto le unghie di Chiara.
Un “elemento di novità” che — secondo l’avvocato Fabio Giarda — avrebbe potuto convincere i giudici a disporre nuove indagini. Ma ieri è arrivata la bocciatura. Conclude la Corte: «Si dichiara non luogo a provvedere in ordine alla revisione della sentenza irrevocabile di condanna emessa dalla Corte d’assise d’Appello di Milano il 17 dicembre del 2014 nei confronti di Stasi Alberto».
Sentenza (16 anni) poi confermata dall’ultima pietra posta dalla Cassazione. Lo stop alla difesa di Stasi è tecnico. Ma anche di sostanza. Lo si capisce leggendo l’ordinanza. La Corte dichiara «non luogo a provvedere per la semplice ragione che non risulta avanzata al riguardo alcuna istanza da parte dei soggetti legittimati e che il codice non contempla alcun potere» d’ufficio, «in capo all’autorità giudiziaria astrattamente competente».
Tradotto dal giuridichese: non è così, semmai, che si chiede la riapertura di un processo. Non solo. Avendo inoltrato un mese fa la loro richiesta alla Procura generale di Milano, gli avvocati di Stasi si aspettavano che la stessa Procura si facesse carico di chiedere la revisione a Brescia. Cosa che non è avvenuta. Il pg Roberto Alfonso si è limitato a trasmettere gli atti a Brescia (e a Pavia). Ma senza dare valutazioni.
Lo sottolineano i giudici. Peraltro: che delle presunte “nuove prove” non bastassero, era consapevole pure la difesa di Stasi. La quale — scrivono i giudici — ritenendo «come necessarie» nuove indagini sull’omicidio di Chiara, ha reputato «gli elementi raccolti dalla società di investigazione non autosufficienti ai fini della revisione del processo».
«Non ci aspettavamo altro», ha commentato Rita Preda, la madre di Chiara. Gianluigi Tizzoni, il legale di famiglia, aggiunge: «Confidiamo che a breve la Procura di Pavia archivi il fascicolo aperto come atto dovuto nei confronti del signor Sempio (particolare: il numero di piede del ragazzo è il 44 e non il 42 come quello di Stasi e come quello che la sentenza di condanna attribuisce all’assassino, ndr) e che poi valuti la correttezza delle iniziative che hanno determinato questa anomala vicenda processuale». Dal canto suo Fabio Giarda replica così allo stop: «Concluse le nostre indagini difensive presenteremo un’effettiva istanza di revisione».
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