neonati nello spazio

DITE A ELON MUSK DI ACCANTONARE L’IDEA DI FAR NASCERE BAMBINI NELLO SPAZIO: NON C’È MODO FARLO IN SICUREZZA – SECONDO L’EMBRIOLOGO GILES PALMER, DELL’INTERNATIONAL IVF INITIATIVE, LO SPAZIO È UN AMBIENTE OSTILE ALLA RIPRODUZIONE UMANA: LE RADIAZIONI POSSONO DANNEGGIARE IL DNA E AUMENTARE IL RISCHIO DI CANCRO, LA MICROGRAVITÀ ALTERA GLI EQUILIBRI ORMONALI, LA QUALITÀ DEI GAMETI E LO SVILUPPO EMBRIONALE. PERSINO LA POLVERE LUNARE TOSSICA POTREBBERO COMPROMETTERE LA FERTILITÀ, MANDARE A MONTE GRAVIDANZE E METTERE IN PERICOLO LE FUTURE GENERAZIONI…

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Da www.mirror.co.uk

 

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La fantasia più sfrenata dell’umanità, far nascere bambini nello spazio, si è scontrata con una dura dose di realtà. Un nuovo rapporto afferma che siamo ancora lontanissimi dal far nascere “bambini spaziali” in sicurezza, avvertendo che radiazioni, microgravità e persino la polvere lunare tossica potrebbero compromettere la fertilità, mandare a monte gravidanze e mettere in pericolo le future generazioni.

Il messaggio è chiaro: accantonare la culla cosmica, scrivere le regole e proteggere la salute riproduttiva dei futuri viaggiatori spaziali prima ancora di parlare di asili sulla Luna.

 

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Il verdetto, pubblicato su Reproductive BioMedicine Online, è stato guidato dall’embriologo clinico Giles Palmer dell’International IVF Initiative.

Il suo appello è cristallino: nessuno sta promuovendo la gravidanza in orbita — né ora né a breve — ma con le missioni lunari e i sogni di Marte che si fanno sempre più concreti, è necessario un piano serio per salvaguardare la fertilità e costruire solide barriere etiche prima che l’entusiasmo superi la scienza.

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Lo spazio è un ambiente ostile alla riproduzione umana. Le radiazioni possono danneggiare il DNA e aumentare il rischio di cancro; la microgravità altera gli equilibri ormonali, la qualità dei gameti e lo sviluppo embrionale.

Non si tratta solo di raggi e assenza di peso. Polveri tossiche, risorse limitate, contaminazione all’interno di veicoli spaziali sigillati, alterazioni del ritmo circadiano e stress minacciano tutti la salute materna e fetale — con potenziali effetti a lungo termine ed ereditabili.

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Sappiamo inoltre poco su come le missioni di lunga durata influenzino la fertilità e gli esiti delle gravidanze. Gli astronauti dell’era dello Space Shuttle hanno riferito in gran parte gravidanze normali in seguito, ma i dati relativi ai voli più lunghi sono scarsi.

Il rapporto chiede un quadro globale di riferimento, schermature più robuste, contromisure mediche e strumenti di nuova generazione per la riproduzione assistita — oltre a rigide norme etiche incentrate sul consenso informato, la trasparenza, l’equità di genere e la protezione dei futuri figli.

 

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Mentre gli studi sugli animali suggeriscono potenziali problemi (brevi esposizioni alle radiazioni possono alterare i cicli mestruali e aumentare il rischio di cancro), le prove sull’uomo restano frammentarie.

I dati sulle donne che hanno partecipato a missioni dello Space Shuttle indicano che i tassi di gravidanza successivi e le complicazioni non erano significativamente diversi — ma si trattava di brevi missioni rispetto ai soggiorni di mesi ormai comuni sulla Stazione Spaziale Internazionale, per non parlare degli anni necessari per una missione su Marte.

 

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Con Stati nazionali e miliardari che guardano a basi lunari e avamposti su Marte, la domanda “possiamo creare famiglie nello spazio?” passa dalla fantascienza alla strategia. Se non siamo in grado di proteggere la salute riproduttiva, l’insediamento a lungo termine appare illusorio. Se si procede senza regole, il rischio è quello di un campo minato bioetico.

 

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Il nuovo rapporto è al tempo stesso prudente e concreto: la riproduzione nello spazio resta una prospettiva lontana, ma pianificare fin d’ora è l’unico modo responsabile per evitare danni prevenibili in futuro — agli astronauti di oggi e a eventuali figli di domani.